Valle d’Aosta – Anello del Monte Tantanè da Artaz
- Luglio 11, 2022
- by
- Maria Paola Salvanelli
Per l’escursione odierna mi dirigo in Valtournenche.
Lascio l’auto ad Artaz (1.700 mt), nel comune de La Magdeleine, per la precisione nella piazzetta del paese. Punto al Monte Tantané, ho in mente un giro ad anello piuttosto lungo ma senza difficoltà tecniche ad eccezione del tratto finale, ma andiamo per gradi. In base alla vostra preparazione ed esperienza vi fornirò le giuste direttive.
Punto di partenza di questa escursione è la piazzetta di Artaz.
Qui trovo anche due fontane e ne approfitto per riempire di acqua fresca la mia borraccia. Con l’hotel Miravidi alle spalle trovate sulla vostra sinistra il segnavia n.3 che porta al Col Pilaz. Sarà il sentiero che utilizzerò al ritorno.
Tralascio il segnavia nr.3 e mi incammino per la strada asfaltata che attraversa l’abitato di Artaz, dopo un centinaio di metri trovo il segnavia n.4 per il Monte Tantanè (tempo di percorrenza stimato 3 ore e mezza). E’ classificato come EE (escursionisti esperti) perchè l’ultimo pezzo, come vi accennavo, richiede effettivamente una buona preparazione e famigliarità con un certo tipo di sentieri.
Alla fine della strada asfaltata imbocco una strada agricola ma ben presto abbandono i campi a favore di una mulattiera stretta strette che sale per un bel bosco di larici.
Uscita dal bosco, intercetto una forestale. Una freccia gialla vi porta a girare a destra ma non cadete in questo errore. Dovete proseguire diritto davanti a voi e continuare salire nel bosco. Trovo un’altra freccia a conferma che la direzione è quella corretta.
Passo di fianco l’alpeggio abbandonato di Novales (1.880 mt). Il panorama si apre su La Magdeleine, la valle di Torgnon, la Becca d’Aver, Cima Longheda. Oggi si vede molto bene anche l’Emilius, la Becca di Nona e il ghiacciaio del Rotur.
Superato l’alpeggio, il sentiero gira a destra e continua a salire per il fresco bosco.
Dopo un bello strappo iniziale e dopo avere guadagnato di quota in maniera decisa, il sentiero continua a salire ma in maniera più dolce. Riesco finalmente a riprendere fiato.
Uscita dal bosco proseguo tra i muretti a secco che delimitano la mulattiera dal pascolo.
Alla mia destra ben distinguo lo Zerbion, dietro cui c’è casa mia :), il Col Portola e tutto il crinale che conduce al Monte Tantanè. Si poteva affrontare il giro anche partendo dalla Val d’Ayas ma risultava molto più tecnico e complesso. Essendo da sola ho preferito l’alternativa più sicura.
Arrivo all’alpeggio di Chancellier Superiore. All’altezza dell’alpeggio passa un crocevia di sentieri che si intersecano. Uno di questi conduce proprio allo Zerbion. Io proseguo diritto, tenendo l’alpeggio alla mia destra. Ci sono frecce ben visibili anche se la numerazione dei sentieri è un pò scolorita.
Raggiungo il bivio con il sentiero 10 per Col Pilaz, che è quello che utilizzerò al ritorno.
Al Monte Tantanè manca circa 1 ora.
Qui ha inizio il tratto di sentiero EE.
Quindi, se non avete dimestichezza con questa tipologia di percorsi, potete dirigervi direttamente verso il Col Pilaz e salire verso i Laghi di Champlong, che non rientrano nell’anello ma possono essere raggiunti con una breve deviazione.
Se, diversamente, la vostra preparazione ve lo consente, venite con me che vi porto in vetta!
Proseguo per l’ampio crestone, salendo tra erba e terriccio e via via tra roccette e tratti leggermente esposti. In questo ultimo tratto bisogna prestare la massima attenzione. Ci sono alcuni passaggi in cui consiglio di abbassare il più possibile il baricentro per non sbilanciarsi e perchè no, aiutarsi con le mani nella salita.
Il punto più ostico che ho trovato è in prossimità della targhetta commemorativa Hans Marguerettaz. Qui bisogna davvero aiutarsi con le mani per proseguire ma nulla di impossibile. Il segreto è concentrarsi su un singolo passo alla volta.
Consiglio: se guardi la Cima e durante il tragitto pensi solo a lei, puoi davvero fare dei passi falsi; non sei concentrato sul momento presente ma solo sul traguardo e questo la montagna me lo ricorda tutte le volte che mi dedico ad itinerari più sfidanti come quello di oggi. La montagna è un’ottima palestra per praticare la MINDFULNESS.
Raggiungo l’antecima del Monte Tantanè, una sorta di balconcino panoramico da cui si ha una stupenda vista sul Cervino; è tristissimo constatare come durante questa calda estate anche la neve sul Cervino si è sciolta quasi del tutto.
Ben visibile la croce di vetta e la cima del Tantanè (2.734 mt), ormai vicine.
La vista dalla vetta è fantastica. Vedo anche Brusson e il suo laghetto, oltre l’Emilius, la Becca di Nona, il Gran Paradiso. Erano già visibili dal basso ma da quassù tutto ha un’ altro sapore.
Mangio un panino in vetta e ridiscendo velocemente fino al bivio che porta al Col Pilaz. La discesa è molto più veloce e agevole della salita, impiego solo mezz’ora.
Ora è tutto defaticamento. Il sentiero che conduce a Col Pilaz è fantastico, ho anche la fortuna di avere il Cervino bene in vista e sgombero da nuvole davanti a me.
Questa Montagna mi emoziona sempre, la trovo magnetica e per quanto mi sforzi le foto in cui la ritraggo non le rendono merito. E’ l’energia che emana in sua presenza che ti cattura e non la si può riprodurre.
Intravedo il santuario della Clavalitè, con l’escursione che mi aveva portato a Punta Falinere. Anche quella era stata una bella arrampicata, ma non avevo avuto la fortuna di godere della bellezza del Cervino dalla vetta. Se siete curiosi vi riporto il link.
Sotto di me si intravede l’ampia poderale che conduce ai Laghi di Champlong.
Inizialmente pensavo di fare anche questa variante ma vedo che è un pezzo di forestale abbastanza lunghetto, i laghi li ho visti dalla cima e credo che non possa esserci visuale migliore di quella, almeno per oggi.
Decido quindi di proseguire direttamente al Col Pilaz, per poi scendere ad Artaz e arrivare all’auto.
Raggiunto il Col Pilaz mi diverto a scattare qualche foto della panchina rossa che appartiene al progetto Big Bench. Se non ne avete mai sentito parlare vi riporto ad un vecchio post ambientato in Piemonte in cui spiego per filo e per segno di cosa si tratta.
Imbocco ora il sentiero nr 3 per fare ritorno ad Artaz. Il sentiero 3 in realtà non è visibilissimo. Raggiunto Col Pilaz, scendendo dal sentiero che conduce ai Laghi di Champlong, sono andata dritta sparata in direzione della panchina. L’imbocco del sentiero 3 rimane sulla vostra sinistra molto prima della panchina o dell’area pic nic quindi dovrete poi tornare sui vostri passi, come per tornare al Laghi. Trovate il sentiero a questo punto alla vostra destra.
Raggiungo dopo pochi minuti il Lac de la Croix, ne percorro parte del perimetro fino a raggiungere l’alpeggio e con l’alpeggio alle mie spalle imbocco la forestale che scende nel bosco.
Secondo la segnaletica impiegherò 25 minuti a raggiungere il punto di partenza. Sto percorrendo sentiero Artaz – Croix, sempre contraddistinto dal numero 3.
Chiudo questo anello con molta soddisfazione. Non nego che per mangiarmi la vetta ho avuto momenti in cui ho dubitato di riuscire ad arrivare fino in fondo ma ricordate quanto vi ho detto. Finchè la osserviamo la dal basso, la cima fa paura, ma la nostra attenzione non deve andare così lontano. Dobbiamo focalizzarci semplicemente sul prossimo passo. Un passo alla volta e con la giusta concentrazione, presenza e allenamento (non nego che si possa improvvisare) si arriva in cima con il sorriso sulle labbra e poi tutto il resto è …. magia.