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Val Clavalitè, dal Lago Lavodilec al Rifugio Borroz

L’ escursione di oggi mi porta nella suggestiva Val Clavalitè, nel comune di Fenis, un altro pezzettino di Valle d’Aosta dove non mi ero ancora avventurata. In auto risalgo la stretta e tortuosa strada che da Fenis conduce in Val Clavalitè.

Raggiungerò il laghetto alpino Lavodilec. Si tratta di un’escursione facile e adatta a tutti ma un minimo di allenamento è consigliato.

Al termine della strada asfaltata trovate un comodo parcheggio, seppur di modeste dimensioni. In alta stagione vi consiglio di arrivare la mattina presto anche se questo è uno di quei valloni ancora selvaggi e poco battuti dal turismo di massa.

La strada carrozzabile prosegue oltre il parcheggio ma l’accesso è consentito solo ai proprietari delle bellissime baite che punteggiano la Val Clavalitè, per lo più di proprietà degli abitanti di Fenis, che le utilizzano come rifugio estivo. Un vecchio cartello in legno un tempo accoglieva e dava il benvenuto ai visitatori, peccato al momento non sia ancora stato sistemato.

Val ClavalitèImbocco la strada che si immette nel bosco e in pochi minuti raggiungo la frazione di Robioz (1.512 mt)

Val ClavalitèLa giornata è magnifica, non c’è nemmeno una nuvola a perturbare il blu intenso del cielo. Quest’anno l’autunno è un po’ in ritardo anche se la palette di colori è decisamente cambiata rispetto a qualche settimana fa e primi larici hanno iniziano il “cambio armadio.

Seguendo la strada che scende verso il bacino artificiale che mi colpisce per le sue incredibili sfumature.

Val ClavalitèVal ClavalitèProseguo diritto fino a trovare un ponticello in legno. Tenendo la destra lo attraverso e trovo un nuovo cartello in legno che mi indica Chez Boz (1.508 mt).

Val ClavalitèSiamo scesi leggermente di quota. Attraversato il ponte tengo la sinistra e proseguo lungo la poderale che costeggia il torrente Clavalité. Sono diretta alla cascata, di cui si sente in lontananza il fresco fragore. Raggiungo la caratteristica Chiesetta di Milanaz e un nuovo cartello in legno mi annuncia di trovarmi a Milanaz, per l’appunto.

Val ClavalitèMi stupisce come ogni gruppo di baite abbia un proprio nome, come fossero frazioni a sé stanti anche se collocate ad una distanza di poche centinaia di metri l’una dall’altra. Sarebbe interessante conoscere le ragioni storiche alla base di questi toponimi. Supero Maison Blanche (1.520 mt) e proseguo sempre diritto fino alla cascata. Davanti a me svetta imponente la piramide di Punta Tersiva, che domina la piana.

Val ClavalitèA questo punto giro a sinistra e seguendo le indicazioni (sentiero n.2) salgo nel bosco, un tripudio di muschi e felci. Ci sono sassi interamente rivestiti di uno strato talmente soffice di velluto verde da far invidia all’abile lavoro del migliore dei tappezzieri.

Val ClavalitèVal ClavalitèSi inizia a salire dolcemente per questo sentiero che costeggia il torrente che dà origine alla cascata; in alcuni punti la fitta vegetazione permetta alla vista di spaziare su cascatelle e piccole piscine naturali. A tratti il sentiero è lastricato, bellissimo da vedere ma richiede un passo bello fermo per contrastare l’umidità notturna che rende il tracciato leggermente scivoloso.

Si sale senza possibilità di errore fino ad imboccare nuovamente la strada sterrata ad uso esclusivo dei proprietari delle baite che troveremo più in alto.

Uscita dal bosco proseguo diritta tenendo la destra. Mi sto addentrando sempre di più bel suggestivo vallone della Clavalitè. Il sentiero ora è tutto al sole, ne approfitto per togliermi qualche strato, è il 10 di Ottobre ma il sole è ancora bello caldo.

Ad un certo punto la strada piega a destra e tramite un ponticello in sasso di passa sulla sponda opposta del torrente (sinistra orografica).

Incontro un gruppo di placide mucche che al mio passaggio smettono di brucare e mi guardano incuriosite.

Val ClavalitèMi avvicino e con i loro occhioni dolci e umidi sembrano quasi invocare una carezza. Non ho mai accarezzato una mucca, sempre un po’ intimorita dalle loro dimensioni ragguardevoli. Oggi decido di farmi coraggio. Ne accarezzo una ed improvvisamente con la cosa dell’occhio vedo le altre mettersi in fila in attesa della loro dose di coccole. Poco distante intravedo un toro e seppur fosse concentrato unicamente sul suo pasto piuttosto che su di me, decido che è meglio togliere il disturbo.

Continuo sempre diritto, addentrandomi sempre di più in questa selvaggia vallata.

Val ClavalitèLa strada ora procede in falso piano ed è molto piacevole. Raggiungo un bivio. La strada di sinistra conduce al Bivacco Rotary-Borroz, quella di destra a La Gran Alp.  Passerò dal Bivacco al ritorno, ora punto al Lago di Lavodilec (2.359 mt).

Val ClavalitèProseguo quindi a destra e in pochi minuti raggiungo l’alpeggio Gran Alp (2.117 mt). Ben visibile sulla mia destra le baite de L’Eyelé e lo stesso rifugio Rotary-Borroz.

Val ClavalitèLa vista intanto di apre sulle cime innevate circostanti e sulla valle che ho appena percorso, spettacolare!

Val ClavalitèMi stupisce non trovare nessuna indicazione esplicita per il Lago. So di dover proseguire per il sentiero 7 (o 102) in direzione del Col Lavodilec ma credo il Lago sia una escursione abbastanza gettonata e non capisco perché non sia segnalata meglio.

Val ClavalitèRaggiunto l’alpeggio La Gran Alp, proseguo per un sentierino a mezza costa che sale in maniera progressiva verso il Colle Lavodilec. Il dislivello è quasi tutto concentrato nella parte finale, in prossimità del Lago, che fino all’ultimo rimane nascosto da una conca erbosa. Non è facile individuarlo ma non perdetevi d’animo, la fatica verrà ampiamente ripagata.

Seguo le frecce gialle anche se non sempre sono ben visibili e in alcuni punti sembrano esserci più sentieri che conducono in cima. Sono tutti validi.

Ogni tanto mi volto per ammirare la vallata sottostante.

Val Clavalitè

Intanto davanti a me gongolo alla vista del Cervino che svetta maestoso all’orizzonte.

Val ClavalitèÈ una di quelle rare giornate in cui si concede senza veli e ammetto che ne subisco sempre il fascino seduttivo. Chissà se un giorno mi lancerò nell’impresa?

Come scrive Erri de Luca nel suo romanzo “Impossibile”

“Non abbiamo mandanti. Non servono, basta la montagna per movente. Buffo gioco di parole, no? La montagna, immobile per costituzione, è movente. Proprio così: fa muovere verso di essa. Ognuno ha il proprio motivo per andarci. Il mio è dare le spalle a tutto, prendere distanza. Mi butto indietro il mondo intero. Mi sposto in uno spazio vuoto e anche in un tempo vuoto. Vedo com’era il mondo senza di noi, come sarà dopo. Un posto che non avrà bisogno di essere lasciato in pace” 

All’altezza dei ruderi del vecchio alpeggio Lavodilec (2.261 mt) il sentiero si biforca. Entrambe le direzioni sono corrette. Vi consiglio di proseguire diritto ed utilizzare l’altra per scendere.

Val ClavalitèVal ClavalitèPrima del Lago c’è un strappetto impegnativo ma una volta giunta a destinazione rimango abbagliata dalle sfumature delle sue acque che virano dal verde al blu intenso; nonostante il fiatone mi arrampico ancora più su alla ricerca della prospettiva migliore. Gioco con il riflesso del Mont Delà (3.199 mt), del Mont Glacier (3.185 mt) e del Mont Mussaillon (3.073 mt), il fatto che siano spruzzate di neve fresca crea un contrasto cromatico molto appagante.

Val ClavalitèVal ClavalitèMi concedo una breve pausa seduta lungo le sponde del Lago, piena di gratitudine per lo spettacolo che mi abbraccia. Per il ritorno come vi avevo anticipato utilizzo un’altra strada. Seguo l’evidente sentiero che costeggia la sponda del Lago per poi piegare a sinistra.

Val ClavalitèVal ClavalitèVal ClavalitèPoco sotto il Lago sbuca il Bivacco Privato Turati. La sua struttura piramidale richiama quella del Cervino che spunta in lontananza. Mi chiedo se ci sia una qualche legame o se la motivazione sia di carattere puramente edilizio, essendo la forma che in inverno risente meno delle forti nevicate.

Val ClavalitèVal ClavalitèIl sentiero scende ripido e mi riporta sul sentiero utilizzato per salire che ora percorro a ritroso. Intravedo un sentierino sulla sinistra che dovrebbe portare sullo sterrato principale tagliando fuori La Gran Alp.

Indubbiamente si accorcia di una mezz’ora buona e mi chiedo dove fosse l’imbocco che a salire non ho notato. Doveva essere ben nascosto perché non riesco ad identificarlo nemmeno a scendere. Per curiosità ho prestato attenzione ma nulla.

Come avrete capito non scendo utilizzando la scorciatoia ma torno al La Gran Alp per poi proseguire verso il Bivacco Rotary – Borroz (2.156 mt)

Seppur attualmente è chiuso per restrizioni Covid ero curiosa di dargli uno sguardo da vicino. La valle è completamente in ombra e i colori dei primi larici che si sono tinti di giallo risalta molto di più ora che non questa mattina con il sole. L’effetto è simile a quello dei lampioni che si accendono all’imbrunire.

Val ClavalitèAttraverso un ponticello in legno e in pochi minuti raggiungo il Bivacco.

Val ClavalitèVal ClavalitèVal ClavalitèPiù che un bivacco è una vera e propria baita di montagna. Forse solo i servizi igienici sono un tantino scomodi ma in montagna questo è l’ultimo dei problemi.

Val ClavalitèVal ClavalitèCon la comoda sterrata ripercorro a ritroso tutta la Val Clavalitè per lo stesso sentiero utilizzato a salire.

Val ClavalitèVal ClavalitèVal ClavalitèVal ClavalitèHo impiegato 3 ore e mezzo per raggiungere il Lago Lavodilec e 2 ore e mezzo per rientrare all’auto, per un totale di 19, 5 km.

Si è rivelata un’escursione semplice ma molto panoramica e appagante.

 

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