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Lombardia – Cosa vedere in un giorno nel cuore di Bergamo Alta

Piazza Vecchia è il cuore pulsante di Bergamo Alta e sicuramente la zona più affascinante della città. Solo in Piazza Vecchia potreste trascorrere tranquillamente un’intera giornata, tante sono le bellezze architettoniche da ammirare.

È ironico pensare che la zona più frequentata oggigiorno dai turisti fino al 1400 non esisteva. Saranno i Veneziani a rendersi conto che Bergamo, nonostante la presenza di numerose piazzette suddivise a seconda della tipologia della merce che vi veniva venduta, mancava di una piazza vera e propria per la vita pubblica. Piazza Vecchia è una piazza, passatemi il termine, “artificiale” e lo dimostra la sua forma perfettamente rettangolare.  In genere nelle città di origine medioevale le piazze sono rotonde, perché dallo spazio adibito alla piazza si è successivamente sviluppato il borgo vero e proprio. Qui è avvenuto esattamente il contrario e gli edifici che si trovavano in questa area vennero abbattuti.

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Anche la fontana in origine non esisteva. La fontana venne donata alla città nel 1780 da Alvise Contarini alla fine della sua carica. Contarini era uno dei podestà incaricati da Venezia di regnare su Bergamo, carica che, grazie al sistema illuminato del tempo durava non più di 16 mesi al fine di evitare clientelismi e favoritismi.

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Il palazzo sul lato della piazza dove oggi trovate il Bar Flora oggi è poco appariscente ma nel 1400, in epoca di dominio veneziano, era la sede del palazzo del podestà ed era stato completamente affrescato da Donato Bramante. Gli affreschi ritraevano 7 filosofi a simboleggiare le doti di saggezza e lungimiranza che gli amministratori della città dovevano avere. Gli affreschi ad inizio del 1900 sono stati rimossi con la tecnica dello “strappo” e oggi sono conservati all’interno del Palazzo della Ragione.

Il Palazzo della Ragione, dando le spalle alla fontana, è proprio di fronte a voi ed è considerato uno dei palazzi più antichi di Lombardia. In epoca medioevale era la sede del comune ma si affacciava sulla piazzetta del Duomo, perché come abbiamo già detto Piazza Vecchia ancora non esisteva.

Saranno sempre i veneziani a rivoluzionarne l’aspetto, ribaltandone ingresso e decorando la facciata con finestre e un balconcino di marmo bianco per i discorsi del podestà alla cittadinanza. È proprio su questa facciata che svetta fiero il simbolo di Venezia, il leone di San Marco. Tutte le volte che troviamo questo simbolo possiamo affermare con assoluta certezza che sono passati i veneziani. Il leone è infatti il simbolo dell’evangelista San Marco, santo patrono di Venezia. Ma il Leone di San Marco può dirci anche qualcosa di più. Se osservate attentamente il libro aperto su cui poggia una delle sue zampe potrete intravedere la parola pax ( pace). Ebbene, tutte le volte che il leone è rappresentato assieme ad un libro aperto significa che la città si è consegnata pacificamente alla autorità veneziana. Nel caso in cui il libro fosse chiuso, simboleggia che l’ingresso in città dei veneziani è stato più turbolento e la città non è stata conquistata con le buone maniere.

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Lo scalone monumentale, che crea un angolino talmente fotogenico che non mi stancherei mai di fotografare, è stato creato utilizzando materiali di riciclo. Ad uno sguardo attento non sfuggirà che le colonne sono tutte diverse tra di loro, probabilmente perché provenienti da edifici romani smantellati e riciclate all’uso.  Il lato ovest della scala è decorato con pietre tombali. Come accennavo del post precedente, durante la dominazione napoleonica vennero sconsacrate numerose chiese per trasformarle in caserme e sapete che un tempo era usanza seppellire i defunti all’interno delle chiese. I francesi ebbero almeno la decenza di concedere ad alcune famiglie bergamasche di traslare le pietre tombali a decorazione della scala, cosi da mantenere viva la memoria dei defunti. Sulle lapidi sono ben visibili i simboli araldici delle varie famiglie.

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Alle nostre spalle troviamo il vecchio palazzo comunale, ora Biblioteca civica Angelo Maj, una delle biblioteche storiche più antiche di Italia, al suo interno sono custoditi più di 700.000 volumi. Speravamo di visitarla la domenica ma l’abbiamo trovata chiusa. Il progetto originario curato da Scamozzi, allievo del Palladio, dovette essere rivisto durante i lavori di costruzione per mancanza di fondi. L’idea era ricoprire l’intero palazzo di marmo, ma issare enormi blocchi di marmo verso la città alta, senza nemmeno poter contare su un fiume per il trasporto sì dimostro troppo ambizioso. Alla fine venne costruito interamente in mattoni rossi e così si mantenne fino al 1927 quando si decise di trasformarlo in biblioteca civica e ricoprire di marmo almeno la facciata. Cambiano i tempi ma non i fondi del comune!

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Su Piazza Vecchia troviamo una statua in memoria di Torquato Tasso, autore della “Gerusalemme Liberata”, che ogni studente di facoltà umanistiche sicuramente conosce. Il Tasso era originario di Bergamo ma quello che tanti forse ignorano è che la sua famiglia è considerata la pioniera dell’attuale Posta Italiana. Avevano infatti ideato un efficiente rete di pony express per il recapito delle missive, che nei secoli si è trasformato ed ha dato origine al moderno sistema delle poste.

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È tempo di andare alla scoperta del cuore religioso delle città. Ho voluto tenere il meglio per la fine. Dietro il Palazzo della Ragione si celano: il Battistero, la Cappella Colleoni, la Basilica di Santa Maria Maggiore e il Duomo. Nel raggio di 5 metri avete un monumento più bello dell’altro.

Gli archi rilevano parte della meravigliosa facciata della cappella monumentale Colleoni, aumentando la suspence. Quando la facciata si rivela in tutta la sua interezza vi scapperà di certo un’esclamazione di stupore.

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Ma prima di proseguire oltre nella nostra visita virtuale vorrei mostrarvi uno strumento che ha suscitato da subito la mia curiosità. Si tratta di un analemma, che esattamente come una meridiana indica l’ora proiettando un’ombra. In origine non riportava i mesi e i segni zodiacali, che sono stati aggiunti nel 1800 a puro scopo decorativo.

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Alla vostra destra il Battistero, un po’ in disparte dal resto ma c’è un motivo. Al momento della sua realizzazione nel 1340 si trovava all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore essendo la Basilica una chiesa battesimale. Nel 1600 questa funzione viene spostata in Duomo, che è molto più piccolo rispetto alla basilica. Rivelandosi troppo ingombrante il Battistero viene smontato e dimenticato in un magazzino fino al 1897 quando viene ricostruito dove lo possiamo ammirare oggi, usando tutti i pezzi originali.  Viene solo aggiunta una base di cemento per metterlo in asse con il resto della piazza.

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In origine, dove oggi c’è Battistero, si trovava l’ingresso del Palazzo del Vescovo, un dettaglio che ha inciso profondamente sulla storia della Basilica.

La Basilica di Santa Maria Maggiore ha una storia antichissima, pensate che la prima pietra venne posata il 15 agosto 1137. In seguito ad un lungo periodo di peste, siccità e guerre intestine che aveva causato centinaia di morti, i cittadini di Bergamo fecero voto alla Madonna, con la promessa di costruire qui dove oggi c’è la Basilica una chiesa molto più imponente di quella che esisteva in precedenza. Come per magia, appena proferito il voto, le carestie finirono e cosi cominciarono i lavori di costruzione della Basilica. Si impiegarono secoli prima di completarla.

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La Basilica presenta diverse particolarità.

A differenza delle chiese costruite in epoca medioevale, l’altare non si trova di fronte l’ingresso principale. La Chiesa infatti non era di pertinenza della curia ma era una Basilica civica, ancora oggi di proprietà  del comune. Come anticipato ad ovest, dove si sarebbe dovuto costruire l’ingresso principale, sorgeva il palazzo del vescovo, che non avendo alcuna giurisdizione su questa chiesa non ha certamente sponsorizzato la costruzione dell’ingresso dal lato del suo palazzo.

Da fuori la basilica è assolutamente conforme ai dettami dello stile romanico. Ci si aspetterebbe di entrare dunque in una chiesa molto alta, buia ma soprattutto spoglia. Credo rimarrete sorpresi e piacevolmente stupefatti non appena varcherete il portone di ingresso.

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Nel 1565 il cardinale di Milano, Carlo Borromeo in visita pastorale in queste terre stabilì che la decorazione interna della Basilica non era più in linea con i dettami del periodo post riforma. Si era appena concluso il Concilio di Trento e si stava cercando di reagire alla riforma protestante di Calvino e Lutero che invocava un ritorno della chiesa alla povertà. La Basilica è la chiara e forte risposta ai dettami di austerità e semplicità dei protestanti. Per soddisfare i desideri del Cardinale gli affreschi che ricoprivano le pareti della Basilica vennero ricoperti con enormi arazzi, inusuali per l’interno di una chiesa ma era il metodo più veloce di procedere alla ristrutturazione.

All’interno della Basilica trovate la tomba di Gaetano Donizzetti, Bergamo è infatti la sua città natale.  Il 27 novembre ha inizio importante Festival e si stanno organizzando varie manifestazioni in suo onore anche se in vita non godeva della fama attuale. Donizzetti ebbe la sfortuna di vivere negli anni in cui la scena musicale era dominata da Verdi, Puccini, Bellini. La concorrenza era molto alta e le sue composizioni sono state riscoperte postume.

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E se quanto mostrato fino ad ora non fosse sufficiente, durante la nostra visita abbiamo anche avuto la fortuna di assistere alle prove di un’ orchestra. L’atmosfera che si era venuta  a creare era da pelle d’oca!

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L’ingresso alla Basilica è gratuito, ad eccezione dei turisti accompagnati da guida, che al contrario devono pagare un biglietto. Questo è un nuovo regolamento imposto dalla Fondazione Misericordia Maggiore che gestisce la Basilica e che mi sembra una enorme fesseria. Spero questo nuovo regolamento possa essere rivisto quanto prima perché lo ritengo davvero assurdo.

Assicuratevi di non tralasciare la visita della cappella funebre della famiglia Colleoni, un gioiellino. L’ingresso è gratuito ma purtroppo non si possono fare foto.

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Che era Bartolomeo Colleoni? Un personaggio molto temuto e potente; da soldato mercenario, nella seconda metà del 1400 culmina la sua carriera diventando comandante generale dell’esercito veneziano, l’esercito della Repubblica più potente in Europa in quel periodo. Quando chiese al comune di costruire la sua cappella nel luogo più prestigioso della città non aspettò nemmeno la risposta e in una notte fece abbattere la sacrestia della Basilica Santa Maria Maggiore. Chiese addirittura che venisse abbattuto il Palazzo della Ragione, in quanto ostruiva la vista della sua cappella, ma per fortuna non ottenne la concessione e non ebbe l’impulso di operare in autonomia come nel caso della sacrestia.

Sulla cancellata che protegge la cappella, svetta lo stemma araldico dei Colleoni, detto stemma parlante, che traduce in simboli il cognome della famiglia. Quello di Colleoni, che andava ben fiero del suo cognome, rappresenta 3 testicoli! Sulla cancellata sono visibili altri due stemmi della famiglia, uno con un giglio ed un altro con dei leoni ma giudicando dalla lucentezza non è difficile identificare quale sia il più popolare. Tradizione vuole, visto la prolificità di Bartolomeo, che strofinare gli attributi del Colleone a mezzanotte porti fortuna e soprattutto è di buon auspicio per le fanciulle che desiderano avere un figlio.  Pensateci bene prima di attaccarvi alla cancellata!

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Non ci resta che entrare in Duomo.

Il Duomo si affaccia sull’omonima piazza, a fianco del Palazzo della Ragione. Il suo interno a navata unica custodisce diverse opere di rilievo, molto belli i dipinti dietro l’altare ma a mio parere non regge il confronto con la vicina Basilica Di Santa Maria Maggiore. Per non rimanere delusi suggerisco di visitare prima il Duomo e poi la Basilica. In fondo a destra trovate la cappella dedicata a Papa Giovanni XXIII con alcune sue reliquie.

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In un ambiente sotterraneo, proprio al di sotto del presbiterio, trovate la cripta dei vescovi, dedicata a tutti i vescovi che si sono succeduti nella città di Bergamo.

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Avendo un debole per le vedute dall’alto, saliamo sulla Torre Civica che maestosa domina Piazza Vecchia; si tratta della torre più alta di Bergamo e ne rende inconfondibile lo skyline. Venne edificata tra il XI e XII come casa torre dalla nobile famiglia dei Suardi, in un momento in cui le famiglie più potenti si sfidavano a costruire la torre più alta della città, tanto che Bergamo vinse il soprannome di “Città dalle cento torri”. La torre passa poi ad essere di proprietà del comune e residenza ufficiale del podestà. Nel 1600 venne impreziosita di un orologio tutt’ora funzionante e la grande campana, da cui l’epiteto Torre del Campanone, oltre ad annunciare le riunioni del consiglio comunale, tutte le sere alle 22,00 batte i 100 rintocchi, in memoria dell’antico coprifuoco, che avvisava i cittadini della imminente chiusura delle porte di ingresso della città. I Bergamaschi sono molto affezionati a questo campanile e si dice che quando si trovano fuori città si sentano quasi spaesati senza i rintocchi della campana che scandisce i momenti della loro giornata. In effetti passeggiare alla sera per i vicoli semi deserti della città alta con i 100 rintocchi che scandiscono i propri passi è molto suggestivo, sembra di fare un viaggio indietro nel tempo.

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A differenza di quanto ci si aspetta normalmente nelle antiche torre di origini medioevali non dovrete farvi venire il capogiro a furia di inerpicarvi su strette scale a chiocciola. Un comodo ascensore vi porterà in pochi secondi ad un’altezza di 53 metri da cui potrete gustarvi non solo una veduta dall’ alto della piazza e la città alta ma anche una panoramica sulla pianura bergamasca.

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Controllate l’orologio prima di salire, la campana batte ogni mezz’ ora ed essere colti di sorpresa potrebbe essere poco piacevole!

Dicevo che amo le vedute dall’ alto e se anche voi appartenete a questa fazione la prossima tappa fa per voi, siamo diretti al Castello San Vigilio. Da Piazza Vecchia percorriamo Via Colleoni in tutta la sua lunghezza fino a raggiungere la fortezza della Cittadella, oggi adibita a parcheggio. Ad un centinaio di metri dal parcheggio trovate la funicolare San Vigilio. Dovete munirvi di biglietto al piccolo chiosco di giornali che incontrate poco prima di attraversare Porta San Alessandro, vicino all’ ingresso della funicolare.

Da una altezza di 496 metri il castello sovrasta la città. In passato svolgeva una funzione difensiva e aveva un ruolo strategico in caso di attacco da parte dei nemici. Il castello in sé forse non vale la salita ma il panorama è da cartolina.

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Da quassù la vista a spazia a 360° tra la Val Seriana, la Val Brembana, le Prealpi Orobiche spruzzate dalle prime nevicate e ovviamente la città alta con le sue torri, tetti e campanili e la citta bassa con i palazzi e quartieri più moderni. Nei giardini che circondano il Castello regna una pace e un silenzio surreale, quello che ci vuole per assaporare lo spettacolo che si schiude davanti a voi.  Inutile dire che la splendida giornata di sole e cielo terso hanno contribuito a rendere l’esperienza ancora più positiva. I più sportivi possono anche salire a piedi, noi optiamo per questa soluzione per la discesa, la voglia di fare un altro giro in funicolare era troppo forte per non assecondarla.

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Ai piedi del Castello trovate anche un rinomato Ristorante, il Ristorante Baretto di San Vigilio. Nella bella stagione, cenare fuori al tramonto mentre il sole cala sui tetti della città alta deve essere magico! Non ho avuto l’occasione di testarlo personalmente ma ve lo segnalo e se avete l’opportunità di provarlo fatemi sapere come si siete trovati, io intanto l’ho già segnato in agenda per la prossima volta.

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Prima dei commiati abbiamo ancora una tappa imperdibile per chi si reca a Bergamo alta, le Mura Venete, costruite a partire dal 1561 e i 1588 dalla Serenissima per contenere gli attacchi dei nemici. Dal 9 luglio 2017 Patrimonio dell’ Unesco ma la loro costruzione aveva scatenato una vera e propria sommossa popolare. Venezia mandò più di 3.000 soldati per proteggere i muratori che dovevano essere ospitati dai bergamaschi e nessuno voleva in casa degli estranei tanto meno soldati.

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Vennero abbattute più di 250 case e 8 chiese per portare a termine questo ambizioso progetto, tanto che l’architetto viene ammonito con  8 scomuniche. Per rimediare allo screzio costruisce 4 porte dedicate ai santi: San Giacomo, San Lorenzo, San Alessandro, San Agostino.

La più elegante delle 4 porte, interamente rivestita di marmo bianco di Zandobbio, è la Porta di San Agostino, ovvero la porta che guarda verso Milano. Pensate che i veneziani furono cosi furbi che invitarono i milanesi durante la costruzione delle mura a scopo precauzionale. Quando si resero conto della massiccia opera di fortificazione le mura non vennero mai utilizzate per il loro scopo difensivo. Tra il 1508- 1510 Bergamo subì 11 attacchi tra francesi e spagnoli ma dopo la costruzione delle mura non venne più attaccata.

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Anche qui svetta il Leone di San Marco. Il ponte è stato costruito successivamente, in origine c’era un ponte levatoio.

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Le mura non erano circondate da un fossato con acqua, come in altre città medioevali. Non servivano. C’era una così detta zona di rispetto, e il nemico se avanzava era totalmente allo scoperto. Oggi nell’ antico fossato si trovano degli orti sociali, un interessante progetto che coinvolge persone con difficoltà relazionali e cognitive che sono impegnate nella cura e coltivazione di questi campi e si può acquistare facendo un’offerta libera. Chiunque può venire qua a fare la spesa e finanziare questo progetto.

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Le mura si estendono per un perimetro di 5 km e vennero acquistate da un sindaco illuminato Rocco Cedrelli per 632 lire affinchè non andassero distrutte, solo una piccola porzione venne venduta da un sindaco un po’ meno illuminato a dei privati e questo impedisce di compiere un giro circolare completo attorno al loro perimetro.

È piacevole passeggiare lungo il perimetro o anche solo sedersi su di una panchina e ammirare lo splendido panorama. Quando è sereno si possono scorgere i grattacieli di Milano, a 40 km di distanza. Oppure potete divertirvi a scoprire buffi disegni creati con la vegetazione che cresce spontanea tra i sassi.

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Credo avervi dato più di un valido motivo per visitare questa magnifica città e se ne avete la possibilità vi consiglio di pernottare almeno una notte per poter disporre di due giorni pieni, vedrete che non ve ne pentirete!

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