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Trekking da Montallegro a Ruta di Camogli passando per Manico del Lume

Se siete in cerca di un’escursione che unisca natura, panorami spettacolari e un pizzico di spiritualità, questo itinerario fa per voi: dal Santuario di Montallegro fino a Ruta di Camogli, passando per il Manico del Lume e la Santuario di Caravaggio.

Questo percorso coincide in gran parte con la seconda tappa del Cammino del Tigullio, un itinerario escursionistico ad anello di 65 km che parte da Chiavari, sale in quota per seguire i crinali montani e una volta raggiunga la cima più alta dell’anfiteatro naturale del Golfo del Tigullio, fa ritorno al mare per antichi sentieri attraversando borghi rurali, antiche chiese, cappelle e santuari.

Ho preso spunto da questo cammino per creare un itinerario personale: tappe singole per escursioni giornaliere che possono benissimo unirsi per diventare un trekking continuativo di più giorni.

Quello che vado a descrivere è solo uno dei tanti sentieri presenti nella fascia costiera del Golfo del Tigullio. Vi sono itinerari alternativi e lo stesso percorso che ho seguito è modulabile in base al tempo a vostra disposizione e al grado di allenamento.

Partenza: Santuario di N. S. di Montallegro

Torno a Rapallo, come vi avevo anticipato nel post precedente e questa volta, sia per accorciare i tempi, sia per godermi l’esperienza, prendo la funivia storica che parte a breve distanza dalla stazione ferroviaria ed è raggiungibile con una passeggiata di 5-10 minuti.

Inaugurata il 29 agosto 1934, è l’unica funivia della Liguria, collega Rapallo al Santuario di N.S. di Montallegro e copre un dislivello di 600 m in soli 7 minuti. Ecco svelato l’altro motivo per cui ho optato per questa soluzione, l’itinerario di oggi in quanto a dislivello è già di per sé parecchio sfidante.

Durante l’ascesa in funivia la vista si apre subito sul Golfo del Tigullio: il mare che scintilla in lontananza e il promontorio di Portofino che scende verso la costa. Una veduta che toglie il fiato.

Dall’arrivo della funivia, raggiungo il Santuario percorrendo il viale alberato. Nel totale silenzio delle prime ore della mattina questo luogo infonde ancora più fascino e spiritualità

Il Sentiero Chighizola

L’imbocco del sentiero parte esattamente dietro al Santuario. Trovo una chiara segnaletica ad indicarmi la direzione. Tengo la sinistra per percorrere il Sentiero Chighizola, che collega il Santuario di Montallegro al Passo della Crocetta (599 m di quota). Il segnavia è un rombo rosso.

Secondo la tradizione, Giovanni Chighizola era un pastore a cui il 2 luglio 1557 apparve una donna vestita di bianco e azzurro, che si identificò come Maria, Madre di Dio. Desiderava essere onorata in quel luogo e gli lasciò un quadretto bizantino raffigurante la Dormitio Mariae, come segno della sua apparizione. Questo evento miracoloso portò alla costruzione del Santuario di Nostra Signora di Montallegro, uno dei principali luoghi di culto mariani della Liguria.

Questo primo pezzo, a tratti lastricato a tratti disselciato, attraversa un fresco bosco di castagni e lecci; è prevalentemente in piano, quindi ottimo per riscaldare le articolazioni senza stressarle. Procedo sempre diritto, trascurando due bivi che trovo a poca distanza l’uno dall’altro e conducono rispettivamente a Pian dei Ratti  e Monte Perini.

Dopo circa 50 minuti raggiungo il Passo della Crocetta (594m) dove si trova una cappella in pietra.

Monte Pegge: un balcone panoramico sull’Appennino ligure

Attraverso la strada asfaltata e procedo oltre seguendo le chiare indicazioni per il Monte Pegge.

Dal Passo della Crocetta il sentiero, sempre contrassegnato dal segnavia del rombo rosso, sale ripidamente attraverso boschi di castagni e pini marittimi, con tratti esposti al sole. La salita richiede circa 30 minuti di cammino, con un dislivello di 180 metri.

Il dislivello aumenta considerevolmente e la salita si fa più impegnativa. La fatica è premiata da splendidi scorci che si aprono sul Golfo di Rapallo, con enormi cespugli gialli di ginestra a fare da cornice. Tenete conto che questo tratto è completamente esposto al sole, sconsiglio di percorrerlo in estate; Ai primi di giugno eravamo già al limite.

Il Monte Pegge, con i suoi 774 metri di altitudine, è una delle cime più suggestive dell’Appennino ligure, situata nel cuore del Parco Naturale Regionale di Portofino, tra Rapallo e la Val Fontanabuona. La sua forma conica e slanciata lo rende facilmente riconoscibile, mentre la posizione strategica offre panorami mozzafiato che spaziano dal Golfo del Tigullio al promontorio di Portofino, fino alle vette dell’Appennino.

Sulla cima del Monte Pegge si trova il Rifugio Margherita, un rifugio alpino gestito dal Gruppo Alpini di Rapallo. Ricavato da una vecchia casermetta, il rifugio offre un piccolo locale sempre aperto con tavoli, panche e brandine smontabili. Il nome Margherita non si deve alla regina ma alla mamma della proprietaria del terreno su cui sorge il rifugio.

All’esterno, panchine e tavoli da pic nic permettono di godere di una vista spettacolare sul Golfo del Tigullio e sul promontorio di Portofino. Uno scenario da cartolina.

Spostando lo sguardo verso levante riconosco il Santuario di Montallegro da dove sono partita, guardando verso Genova, individuo facilmente la cima del Manico del Lume, la mia prossima meta.

 

Manico del Lume: un angolo selvaggio dell’Appennino ligure

Il Manico del Lume (802 m) è una delle vette più suggestive e panoramiche dell’Appennino ligure, situata tra Rapallo e la Val Fontanabuona. La sua forma slanciata e la posizione strategica offrono viste spettacolari sulla costa ligure e sull’entroterra montuoso.

Appena sotto al rifugio trovo il segnavia del rombo rosso. Il sentiero, dopo un breve tratto in piano, scende nella boscaglia per poi iniziare a sviluparsi in costa con vista mare.  Come accennavo sono i primi di giugno e in questo momento dell’anno la vegetazione è al massimo della sua esplosione. Dettaglio di cui avrei dovuto tenere conto ed evitare i pantaloncini corti. L’erba alta, le felci e qualche rovo mi stanno letteralmente flagellando.

Supero il Passo Lasagna (710 m) e mi accorgo per puro caso della segnaletica, inghiottita quasi totalmente dall’erba.

Procedo con molta cautela, il sentiero in alcuni punti diventa molto stretto e la vegetazione non aiuta, soprattutto in prossimità di alcuni punti in cui il terreno è un poco franato.

Con continui sali scendi arrivo al Passo Giaséa (631 m). La cima del Manico del Lume si eleva fiera davanti a me.

L’ultimo strappo finale è impegnativo, più per il caldo che per il terreno roccioso e dissestato. Ogni tanto devo fermarmi a riprende fiato. Qui i bastoncini da trekking sono fondamentali e mi agevolano molto nell’ascesa.

Trovo un bivio in corrispondenza di un grande sperone roccioso. Tengo la destra e continuo a salire, la croce di vetta è sempre più vicina.

La fatica viene ampiamente ripagata dalla vista. Lo sguardo abbraccia l’intero arco ligure, dalla costa ai rilievi dell’entroterra. Nelle giornate più limpide raggiunge anche le Alpi e la Corsica, ma purtroppo il caldo e l’umidità di oggi impediscono di spingermi così distante.  Scorgo in lontananza anche il Santuario di Montallegro, mi sembra impossibile avere coperto questa distanza in poche ore.

Il tracciato ufficiale del Cammino del Tigullio prevede di scendere nuovamente al bivio e proseguire per Chignero. Io sono diretta al Santuario della Madonna di Caravaggio, per tanto proseguo sul crinale.

Mi attende ora un sentiero contrassegnato per escursionisti esperti ma sarebbe corretto chiamarlo sentiero attrezzato, vista la presenza di catene fisse per diversi metri.

Lungo tutto il crinale il segnavia da seguire diventa ora il triangolo rosso FIE. Davanti a me si erge l’antecima del Manico del Lume, ho come la sensazione di dovermi arrampicare sulla roccia.

Da basso sembra quasi impossibile arrampicarsi fin lassù ma con calma e cautela è meno difficile del previsto. Proseguo aiutandomi con catene fisse e corde ove presenti, nessuna è di troppo.

Ammetto che una volta giunta al Manico del Lume, buttando uno sguardo alla sinuosità del crinale ho vacillato ma l’incontro con altri due escursionisti che andavano nella mia stessa direzione mi ha rincuorato.

Il sentiero di crinale non è esposto ma va affrontato con calma e bisogna avere una certa dimestichezza con tratti attrezzati come questo.

Santuario della Madonna di Caravaggio: la spiritualità immersa nella natura

Il percorso che va dal Manico del Lume fino al Passo Sella (641 m) è il tratto più impegnativo di questo itinerario.  Ripeto, nulla di impossibile ma da affrontare solo se preparati e allenati. I tratti attrezzati richiedono l’uso delle mani e attenzione costante. Indispensabile indossare scarponi da trekking con buona aderenza.

Proseguo ora su di un lungo traversone passando per le pendici del Monte Bello (530 m), dove mi concedo una meritata pausa all’ombra.

Dalla dorsale montuosa scendo di quota fino al Passo del Gallo (478 m), valico situato tra Recco e Rapallo e un punto di passaggio significativo per gli escursionisti che percorrono la dorsale tra il Golfo del Tigullio e il Golfo Paradiso.

Da qui mi dirigo verso il Santuario di Caravaggio (616 m). La vera fregatura è dover riguadagnare il dislivello in positivo che ho perso ma questo è anche il bello dell’Appennino, un continuo sali scendi.

ll Santuario della Madonna di Caravaggio si trova sul Monte Orsena, nella frazione di Santa Maria del Campo nel comune di Rapallo. Un luogo di culto cattolico raggiungibile esclusivamente a piedi, percorrendo sentieri panoramici.

La chiesa è caratterizzata da facciata semplice e luminosa, con un portico a colonne. Purtroppo non ho potuto visitare l’interno, era chiusa.

La devozione alla Madonna di Caravaggio ha inizio nel 1645 quando viene eretta una croce sul Monte Orsena e divenne meta di una processione. Dopo qualche anno viene costruita una cappella dedicata alla Vergine Maria e in seguito a ingrandimenti e demolizioni che si sono succedute nei secoli, nel 1985, dopo vari restauri, il Santuario viene inaugurato.

Ultima tappa: Chiesa Millenaria di Ruta di Camogli

Scendo la scalinata dinanzi al Santuario per poi imboccare il sentiero alla destra della stessa che si immette nel bosco. Il segnavia sono ora due cerchi rossi vuoti.

Superato il Monte Ésoli (440 m), raggiungo Pian di Cren, un’area panoramica ideale per una sosta.

Procedo su comoda mulattiera per un lungo tratto in un fresco bosco di pini e lecci. Devo fare attenzione a radici sporgenti e roccette ma almeno è pulito, non ci sono più erba alta e rovi a flagellarmi le gambe. Continuo a guardare la traccia, con la vana speranza che Ruta di Camogli in qualche modo mi venga incontro. Quando entro in questo disagio compulsivo da mappa è un chiaro segnale che inizio ad essere stanchina.

Finalmente raggiungo la scalinata che mi conduce alla Chiesa Millenaria di Ruta di Camogli.

La chiesa, risalente al XIII secolo, è un esempio di architettura romanica e rappresenta un punto di riferimento storico e culturale per la zona. Purtroppo non ho modo di visitarla. Oggi, la chiesa è sede di eventi culturali e spirituali. Sono previste aperture straordinarie solo in occasione di concerti di musica sacra e conferenze, organizzati da L’Associazione La Millenaria.

Camogli: non è finita finchè non è finita

Manca ancora un ultimo pezzo prima di decretare ufficialmente conclusa l’escursione odierna. Da Ruta raggiungo sempre a piedi Camogli. Confesso che sono cotta e quando verificherò i dati tecnici di questo itinerario capirò che ne ho tutto il diritto.

Tramite scalinate che intersecano in diversi punti la provinciale, un pò trascinandomi un pò camminando per inerzia, raggiungo la stazione ferroviaria di Camogli.

Non posso però partire senza prima una passeggiata sul lungo mare con mega gelato di fine tappa.

Mi rendo conto di aver scritto un post lunghissimo, tuttavia dopo 18 km è difficile coltivare il dono della sintesi.

Nota a margine: l’itinerario descritto è conosciuto come Sentiero Fulvio Tuto, profondo conoscitore e frequentatore infaticabile di queste zone, a cui il CAI di Rapallo ha dedicato questo tracciato.

Come spero di avervi trasmesso, questo itinerario offre un’esperienza di trekking completa, combinando sfide tecniche, bellezze naturali e panorami mozzafiato, ideale per escursionisti allenati e alla ricerca cerca di un’avventura memorabile in Liguria.

 

TABELLA RIASSUNTIVA

  • Partenza: Rapallo, Santuario di Montallegro 600 m
  • Punto più alto: Monte Manico del Lume 800 m
  • Arrivo: Camogli
  • Lunghezza totale: 18 km
  • Dislivello in positivo: + 540 m
  • Dislivello in positivo: + 1.100 m
  • Tempo medio di percorrenza totale (soste escluse): 5 ore

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