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Liguria: Trekking da Camogli a San Fruttuoso passando per Pietre Strette

Un cammino tra natura, mare e spiritualità nascosta.

Sono tornata a Camogli, punto di arrivo della escursione raccontata nel mio ultimo post. Se te le sei persa, la puoi trovare a qui. Oggi proseguo la mia personale esplorazione del Golfo del Tigullio.

Nota a margine: Come base di partenza tengo sempre Chiavari e mi sposto comodamente in treno, chi arriva da fuori regione si può fermare a dormire nelle diverse località raggiunte dai miei trekking giornalieri.

La partenza: Camogli, profumo di salsedine e focaccia

Il sentiero inizia da Camogli, borgo colorato affacciato sul mare, tra il profumo di focaccia e panni stesi alle finestre delle sue case alte. Dalla stazione ferroviaria tengo la sinistra e seguo le indicazioni per San Rocco, una piccola frazione affacciata sul Golfo Paradiso.  Segnavia da tenere due pallini rossi pieni.

Scendo per via Nicolò Cuneo e all’altezza dell’Hotel Carrick costeggio il torrente Gentile. Attraverso il ponticello e imbocco il sentiero, prevalentemente a scaloni, che mi porta a San Rocco.

Fin qui, il dislivello si sente, ma è mitigato dall’ombra degli ulivi e dal profumo della macchia mediterranea.

Questo primo tratto metterà a dura prova la vostra motivazione ma vi assicuro che ne vale la pena. “Il mondo è fatto a scale”, citava un famoso detto, e secondo me sono tutte concentrate in Liguria.

Raggiunta la piazzetta di San Rocco, riprendo fiato contemplando il mare che da qui sembra ancora più vasto.

Tappa obbligata il Panificio Maccarini La Galletta ma abbiate l’accortezza di non passare il mercoledì, giorno di chiusura.

Alla destra della chiesa, imbocco il sentiero verso Portofino Vetta, il segnavia cambia, diventa un pallino rosso vuoto.

Pietre Strette: il cuore del Parco di Portofino

Il sentiero si inoltra nel verde del Parco Naturale Regionale di Portofino: pini marittimi, lecci, corbezzoli, cespugli di rosmarino selvatico, felci e castagni. Il canto degli uccelli accompagna il cammino. La salita è regolare, cammino sotto una volta naturale di rami la cui ombra è benedetta in queste calde giornate di inizio giugno.

Alle mie spalle è ben visibile il profilo del crinale protagonista della escursione precedente, che mi aveva condotto fino a Camogli: Monte Lasagna, Manico del Lume, Monte Ampola, Monte Orsena.

Sto scattando più foto del solito, attratta in modo particolare dai dettagli più che dal panorama.

Gli odori cambiano con l’altitudine: prima il rosmarino e la ginestra, poi la terra più umida del sottobosco.

Raggiungo Sella Gaixella, un valico che fino al 1900 era spoglio e ricoperto di prato adibito a pascolo per animali domestici. Metteva in comunicazione il versante occidentale con quello orientale del Promontorio di Portofino. Sella Gaixella oggi è un bosco mesofilo misto caratterizzato dalla presenza di carpini neri, lecci, maggiociondoli, ornielli, roverelle e castagni. La natura si è riappropriata del proprio spazio. Per mesofilo misto si intende un ambiente né secco né umido, ma intermedio tra i due.

Trovo una fontanella di acqua potabile. Un’ottima notizia. Rabbocco la borraccia e proseguo tenendo la destra.

È presente una piccola area umida destinata a favorire la riproduzione di anfibi presenti nel Parco. Si tratta di un piccolo stagno alimentato in modo ecologico dalla fontana che si trova a monte sul sentiero, istituito a scopo di studio e didattico per consentire l’osservazione delle specie durante le varie fasi di crescita.

Facciamo un po’ di didattica: il castagneto

Per raggiungere Pietre Strette, attraverso un bellissimo castagneto. La cultura del castagno era molto diffusa in Italia, soprattutto in Liguria dove ha rappresentato per le popolazioni contadine un’attività importantissima che consentiva di disporre tutto l’anno di una fonte sicura di cibo. Anche sul Promontorio, le castagne, che derivavano da alberi piantati in epoche diverse e di varietà spesso eterogenee, venivano principalmente essiccate per ottenere castagne bianche secche e farina con la quale si preparavano dolci come il castagnaccio, oppure le paste. La farina di castagno veniva miscelata con la farina di frumento e si facevano le trofie matte o le tagliatelle matte. Piu semplicemente “matte”. Il castagno, forniva non solo frutti ma anche legname, per le travi ed oggetti di uso comune come ciotole e posate. Con i rami più giovani e flessibili si fabbricavano cestini e altri contenitori mentre le foglie diventavano lettiere per gli animali domestici. Inoltre, i pregiati funghi porcini che vivono in simbiosi con il castagno, rappresentavano non solo un alimento ma una importante fonte di reddito. Oggi sul Promontorio di Portofino il castagno non è più sfruttato come un tempo, svolge una funzione puramente naturalistica, ospitando varie specie animali e vegetali, e turistica, rendendo questo paesaggio molto vario nelle diverse stagioni dell’anno. È ancora possibile trovare i resti di antichi essiccatoi.  I contadini raccoglievano le castagne dei boschi a loro affidati e per poterne ricavare ottima farina dovevano prima essiccarle ponendole su graticci al di sotto del quale veniva fatto ardere un fuoco lento ma continuo, allo scipo di provocare l’evaporazione dell’acqua all’interno del frutto, ottenendo la sua disidratazione. Questo processo durava dai 15 ai 20 giorni. Gli essiccatoi, per questioni pratiche, erano ovviamente costruiti in prossimità del castagneto stesso.

A Pietre Strette, un crocevia di sentieri, mi fermo un attimo: è un posto perfetto per bere un sorso d’acqua e ascoltare il silenzio.

La discesa verso San Fruttuoso

Da qui inizia la discesa verso San Fruttuoso, un tratto più tecnico ma anche più selvaggio. Il sentiero si stringe, una serpentina a zig zag che perde quota velocemente. Il bosco si apre di tanto in tanto su scorci mozzafiato: il blu del mare appare tra i rami, lontano e profondo. Sento solo il vento e il canto degli uccelli. In alcuni tratti cammino su scalinate naturali, a tratti su pietra viva. Serve passo sicuro, ma il paesaggio ripaga la fatica.

L’arrivo: San Fruttuoso

D’improvviso, tra gli alberi, appare la torre del monastero. San Fruttuoso è lì, incastonata in una caletta nascosta, raggiungibile solo a piedi o via mare. L’acqua è trasparente, la spiaggia piccola, il silenzio quasi sacro. Quasi, perché la spiaggetta è invasa da turisti e posso solo immaginare la magia di svegliarsi qua la mattina, prima dell’arrivo della folla.

Dopo due ore abbondanti di cammino, mi tolgo gli scarponi e immergo i piedi nell’acqua. È il premio perfetto.

Un pezzo di storia tra le onde

L’Abbazia di San Fruttuoso di Camogli è uno di quei luoghi che sembrano sospesi nel tempo. Incastonata tra le rocce e il mare, nascosta nella minuscola baia di San Fruttuoso, questa abbazia è una meraviglia che sorprende chi arriva a piedi, dopo il trekking nel Parco di Portofino, o via mare, con le barche che partono da Camogli, Santa Margherita o Portofino.

L’abbazia è dedicata a San Fruttuoso di Tarragona, un vescovo spagnolo che, secondo la leggenda, fu martirizzato dai Romani. I suoi resti, portati in Liguria da alcuni monaci, avrebbero trovato riposo proprio in questa piccola insenatura. Già attorno al X secolo, qui sorgeva un primo insediamento religioso benedettino, ma la struttura che vediamo oggi è frutto di secoli di trasformazioni.

Architettura semplice, anima profonda

L’abbazia ha una facciata sobria, con un portico che si apre sulla spiaggia. Dentro, la chiesa ha un’atmosfera intima e raccolta, dove il tempo sembra essersi fermato. Le finestre ad arco, le pietre antiche, le scale consumate: tutto parla di una spiritualità silenziosa, che si fonde con la natura circostante.

Scendendo sotto la chiesa, c’è un piccolo chiostro romanico, quasi nascosto, e una cripta che custodisce ancora le antiche reliquie del santo.

I Doria: nobili, pirati e torri

Nel XIII secolo, la potente famiglia genovese dei Doria (quella di Andrea Doria, per intenderci) prese sotto la propria protezione l’abbazia, trasformandola in parte in mausoleo di famiglia. Al suo interno infatti si trovano ancora oggi le tombe marmoree dei Doria, eleganti nella loro semplicità. Accanto all’abbazia fu costruita anche una torre di avvistamento contro le incursioni dei pirati saraceni: il mare non è mai stato solo bellezza, ma anche minaccia.

Un luogo fuori dal mondo

San Fruttuoso non è solo un sito storico. È un luogo vivo, anche se senza residenti stabili. L’abbazia è oggi proprietà del FAI (Fondo Ambiente Italiano), che la gestisce e la cura con attenzione. Si può visitare con un biglietto, che aiuta anche a finanziare i restauri e la manutenzione.

E se vi capita di arrivarci al tramonto, quando le barche se ne sono andate e il silenzio torna a dominare la baia, capirete perché questo posto ha affascinato santi, monaci, nobili e viaggiatori per oltre mille anni.

Informazioni utili per la visita all’abbazia

  • Orari di apertura: generalmente da marzo a novembre, con orari che variano a seconda della stagione. In estate è aperta tutti i giorni.
  • Biglietto: ingresso a pagamento, gratuito per iscritti FAI.
  • Sito ufficiale: www.fondoambiente.it (consiglio controllare orari aggiornati e prenotazioni)

Arrivati a San Fruttuoso avete le seguenti alternative:

  • Rientrare a Camogli percorrendo a ritrovo il sentiero dell’andata. Soluzione che sconsiglio.
  • Prendere il battello per Camogli o Santa Margherita/ Rapallo e approfittarne per visitare queste vivaci località. Soluzione super consigliata.
  • Proseguire a piedi per Portofino. Consigliato solo ai più motivati e allenati. È quello che ho fatto io e ve lo racconto nel prossimo post.

Se hai voglia di respirare il profumo del Mediterraneo e cerchi un sentiero che unisca natura selvaggia, storia millenaria e un tuffo in acque cristalline, quello che parte da Camogli, attraversa Pietre Strette e arriva fino all’abbazia di San Fruttuoso è il cammino che fa per te. È un percorso che si guadagna passo dopo passo, ma regala panorami, colori e silenzi che restano dentro.

Consigli pratici per il trekking

  • Durata: circa 2h30, con passo tranquillo.
  • Dislivello positivo: 514 metri
  • Distanza: 6 km
  • Difficoltà: media. Alcuni tratti in discesa richiedono attenzione.
  • Attrezzatura: scarpe da trekking, bastoncini, abbigliamento adeguato, acqua, cappello, crema solare, costume se vuoi fare il bagno.
  • Periodo migliore: primavera e autunno. In estate, parti presto.

 

2 Comments

    Lucilla

    26th Set 2026 - 18:52

    Grazie 1000,
    Abbiamo seguito alla lettera il tuo itinerario ed è stato tutto perfetto.

      Maria Paola Salvanelli

      28th Set 2026 - 18:31

      Super!!! ne sono felicissima 🙂

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