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LIGURIA – Trekking ad anello sulla Via dell’Ardesia

Siamo in Liguria, precisamente a Lavagna.

La Via dell’Ardesia è un itinerario di grande interesse storico che ci permette di fare un viaggio nel tempo, in un mondo antico e rurale. I monti alle spalle di Chiavari e Lavagna erano ricchi di questo materiale scuro, liscio, facile da tagliare e durevole nel tempo e proprio per questo ampiamente utilizzato nell’architettura locale.

Per generazioni l’ardesia ha rappresentato l’unica possibilità di lavoro retribuito, anche se a guadagnarci erano unicamente i proprietari delle cave. Gli uomini lavoravano nelle cave e si dedicavano all’estrazione, le donne, note come “lavagnine” trasportavano sulla testa enormi e pesanti lastre di ardesia, dette “ciappe”, dai monti fino al fondovalle e poi al mare. Tenere in equilibrio sul capo lastre pesanti anche 50 kg obbligava le donne a camminare belle erette e non potendo abbassare lo sguardo per verificare le asperità del terreno, spesso camminavano scalze, per una maggiore sensibilità e aderenza con il selciato.

Immaginate quanto poteva essere massacrante questo lavoro.

Erano sempre le donne che trasportavano le lastre dalla banchina alle navi, salendo con estrema abilità su passerelle anguste e instabili. Il commercio dell’ardesia avveniva unicamente via mare tramite appositi velieri, per questo motivo l’ardesia è così diffusa in Liguria e nelle zone costiere ma poco nelle zone oltre l’Appennino.

Ripercorrendo questi sentieri, raccontiamo la loro storia e rendiamo omaggio alle fatiche passate di questa terra.

Esistono più vie dell’ardesia, quella che vi vado a raccontare oggi è un bellissimo giro ad anello di 14 km che parte dal centro storico di Lavagna, sale verso il Monte San Giacomo e attraversando il crinale si affaccia sul golfo del Tigullio. Raggiunto il Monte Rocchette, punto apice di questo itinerario, faremo ritorno a Lavagna passando da Santa Giulia. L’ardesia, protagonista di questa giornata, accompagnerà sempre i nostri passi. La troviamo sia nei muretti a secco che delimitano il percorso, sia sulla via lastricata dove cammineremo.

Prendiamo come punto di partenza per l’escursione la chiesa barocca di Santo Stefano di Lavagna.

Passiamo alla destra della chiesa dove troviamo i segnavia, un quadratino rosso vuoto. Ad introdurci in questo mondo antico vi sono alcune foto d’epoca, purtroppo un po’ sbiadite, ed un bassorilievo in pietra, memoriale al duro lavoro delle lavagnine.

Dalla chiesa di Lavagna percorriamo un piccolo tratto di strada asfaltata, via del Cogorno, per raggiunge il cimitero di Cogorno; in prossimità del cimitero saliamo per una scala, costeggiamo il cimitero e proseguiamo su un sentiero lastricato di ardesia, elemento che ci accompagnerà per tutta la giornata. Dopo un breve tratto nel verde della vegetazione, tra muretti a secco e ulivi, ci ricongiungiamo nuovamente con via Cogorno e la strada asfaltata. Raggiungiamo l’ingresso principale del cimitero di Cogorno e dopo un breve tratto di asfalto, seguiamo i segnavia, non ci si può sbagliare.

Ci stiamo muovendo verso l’entroterra, verso la montagna, quindi verso le antiche cave di ardesia.

Raggiungiamo Villa Buenos Aires con annessa una piccola chiesetta, la Cappella di Madonna della Neve.

Superata la Villa e la cappella ci immettiamo su via Neve, c’è il bollino. Abbandoniamo l’asfalto e procediamo su sentiero. Continuiamo a camminare su lastre di ardesia che potrebbero diventare molto scivolose con la pioggia. Si tratta di un itinerario da fare con il bel tempo. Percorribile tutto l’anno, preferibilmente evitando i mesi più caldi estivi.

Intercettiamo e attraversiamo diverse volte Via Madonna della Neve, strada asfaltata. L’itinerario ci permette di camminare sempre su sentiero attraversando zone terrazzate con uliveti e muretti a secco ben conservati.

Superiamo un’agave gigantesco e fiancheggiamo una bella villetta. La salita si fa ora un po’ più marcata.

La vista si apre su Cogorno con la chiesa. La strada dell’ardesia costeggia un uliveto. Ci stiamo addentrando nell’entroterra ligure di Levante, diretti verso San Giacomo.

Dopo esattamente 2 km raggiungiamo Cogorno. Ci immettiamo su via Giuseppe Mazzino. Sempre presente il segnavia. Breve tratto di asfalto e di nuovo riprendiamo il sentiero lastricato. Siamo in aprile, in questo momento la vegetazione è al massimo della sua esplosione, tutto questo verde è molto distensivo per la vista.

Procediamo ora su una scalinata tra reti per la raccolta delle olive e muretti a secco, ricoperti di muschio e felci. Onnipresente la fioritura di aglio selvatico.

Al termine della scalinata una freccia rossa ben visibile ci indica di girare a sinistra. Siamo in località Chiappe. Teniamo la sinistra e la scalinata prosegue. Siamo in Via Dino Berisso. C’è una bella porta un tempo verde che reca inequivocabili segni del tempo. Mi hanno sempre affascinato le porte come questa.  È come se queste lunghe teorie di muretti a secco ci indicassero la via, quasi un invito a tenere una certa direzione.

Raggiungiamo la Cappella di San Bartolomeo. Attraversiamo il sagrato e seguendo le frecce rosse, procediamo sempre su scalinata. Al termine ci immettiamo su Via Belvedere e proseguiamo per diversi tornanti su strada provinciale. Come suggerisce il nome si apre un bellissimo panorama sulla costa, ben visibile Lavagna e Chiavari, ad uno sguardo disattento potrebbero sembrare un unico agglomerato di case ma in realtà sono separate dal fiume Entella.

Dopo qualche tornante troviamo sulla nostra destra una scalinata che ci permette di guadagnare quota tra terrazzamenti e orti. Raggiungiamo Via Giorgio Renda. Attenzione perché in questo tratto mancano i segnavia. Da ora in poi cambia drasticamente la vegetazione. Alla fioritura di aglio selvatico si affiancano primule, anemone trifogliato e medaglie del papa, dal loro inconfondibile colore viola acceso.

Entriamo in un bel bosco di lecci e castagni. Al termine dello sterrato teniamo la destra e percorriamo un nuovo tratto di asfalto fino a trovare sulla sinistra il bollino e una scalinata. Una targa commemorativa ci dà il benvenuto sulla strada delle portatrici di ardesie di San Giacomo, ripristinato dal gruppo alpini di Cogorno.

Abbandoniamo la zona più antropizzata per immetterci in un’area boschiva, dove un tempo c’erano le cave. Cambia totalmente l’energia e la percezione dello spazio, sembra quasi di aver varcato un portale.

Pazzesca la perfezione con cui sono stati costruiti questi muretti a secco. Troviamo un punto acqua ed una zona molto piacevole per una sosta anche se San Giacomo non è lontano.

Questo è un tratto di bosco che trovo estremamente suggestivo, un giusto mix tra selvaticità e cura. I muretti a secco e le enormi lastre di ardesia conferiscono un aspetto di ordine all’interno di una natura molto rigogliosa e vivace. Qui ci si rende conto delle importanti dimensioni delle lastre di ardesia e si può ben immaginare la fatica a cui erano sottoposte le portatrici che le trasportavano sulla loro testa e scalze percorrevano questo tragitto più volte al giorno.

Raggiungiamo San Giacomo (533 m) e la graziosa chiesetta omonima. La chiesetta è raggiungibile anche in auto ed è attrezzata da un’area pic nic e un ampio parcheggio. In prossimità della cappella di San Giacomo si trova una stele, eretta in memoria del partigiano Giorgio Renda.

Qui teniamo la destra e proseguiamo verso il Monte Rocchette (701 m). Cambia il segnavia che diventa ora un pallino sempre rosso e dentro vuoto. Supero una zona militare con antenne e ripetitori. La strada è inizialmente asfaltata ma dopo 500 metri dalle antenne torna ad essere sterrata.   Raggiungiamo un bivio, teniamo la destra e seguiamo le indicazioni per Monte Rocchette.

Troviamo una cava a cielo aperto, recintata per motivi di sicurezza ma è stata completamente inglobata dalla vegetazione. Una passerella in legno avrebbe permesso di visitarne il perimetro ma a giudicare dal suo stato è stata chiusa e dismessa da parecchio tempo. Peccato perché sarebbe stato interessate avere anche solo dei pannelli esplicativi che illustrassero il lavoro delle cave.

Troviamo un nuovo bivio dove teniamo sempre la destra verso Monte Rocchette.

Raggiungiamo il crinale. La vista si apre da Portofino fino a Sestri Levante. Una meraviglia! Stanno arrivando dei grossi nuvoloni neri ma secondo le previsioni meteo dovremmo rientrare a casa asciutti. Questo è uno dei motivi per cui amo tanto la Liguria; un connubio tra mare e montagna che mi regala sempre tanta soddisfazione.

Raggiungo una zona attrezzata con tavoloni in legno e tavola in pietra orientativa. Nelle giornate limpide si può arrivare a vedere dalla Corsica al Monviso, purtroppo oggi la visibilità è nulla.

Ci stiamo muovendo in direzione di Sestri Levante, prossima tappa Monte Rocchette; ci attende un ultimo dislivello di 50 metri. Una leggera salita attraverso un carpineto conduce a Monte Rocchette. Mi aspettavo un punto panoramico in realtà la vegetazione copre tutto. Questa è l’altitudine massima dell’escursione odierna. Raggiungiamo un’area attrezzata con tavoli e diversi segnavia. Un ottimo punto per la pausa pranzo. Proseguendo diritto si arriva al Monte Capenardo e poi a Sestri Levante, una bella idea per un prossimo sopralluogo. Scendendo a sinistra di raggiunge la Val Graveglia, tenendo la destra si torna a Lavagna passando per Santa Giulia. Segnavia pallino rosso pieno. Sarà la nostra direzione.

La discesa verso Santa Giulia è bella ripida. Se all’andata il dislivello era annacquato dai km, ora la pendenza in negativo si fa sentire parecchio sulle ginocchia. Consiglio sempre di avere con voi i fedeli bastoncini da trekking che, soprattutto in questi casi, sono salvifici. Torniamo a camminare sull’ardesia. Da questo lato il sentiero mi sembra più incolto e trascurato ma rimane sempre molto piacevole.

Incontriamo diversi ruderi abbandonati, mangiati dalla natura ma rimangono una preziosa testimonianza di architettura rurale che ci raccontano come venivano costruite le case con l’ardesia.

A circa 400 metri di altitudine attraversiamo la strada asfaltata per poi re immetterci su sentiero.

Trovano vari e chiari esempi della dimensione e spessore che potevano avere le lastre di ardesia trasportate dalle “lavagnine”.

Costeggiamo un enorme ed imponente muretto a secco; seguiamo gli immancabili segnavia. Scendendo di quota, torniamo ad attraversare zone antropizzate e di coltivi.

Raggiungiamo località Crocetta, dove troviamo un nuovo crocevia di sentieri. Procediamo diritto seguendo il pallino rosso pieno. La fioritura di aglio selvatico qui è talmente rigogliosa da stordire il mio olfatto.

Ecco la Chiesa di Santa Giulia da cui si gode un bellissimo scorcio sulla costa, anche se non è equiparabile alla prospettiva che ci ha regalato il crinale. Anche questa chiesa, come tutte quelle incontrate sul percorso fino ad ora, è chiusa. Ci consoliamo con il panorama.

Percorriamo ora un tratto del Sentiero Liguria, verso Ventimiglia. Scendendo da Via Monte raggiungiamo il centro di Lavagna. Ci immettiamo su Via Tedisio e seguendo le chiare indicazioni e segnavia facciamo ritorno alla Chiesa di Santo Stefano chiudendo un anello perfetto.

TABELLA RIASSUNTIVA

  • Partenza & Arrivo: Lavagna
  • Quota massima: Monte Rocchette 705 metri
  • Lunghezza totale: 14 km
  • Dislivello in positivo: 743 metri
  • Tempo medio di percorrenza totale (soste escluse): 3 ore e 30 minuti

2 Comments

    RENATO VALSECCHI

    4th Set 2026 - 11:49

    ciao ! ogni tanto “ti guardo” x scoprire qualche itinerario in Liguria. questo è molto interessante…. volevo chiederti se hai il tuo percorso su mappa in modo tale da non sbagliare. in attesa di gradita risposta ti ringrazio e saluto augurandoti sempre BUON CAMMINO

      Maria Paola Salvanelli

      8th Set 2026 - 14:26

      Ciao Renato, sono felice che il blog sia di tuo interesse ed ispirazione. Il sentiero dell’Ardesia è davvero bello. Non ho tracce GPX da condividere, non è mia abitudine registrare i percorsi che faccio ma con le indicazioni del mio post vedrai che non sbagli. Il tracciato inoltre è sempre ben segnalato. Buona escursione e BUON CAMMINO!

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