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Trekking in Appennino: anello Lago Calamone & Monte Ventasso

1 giugno, inauguriamo un nuovo mese che sa già di estate.

Ho raggiunto Ventasso Laghi, nel comune di Ventasso in provincia di Reggio Emilia, per provare un itinerario nuovo per me e un classicone di questa zona, la salita al Monte Ventasso.

Il Monte Ventasso è una cima dell’Appennino Tosco-Emiliano che raggiunge i 1.727 metri. La vetta segna lo spartiacque fra i bacini del torrente Enza e del fiume Secchia.

Trovo un comodo parcheggio dove finisce la strada in prossimità del campeggio & bar Il Faggio dove è possibile prendere un caffè prima di iniziare l’escursione. Siamo a quota 1.332 metri.

L’area, stazione sciistica invernale, è dotata di altri due parcheggi più grandi con righe blu ma il pagamento non è mai stato attivato, così mi ha detto la signora del bar.

L’imbocco del sentiero inizia dove terminala strada asfaltata, in prossimità di una sbarra metallica. Qui si trovano le prime indicazioni per il Lago Calamone. Questo primo tratto è comune a tutti i sentieri che successivamente permettono di salire al Monte Ventasso. Le possibilità sono varie, più e meno impegnative. Io ho optato per un ampio anello che passa per il Bivacco Santa Maria Maddalena, per poi raggiungere la cima del Monte Ventasso seguendo il sentiero in cresta.

Siamo nel Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il Lago Calamone è un lago di origine glaciale ad una altitudine di 1.400 metri. È alimentato da 3 sorgenti naturali. L’emissario principale, il torrente Lonza, è un affluente dell’Enza. È circondato da ampi boschi di faggio e conifere in ottimo stato di conservazione che ho trovato estremante suggestivi, soprattutto per la presenza di grandi faggi secolari.

Il primo tratto di sentiero che conduce al Lago Calamone è largo ed ampio, si sviluppa all’interno di un bellissimo bosco di faggi dove gli uccellini nelle prime ore della giornata sono in pieno concerto. Un vero e proprio invito a lasciarsi cullare dalla natura, con i suoi profumi e suoni. Il verde degli alberi è esplosivo, in netto contrasto con l’azzurro saturo del cielo, che in questo periodo dell’anno non è ancora stato intaccato dalla calura estiva.

Dopo pochi minuti dalla partenza, raggiungo la prima sponda del Lago Calamone, dove mi accoglie un bellissimo faggio con lunghe radici fuoriuscite dal terreno che creano una cornice suggestiva. I faggi saranno i miei compagni saggi e silenziosi di questa giornata. Davanti a me si staglia il crinale, che andrò a percorrere, e la cima del Ventasso. Mi tengo alla sinistra del faggio e attraverso un ponticello in legno per iniziare il mio anello in senso antiorario.

Apprezzo molto il fatto che non c’è in giro ancora nessuno, consapevole che al mio ritorno il lago sarà inevitabilmente affollato e ne avrò una percezione totalmente diversa. L’inizio di questa escursione suscita in me quel classico “effetto wow” e mi chiedo ripetutamente perché non ci sono mai venuta prima.

Nel lago si sta svolgendo un fragoroso concerto di rane, mai viste né sentite tante rane gracidanti tutte assieme.

Lambisco un lato del lago seguendo il segnavia 665 per il Bivacco Santa M. Maddalena.

Saluto le sponde dal Lago Calamone che ritroverò al termine della escursione; dopo un bello strappo iniziale il dislivello diventa più dolce. Raggiungo un faggio secolare che al mio arrivo sembra volermi abbracciare. Mi concedo una breve pausa contemplativa seduta alla sua base. È un angolo magico e l’energia che sprigiona questo albero è potentissima.

Procedo all’interno di una faggeta maestosa; mentalmente continuo a ripetermi che questo bosco è stupendo e in effetti, lo è.  Le faggete dell’Appennino sono pazzesche.

Il fondo non è più omogeno come prima, bisogna fare attenzione a pietre, roccette e radici sporgenti. Ma ripeto: è stupendo.

Raggiungo un bivio che richiede grande attenzione, soprattutto se avete scaricato tracce dal web datate. Il sentiero sulla destra, che un tempo portava al Bivacco è stato chiuso da ordinanza comunale in seguito ad una frana di qualche anno fa. Nonostante il cartello avverta solo della presenza di pietre pericolanti non è da imboccare, è inagibile!

È stato creato un nuovo sentiero, che scorre parallelo al precedente ma ad una quota più bassa.

Segnavia 661 C. Trovate una freccia posta su di un faggio sulla sinistra e un paletto con segnavia bianco rosso.

Il cartello avvisa che il sentiero è ripido. Si scende infatti repentinamente di circa 100 metri di dislivello per poi piano piano risalire di 130 metri. Questo tratto, fino al Bivacco si sviluppa interamente all’interno di una faggeta molto fitta. I segnavia sono numerosi ma basta un attimo di distrazione per disorientarsi. Sono passata dalla modalità “wow” “fantastico” “strabello” a quella più dimessa del “perché mi devo sempre complicare la vita?”.  “non potevo fare la via che fan tutti?”. Nulla di impossibile o tecnicamente difficile ma confesso che in più di una occasione sono tornata sui miei passi per aver perso la direzione corretta.  Indubbiamente un buon allenamento di orienteering.

Finalmente il Bivacco Santa M. Maddalena (1.374 m) mi appare come una visione. Una grossa costruzione in pietra in posizione super panoramica, alle pendici della ripida parete Est del Monte Ventasso.

Attacco ora il sentiero per la vetta, classificato come EE per la presenza di alcuni tratti leggermente aerei. Sconsigliato a chi soffre di vertigini.

Salendo la vista è pazzesca. Dalla Pietra di Bismantova, al Fiume Secchia, dal Cimone al Cusna. Un antipasto della visuale ancora più ampia che potrò assaporare tra poco dalla cima del Ventasso.

Il panorama compensa con gli interessi la ruminazione mentale di poco fa. Sono pienamente soddisfatta di aver optato per questo itinerario. Basta poco per farmi tornare il sorriso.

Le pendici del Monte sono punteggiate da macchiette fucsia, una miriade di orchidee in fiore. Assieme a timo, narcisi, ranuncoli e tulipani dei campi… un’esplosione di colori e profumi.

Raggiungo il crinale, ora mi attende un piacevole saliscendi in cresta fino alla croce.

Sono decisamente tornata in modalità “wow” “fantastico” “strabello”!

Come è normale che sia sul crinale tira vento ma, dopo la caldazza della salita, ha un effetto rinfrescante piacevole. Raggiungo la Croce di vetta (1.720 m) e cerco un posticino riparato per una meritata pausa pranzo.

La Vetta è affollata ma non gremita come altre cime dell’Appennino che nei fine settimana diventano quasi inavvicinabili.

Per fare ritorno al Lago e chiudere l’anello ho due possibilità: la via diretta e la normale, più lunga e dolce.

Opto per la seconda opzione, avendo in mente di passare da Pastorale.

Percorro quello che rimane del crinale per poi iniziare ad abbassarmi di quota. Seguendo l’unico sentiero disponibile che per il primo tratto corre parallelo al crinale, ovviamente ad una altitudine più bassa, raggiungo una intersezione. La via normale incrocia la direttissima per la vetta.

Proseguo tenendo la sinistra e dopo un centinaio di metri trovo un altro bivio. Se tenessi la destra raggiungerei il Lago tramite sentiero 667-661, tengo la sinistra per proseguire su segnavia 667B.

Questo tratto è caratterizzato dalla presenza di diverse conifere, durante la mattina invece ho camminato unicamente all’interno di faggete.

Nuovo bivio. Tengo la destra. Il segnavia diventa ora 667A.

Raggiunta Pastorale il sentiero segue le piste da sci.

Contemplo un’ultima volta il profilo del Monte Ventasso con una certa soddisfazione. In controluce si vedono diverse sagome di persone che stanno percorrendo sentiero in cresta.

Il prato di Pastorale è un tripudio di fioriture tardo primaverili, una tavolozza di fucsia, giallo e azzurro.

Chiudo l’anello in maniera perfetta. Raggiunto il faggio che mi ha dato il benvenuto al mio arrivo. Le sponde dal Lago, come avevo preventivato sono state prese d’assalto, sono felice di averle assaporate questa mattina con tutta calma quando erano presenti solo le rane.

Decido di raggiungere il Rifugio Venusta, più per curiosità che per una reale esigenza e ne approfitto per compiere il giro completo del lago ma l’affollamento pomeridiano mi convince che ho già ricevuto tutto il bello che questa giornata aveva da offrire e anche di più; Posso fare ritorno alla mia auto pienamente soddisfatta.

TABELLA RIASSUNTIVA

  • Partenza: Ventasso Laghi 1.332 m
  • Arrivo: Monte Ventasso 1.720 m
  • Lunghezza totale: 8,5 km
  • Dislivello in positivo: + 564 m
  • Tempo medio di percorrenza totale (soste escluse): 3 ore e 30 minuti

 

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