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Valle d’Aosta – Escursione al Rifugio Magià

Suggestionata da alcune foto pubblicate nei giorni scorsi sul gruppo Facebook VALLE D’OSTA da scoprire, sono andata in esplorazione della Valle di Saint Barthélemy, destinazione Magià, un accogliente rifugio posizionato a 2007 metri di altitudine, presso località La Servaz del comune di Nus (AO).

Magià con l’accento sulla A ma io quell’accento lo toglierei.

La parola magià richiama una espressione colloquiale che sta ad indicare “eh già, proprio così” e man a mano che mi addentravo nel suggestivo vallone di Saint-Barthélemy non potevo non pensare che “eh si, è proprio cosi…questo luogo è pura magia!”

Complice una breve ma copiosa nevicata che nei giorni scorsi ha ravvivato il candore degli ampi pendii.

Vallone Saint BarthelemyLa passeggiata verso il Rigufio Magià è semplice e ben segnalata, ideale da percorrere anche con le ciaspole.

Vallone Saint BarthelemyIl sentiero affianca la pista di sci di fondo, intersecandola solo in alcuni punti dove bisogna prestare attenzione a non essere di intralcio o rovinare i binari. Basta attenersi alle indicazioni sempre ben visibili e distribuite in abbondanza su tutto il percorso.

Vallone Saint BarthelemyIMG_1347

Nonostante il dislivello sia minimo si tratta di un’ escursione abbastanza lunga (16 km tra andate e ritorno) e consiglio di intraprenderla se ben allenati. Nulla vi vieta di percorrerne solo un pezzo ma a mio avviso il tratto più suggestivo è proprio quello in prossimità del Rifugio.

Vallone Saint BarthelemyVediamo ora qualche dettaglio logistico.

Dall’uscita autostradale di Nus si sale per la Valle di Saint Barthélemy fino a Porliod.

Trovate un ampio e comodo parcheggio in prossimità di un’area pic-nic.

Vallone Saint BarthelemyCome indicato dalla segnaletica il sentiero per il Rifugio Magià è il 14.

Vallone Saint BarthelemyAttenzione, non fate come me che presa dall’entusiasmo ho imboccato senza quasi pensarci il sentiero in salita, suggestionata dalle evidenti orme fresche che erano quasi un invito ad essere seguite.

Dovete percorrere la strada asfaltata e scendere fino alla frazione di Porliod.

Vallone Saint BarthelemyLa poderale ha inizio subito dopo la chiesetta. Qui trovate un altro parcheggio. In bassa stagione potreste trovare posto ma la capienza è limitata a 3-4 macchine, non di più.

Vallone Saint Barthelemy

Da ora in poi non ci sono più possibilità di errore. La pista battuta per le ciaspole è una ed una sola ed è sempre ben indicata lungo tutto il percorso.

Vallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyNel primo tratto si gode di una vista privilegiata sul Monte Emilius (3.559 mt) e la Becca di Nona (3.142 mt), che sovrastano il capoluogo di Aosta anche se, con il sole radente, la luce non le valorizza. Speravo di avere una luce più favorevole al ritorno ma era peggio dell’andata. L’ideale è salire la mattina presto, io invece ho imboccato il sentiero che erano quasi le 13,00.

Vallone Saint BarthelemySi superano alcune caratteristiche baite, Alpe di Tessiller e poco dopo l’Alpeggio di Vallorsiere. Dopo brevi tratti di sali scendi attraverso un ponticello sul fiume Saint Barthélemy, al termine del quale mi attende una breve salita.

Vallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyNon ero pronta allo spettacolo che si apre davanti ai miei occhi al termine della stessa. Complice una splendida giornata di sole e cielo terso, la neve fresca, nessun umano in vista…. Provo una gioia infinita!Vallone Saint Barthelemy

Un cartello indica che al rifugio mancano soli 20 minuti. Quasi mi dispiace l’idea di essere arrivata. Vorrei prolungare quelle sensazioni di stupore ed ammirazione per lo spettacolo che la natura mi sta regalando ancora per un po’. Rallento il passo, mi fermo in contemplazione e ringrazio l’universo per poter essere testimone di tanta bellezza. Non so se le foto riescono a trasmettere le emozioni provate, probabilmente solo in parte.

Vallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyRaggiunto il rifugio, entro per un caffè al volo e riparto subito. Sono già le 16,00 e anche se le giornate si stanno vistosamente allungando, la temperatura, non appena il sole cala è ancora pungente.

Vallone Saint BarthelemyVallone Saint BarthelemyDal rifugio partono diverse passeggiate di facile e media difficoltà. In questo caso il Magià potrebbe diventare una valida base intermedia di appoggio.

Al termine di questa giornata ammetto che sono distrutta ma tanto tanto felice.

Vallone Saint BarthelemyOggi la fatica, l’aria pulita e il paesaggio incontaminato hanno avuto sulla mia mente un effetto catartico.

Solo un anno fa tutto questo non sarebbe stato possibile, men che meno ora, quando mezza Italia è nuovamente in lock down serrato. Sono ben consapevole della situazione privilegiata in cui mi trovo e ringrazio ogni singolo giorno per avere la possibilità di vivere tutto questo. Ma nulla è frutto del caso. Ho fatto scelte consapevoli che sto portando avanti con sempre più convinzione.

Mi ripetevano:

“Ma tu non sai cosa vuol dire vivere in montagna in inverno, non è come in estate ”

“La neve, il gelo, le giornate corte e poi lassù, isolata in quella casa in mezzo al bosco, ma non hai paura?”

“Vedrai, quanto patirai la solitudine e tornerai in fretta in città”

Queste sono alcune delle frasi che per tutto l’autunno mi sono sentita ripetere da amici e conoscenti quando ho annunciato loro che avevo prolungato l’affitto della casa per tutta la stagione invernale, approfittando della possibilità di lavorare ancora da remoto a tempo pieno.

Riporto un paragrafo del bellissimo libro di F.Faggiani “La manutenzione dei sensi” tra le cui pagine mi sono immersa proprio in queste sere davanti il camino scoppiettante e che è molto più bravo di me ad esprimere quello che ho dentro.

“Per qualche tempo ero rimasto in attesa dell’onda di ritorno. All’inizio il flusso che ti culla e ti trasporta corre via liscio nel suo alveo, ma c’è sempre un momento in cui incontra un ostacolo solido, sbatte e ti si rovescia addosso. Insomma, probabilmente si sarebbe presentata l’ora del pentimento, del “chi me l’ha fatto fare”, del rimpianto per le comodità urbane, dell’incapacità di tenere testa alle burrasche d’ogni provenienza …

… Comunque l’onda di ritorno non era mai arrivata. L’isolamento a noi piaceva. Molto. Lo consideravamo protettivo, rassicurante. Martino aveva trovato quella parte di mondo più consona alla sua indole, e io avevo soddisfatto un desiderio rimasto troppo a lungo in sospeso. Facevamo entrambi quel che piaceva fare, eravamo come ci piaceva essere. Vivevamo defilati, comunque liberi e con quanto ci serviva davvero. Questo ci teneva a distanza da numerosi problemi. Molte cose, che in città sembravano indispensabili, qui, immersi nei boschi, spesso si erano rivelate superflue, ingombranti o, peggio ancora inutili. Non avevamo mai molta gente intorno, ma non ci sentivamo per niente soli. Consideravamo i tramonti, le luci, i caprioli, l’odore dell’erba, la neve, i fulmini, gli scoiattoli accasati tra la legna da ardere, il volo acrobatico dei corvi, le forme delle rocce e degli alberi e la solitudine, come elementi di un grande spettacolo riservato solo a noi e ogni giorno diverso. La nostra vita in pochi mesi ci sembrava già meno inadeguata.”

Credo non serva aggiungere altro.

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