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Valle d’Aosta – Escursione nel Vallone di Levionaz

Questa escursione in Valsavarenche, all’interno del Parco del Gran Paradiso, mi è stata consigliata da un lettore del blog, non faccio nomi per questione di privacy ma se mi sta leggendo saprà sicuramente riconoscersi. Quindi pubblicamente e ufficialmente GRAZIE per avermi fatto scoprire quello che ho soprannominato “Il Parco gioco dei fotografi”

Quello di Levionaz è un vallone appartato, ancora poco frequentato da bipedi ma pullula di stambecchi, camosci e marmotte. Motivo per cui, per questo trekking, sono partita armata di reflex e super tele, consapevole della fatica e dello sforzo in più che avrebbe richiesto portarsi appresso l’attrezzatura completa.

Il cuore del Gran Paradiso è la località di Pont, dove partono le escursioni più gettonate come il Rifugio Vittorio Emanuele, il Rifugio Chabod e il Nivolet.

Il punto di partenza per raggiungere il Vallone di Levionaz è molto prima, località di Eaux Rousses.

Eaux RoussesIl nome di questo villaggio è dovuto dall’acqua ferruginosa che in trova in zona e ne avrò subito una prova. Questa è una sorgente ben visibile all’inizio del sentiero se volgete lo sguardo sul versante opposto, esattamente sopra le case che compongono il villaggio di  Eaux Rousses.

Eaux Rousses

Lasciata l’auto nel piccolo parcheggio all’ingresso del paese, attraverso il ponte sopra il torrente Savara e imbocco il sentiero sulla sinistra, ex strada reale di caccia, che sale a zig zag in un bosco di larici e abeti rossi.

Vallone di LevionazIn autunno è un tripudio di tutte le sfumature più calde che la vostra fantasia possa richiamare. Ho avuto anche la fortuna di calpestare la prima neve della stagione, che in alcuni tratti ricopriva il cammino.

Vallone di Levionaz

Il sentiero è unico, non avete la possibilità di sbagliare, basta continuare a salire. La segnaletica indicava 1 ora e mezza per raggiungere Levionaz Dessus, sarà stata l’attrezzatura che mi portavo appresso ma ammetto di avere impiegato almeno un’ora in più e facendo non poca fatica. Ok, se devo essere sincera fino in fondo ho passato metà del tempo ad imprecare contro me stessa per essermi zavorrata a quel modo. Durante la salita non ho fatto nessun avvistamento e iniziavo a pensare che tutta la fatica sarebbe stata vana. Ad un certo punto ho addirittura pensato di nascondere dietro un cespuglio il super tele che da solo pesa più di 1 kg ma è stato un momento di black out durato una frazione di secondo, e per fortuna, aggiungo con il senno di poi.

Affaticata e scorata raggiungo Levionaz Dessus e il casotto dei guardaparco. Proprio in quel momento incontro un altro escursionista, armato fino ai denti molto peggio di me, lui aveva pure il cavalletto. Aveva gli occhi che gli brillavano, segno che una bella sorpresa stava per attendermi. Scambiamo un veloce saluto e mi conferma quello che il suo sorriso mi aveva suggerito. Mi anima a proseguire.

Allungo il passo, ritemprata nel corpo e nello spirito, letteralmente animata da un’energia nuova, l’adrenalina della scoperta.

Intanto il Vallone di Levionaz si apre ai miei occhi, remoto e silenzioso, sotto il velo leggero della prima neve. In una parola, selvaggio. Uno spettacolo!

Vallone di Levionaz Incontro un altro gruppo di fotografi che molto gentilmente mi forniscono un paio di dritte e consigli su dove è meglio appostarsi. Mi devo arrampicare su di un costone sassoso, il sentiero che conduce alla casa di caccia, se siete esperti della zona.

Se non me lo avessero indicato forse non mi sarei mai spinta lassù e mi sarei persa “tanta roba”…. Italiano poco forbito tuttavia so di aver reso l’idea. Un nutrito gruppo di stambecchi si stava rilassando al sole. Non erano minimamente disturbati dalla mia presenza, anche se ho sempre cercato di mantenere la giusta distanza. Quando superi la loro comfort zone te lo fanno capire iniziando a sbuffare e a quel punto è giusto, per rispetto, indietreggiare.

Vallone di LevionazPer una serie di motivi la mattina ero partita tardi, nonostante le intenzioni fossero diverse. Questo ritardo mi ha permesso di godermi questo momento in solitaria. Tutti gli escursionisti e fotografi erano già sulla strada del rientro e avevo tutto il campo per me. È stato un momento magico. Ma l’emozione più grande della giornata l’avrei vissuta da li a poco. Ero accovacciata su di una roccia, che usavo come appoggio per il famoso super tele che stava egregiamente svolgendo il suo lavoro. Ovviamente la fatica per averlo portato fin li è stata presto dimenticata e pensate se lo avessi abbandonato poco più sotto come mi era balenato in un momento di tilt celebrale, ora mi sarei mangiata le mani!

Ebbene, ero accovacciata su questo masso concentrata ad inquadrare lo stambecco con le corna più grosse che avessi mai visto, quando improvvisamente avverto una sorta di presenza dietro di me. D’istinto mi alzo in piedi e alzo la testa. Sopra di me, a pochissimi metri, plana un uccello enorme, dalle piume rosse sul petto. È stata una frazione di secondo, era così vicino che ho quasi percepito lo spostamento d’aria. Avete intuito cos’era? Un GIPETO. Si è trattato del mio primo avvistamento e credo che non avrò più l’occasione di osservarlo così da vicino.  È rimasto a volteggiare un paio di minuti sopra il vallone fino a sparire dalla vista. Ho provato a fotografarlo ma con scarsi, scarsissimi risultati. Come si dice, le foto migliori sono quelle che facciamo con gli occhi! Beh, quella scattata nel momento in cui mi è planato sopra la testa credo sarebbe meritevole de partecipate al Wildlife Photographer of the Year e forse anche di vincere 😊

Da quel posto magico non me ne sarei più andata ma erano le 16,30 passate e si stava facendo tardi.

Nel frattempo il vallone. poco più sotto, si era riempito di camosci. Mi fermo a scattare qualche foto tuttavia non posso trattenermi troppo.

Vallone di LevionazDopotutto è già stata una grande grandissima giornata e scendo anch’io con il sorriso che avevo visto illuminare il viso del primo escursionista che incontrato. Anzi, qualcosa mi dice che il mio in questo momento è ancora più luminoso.  Non capita tutti i giorni di vedere un gipeto. Vi posto una foto trovata su internet per farvi capire la bellezza di questo rapace e l’emozione che posso avere provato.

@ immagine presa dal web
@ immagine presa dal web

A dirla tutta, a distanza di giorni ho razionalizzato il momento e non escludo che si fosse avvicinato così tanto credendomi una papabile preda, tutta rannicchiata su quel sasso com’ero. Nel momento in cui mi sono alzata deve avere capito che non rientravo tra i suo piatti preferiti ed è passato oltre. Sia come sia, tutte le volte che ci penso mi batte forte il cuore.

In genere sono solita fornire resoconti molto dettagliati delle escursioni, questa volta visto la semplicità del percorso, ho preferito lasciare spazio alle emozioni e non escludo che possano seguire altri post sui generis. Vi saluto con una gallery della giornata.

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