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Botswana, safari nella Moremi Game Reserve

La Moremi game Reserva è una riserva istituita nel 1965, di dimensioni più contenute rispetto al Parco Chobe ma i suoi 3.000 kmq ci hanno regalato avvistamenti memorabili. È il posto giusto per entrare in contatto con la natura incontaminata del Botswana, dormire in tenda ed addormentarsi cullati dai rumori delle notti africane. È consigliato soprattutto agli amanti del bird-watching in quanto ospita un numero incredibile di volatili. Io stessa, e con grande sorpresa, ho iniziato ad appassionarmi al genere.

Moremi Game ReserveMoremi Game Reserve

A Moremi pernotteremo due notti.

Il truck su cui abbiamo viaggiato fino a Maun rimarrà parcheggiato presso l’Audi Camp e qui lasceremo il nostro bagaglio principale. Due autisti della Delta Sure Safaris, compagnia con sede a Maun e con cui collabora la Kiboko, ci vengono a prelevare al campo con due jeep 4×4. Partiamo con uno zainetto a testa che contiene il minimo indispensabile per i prossimi due giorni. Presso il camp a Moremi non avremo elettricità per cui ho approfittato della notte per caricare la batteria dalla macchina fotografica (comprese quelle di scorta). Reflex e obiettivi vari saranno gli unici oggetti di cui avrò davvero necessità a Moremi. Mi sto piano piano rendendo conto di quante cose inutili e superflue sono abituata a portarmi appresso quando sono in giro. E dire che il borsone che ho preparato per questo viaggio pensavo fosse già ridotto all’osso ma grazie al trasferimento a Moremi realizzo che si può fare ancora di meglio.

Entriamo al South gate e ci spostiamo verso l’area Khwai, dove verrà allestito il nostro camp. È una zona del parco fantastica, proprio a ridosso del fiume, popolato da ippopotami e alligatori. Veniamo intimati a non allontanarci per nessun motivo dal campo, soprattutto di notte. Se avessimo il bisogno impellente di andare in bagno possiamo farlo ma sempre muniti di torcia e facendo bene attenzione a cosa c’è in giro. E se durante la notte, sentissimo dei rumori strani, non siamo autorizzati ad uscire per nessun motivo dalle nostre tende. Io di rumori sospetti durante le due notti a Moremi ne ho sentiti davvero tanti ma non mi sono mai sentita in pericolo, tutt’altro. Un contatto cosi diretto ed intimo con la natura era esattamente quello che cercavo e sono grata a tutto los staff per avermi fatto vivere questa esperienza facendomi sempre sentire a mio agio e protetta. Pranziamo nel campo, sempre allestito in tempo zero e con una facilità che mi lascia tutte le volte di stucco. Nel tempo in cui io apro una banale seggiola da campo, loro hanno già montato una tenda!

Nel pomeriggio ci attende il primo game drive ufficiale a Moremi, anche se arrivando al campo abbiamo già avvistato decine e decine di elefanti, giraffe e zebre.

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Ecco il Botswana che mi aspettavo, con la sua natura che ci regala continuamente nuove emozioni e già so che una volta a casa sentirò il bisogno di ritornare il prima possibile.

Moremi Game Reserve

Trascorriamo una piacevole serata attorno al fuoco, appagati dall’ottima cucina di Bryan che oltre ad essere un eccellente cuoco si rivela essere anche un grande intrattenitore. Ci racconta diversi aneddoti frutto della sua lunga esperienza in questo settore e non perde occasione per metterci in guardia da eventuali pericoli. Siamo in un camp senza recinzioni dove gli animali sono liberi di muoversi e di cacciare, in particolare la notte. Per evitare ospiti indesiderati ci chiedono di non tenere cibo nelle tende, nemmeno eventuali snack che potremmo avere con noi. Le iene in particolare sono attirate da tutto ciò che è commestibile. È sempre una buona norma tenere la cerniera dell’ingresso della tenda chiusa, al fine di evitare che animali come serpenti o scorpioni di introducano senza che ce ne accorgiamo. Tutte queste precauzioni mi sembravano esagerate finchè non ho visto un pitone lungo quasi 2 metri a poca distanza dal nostro camp e quando, di notte. mentre cercavo un angolino da utilizzare come bagno mi sono ritrovata faccia a faccia con un Honey Badger una specie di grosso tasso che mi soffiava irritato. È ovvio che molti racconti ci vengono riportati per creare la giusta suspense che una situazione come questa richiede ma non sono stati di certo inventati e un black mamba è davvero entrato in una tenda lasciata distrattamente aperta da un ospite!

L’indomani la giornata inizia prima del sorgere del sole, ci prepariamo per il nostro game drive mattutino. Un caffè per svegliarci e partiamo tutti imbacuccati a bordo nei 4×4. Fa un freddo esagerato e rimpiango tutti gli strati che ho lasciato a casa pensando fossero superflui. Quando si ha freddo per davvero nessuno strato è di troppo. mi raggomitolo su me stessa cercando di farmi piccola piccola nel tentativo di disperdere meno calore possibile. Le jeep sono aperte e l’aria la mattina taglia letteralmente la faccia. Finché non escono i primi delicati raggi del sole non c’è verso di scaldarsi.

Moremi Game ReserveMoremi Game Reserve

Torniamo all’albero dove ieri avevamo trovato i resti della cena di un leopardo e come B-Beta, la nostra guida, aveva ipotizzato lo troviamo appisolato di fianco a quel poco che resta della sua preda.  È un animale meraviglioso. È semi nascosto dalle foglie ma B-Beta con abili manovre riesce a regalarci una prospettiva eccezionale. Il rumore del motore sveglia il leopardo che alza la testa e controlla dall’alto del ramo su cui è appollaiato che sia tutto ok prima di chiudere nuovamente gli occhi.

Moremi Game Reserve Moremi Game ReserveMoremi Game ReserveScatto a raffica per non perdermi nemmeno un fotogramma, sono al mio quarto safari ma questo è il primo leopardo che riesco a vedere cosi distintamente. Siamo ancora frastornati da questo avvistamento quando, spostandoci verso un’area diversa, ci imbattiamo in un magnifico leone maschio. È seduto placido a bordo strada e non sembra disturbato dal nostro arrivo.

Moremi Game ReserveSembra quasi posare per noi come un gattone ma non appena apre le fauci il suo ruggito lacera il silenzio e ci riporta alla realtà; è talmente potente che sento quasi il terreno vibrare. Ora è chiaro chi comanda. B-Beta ci spiega che è un richiamo per le leonesse ma non significa che siano nei paraggi. Il ruggito del leone può essere udito anche a 7 km di distanza e B-Beta sostiene che al momento il suo richiamo non ha ricevuto alcuna risposta. Deve esser davvero cosi perché ad un certo punto il leone si alza ed inizia a venire fiero verso di noi. Cammina lungo il fianco della jeep con la grazia e indifferenza tipica dei felini.

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Se avessi allungato la mano avrei potuto accarezzarlo. Vi ricordo che la vettura è aperta su tutti e quattro i lati. Solo talmente emozionata che non so più cosa fare: è meglio un video o continuo con le foto? E così finisce che non faccio né l’uno né l’altro e rimango come ipnotizzata ad osservare il leone che, criniera al vento, sparisce nel bush. Sembrava una star di Hollywood che sfila sul red carpet. Sono solo mancati gli applausi finali perché ci è stato intimato di non fare nessun rumore e secondo me eravamo tutti talmente rapiti dalla scena che ci siano fin dimenticati di respirare per diversi secondi.

Torniamo esaltati al camp per il brunch a base di uova, pancetta, fagioli e salsicce. Ci credete se vi dico che nel frattempo Bryan ha cotto del pane dolce con uvetta?

Nel pomeriggio ci attende un nuovo game drive. B-Beta è bravissimo e sono sempre più convinta che i driver sono dotati di una vista che nemmeno i super eroi possono vantare. Riesce a vedere e classificare animali che per me sono solo un puntino nero all’orizzonte e con lo stesso binocolo faccio fatica a distinguere. È persino riuscito a determinare dal movimento di due piume che un’aquila, per me lontana anni luce, stava mangiando un serpente. E cosi, effettivamente, era.

Il pomeriggio è la volta degli elefanti. Un nutrito branco con tanto di piccolini si stanno avvicinando ad una pozza d’acqua. Non riesco a distogliere lo sguardo da uno dei cuccioli le cui grosse orecchie sventolano all’aria come due bandiere. È evidente che rispetto a quelle degli adulti sono ancora molto sottili e morbide e sembra proprio l’elefantino della Walt Disney in procinto di spiccare il volo.Rimaniamo a lungo ad osservare questi enormi pachidermi mentre B-Beta ci fornisce interessanti informazioni sulle loro abitudini e cicli di vita.

Moremi Game ReserveMoremi Game ReserveMoremi Game ReserveMoremi Game ReserveCon le zampe immerse nel fango usano la proboscide come una gigantesca cannuccia. Sono così vicini che possiamo percepire il loro odore e udire distintamente l’aspirare delle proboscidi nell’acqua torbida. Quando si ritengono idratati a sufficiente, in una ordinata fila indiana lasciano la pozza d’acqua. È tempo anche per noi di rientrare al camp.

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Sulla via del ritorno non mancano ovviamente incontri ravvicinati con zebre, giraffe, gnu, impala e tanti altri animaletti cornuti (non vuole essere un’offesa) di cui ancora confondo i nomi: steenbok, waterbuck, puku, bushbuck, kudu, lechwe

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Tornati al camp troviamo Bryan intento a preparare una delle sue succulente cenette.

Prima di partire cercavo di immaginarmi come sarebbe stata la vita in campeggio e vi confesso che ero abbastanza preoccupata, soprattutto quando pensavo alla delicata questione del bagno. In realtà mi sono adattata da subito e anche se ci sono state giornate in cui ho rinunciato a docciarmi non mi è mancata nessuna comodità che un hotel mi potesse offrire. Si trova sempre un modo alternativo per arrangiarsi e non avrei mai pensato di mangiare così bene.

Mentre ceniamo la nostra attenzione viene catturata da forti rumori proveniente dal fiume che scorre a poca distanza dalle tende. Ci muoviamo cauti nell’oscurità finché la luce bianca della torcia elettrica illumina le sagome di 3 enormi montagne che giocano nell’acqua a pochi metri da noi. I loro barriti rompono il silenzio della notte e per un attimo ci fanno trasalire. Rimaniamo in silenzio a goderci quello spettacolo.

Dopo cena, ci sediamo attorno al fuoco per scaldarci e spronati dai numerosi avvistamenti della giornata ci facciamo coraggio e affrontiamo un argomento un tantino spinoso. Chiediamo maggiori dettagli sulla legge approvata qualche giorno prima della nostra partenza sulla riapertura della caccia agli elefanti in Botswana. A quanto pare sono così numerosi che stanno diventando un problema per la sicurezza dei villaggi e delle coltivazioni. Gli elefanti stanno al Botswana come i cinghiali stanno al nostro appennino. È un tema controverso e non è questo il luogo per affrontarlo ma non vi sarà difficile immaginare che agli occhi di una europea, venuta in africa per un safari, l’approvazione di questa legge è tanto sconveniente quanto crudele.

Ho volutamente lasciato a questo post uno stile diaristico, semplicemente trascrivendo gli appunti presi sul campo nel tentativo di trasmettervi le emozioni vissute in prima persona nel modo più diretto possibile. Ma forse più che tante parole saranno le foto a farvi fantasticare. Spero di aver raggiunto il mio scopo e avervi fatto viaggiare assieme a me.

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