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Curiosa, entusiasta, sempre in movimento. Da quando ho iniziato a viaggiare non ho piu smesso! Se vuoi conoscermi meglio clicca sulla mia foto.

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TRENTINO: Trekking al Lago Antermoia

Cosa succede quando la vita in città assomiglia sempre di più ad un girone dell’ inferno dantesco e i tuoi genitori in vacanza a Moena, in Trentino Alto Adige, ti provocano giornalmente con magnifici reportage fotografici delle loro escursioni?

Facile, li raggiungi per il week end!

Il mio cuore è rimasto in Val d’Aosta, ed ho fatto un lavaggio del cervello tale a quelli con cui ho avuto modo di parlarne da indurre tutti a sospettare di essere stata assunta dall’Ente del Turismo di Aosta. Nulla di tutto questo per ora, ma nel dubbio ho già prenotato un week end a La Thuile per Settembre. Ve ne parlerò a tempo debito.

Oggi rimaniamo in Trentino, che offre panorami ed escursioni di tutto rispetto! Gli impegni di lavoro non ci hanno permesso di partire prima di venerdì sera ma anche con soli 2 giorni siamo riusciti ad organizzare escursioni a dir poco spettacolari!

Partiamo dunque da quella più lunga e impegnativa che abbiamo riservato per il sabato: dal Rifugio Vajolet al Lago Antermoia attraverso il Passo del Principe.

Quella che vi propongo oggi è un escursione entusiasmante e altamente soddisfacente dal punto di vista paesaggistico ma adatta ai polpacci più allenati.

Siamo nel cuore della Val di Fassa ai piedi del magnifico gruppo del Catinaccio.

Da Pozza di Fassa prendiamo il comodissimo bus navetta e raggiungiamo il Rifugio Gardeccia. Salire sulla corsa delle 8,30 mi sembrava uno scrupolo eccessivo ma la camminata che ci attende è lunga ed impegnativa e i bus navetta, anche se frequenti, si riempiono in fretta.

In alternativa potete raggiungere il Rifugio Gardeccia (1.951 mt) con la funivia del Ciampedie e poi incamminarvi a piedi, dista circa 40 minuti. In ogni caso l’accesso al Gardeccia è vietato alle auto non autorizzate.

Arrivati al Gardeccia ci concediamo giusto il tempo di un caffè al volo prima di iniziare la nostra salita. Non hanno previsto pioggia ma i nuvoloni minacciosi che coprono le cime del gruppo del Catinaccio ci inducono a pensare il contrario. Ovviamente il giro che abbiamo ipotizzato potrà essere portato a termine solo se il tempo non peggiora; è vero che amiamo camminare ma non dobbiamo scontare nessuna pena e in caso di pioggia forte alcuni tratti potrebbe rivelarsi un tantino pericolosi! Valuteremo il da farsi strada facendo.

Prima tappa indiscussa: Rifugio Vajolet (2.243 mt), che raggiungiamo grazie una larga mulattiera, di un bianco accecante nonostante le nuvole e contraddistinta dal segnavia 584. Questo primo tratto è il più trafficato, essendo percorribile da tutti è anche uno dei più gettonati della Val di Fassa.

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Il massiccio del Catinaccio sarà un presenza costante lungo tutto il tragitto anche se la cima è prevalentemente oscurata da minacciosi nuvoloni scuri. Ma nei rari momenti in cui le nuvole si diradano, rivelano un blocco granitico maestoso. Il blocco del Catinaccio è anche conosciuto dagli abitanti del luogo come Rosengarten, ovvero “giardino delle rose”. Secondo un saga popolare, qui un tempo si trovava il famoso giardino delle rose di Re Laurino.

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Continuiamo a salire, con un dislivello di circa 300 metri, fino ad intravedere tra le nuvole il minuscolo Rifugio Preuss, che domina la valle sottostante. Ricorda un rifugio di monaci tibetani e i numerosi corvi che volteggiano sopra il tetto sembrano quasi attendere il nostro arrivo. Un atmosfera un tantino surreale, non trovate?

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L’ultima parte del sentiero è sicuramente quella più dura ma ormai siamo arrivati.

Di fianco al minuscolo Preuss si erge con le sue imposte di un colore azzurro acceso il Rifugio Vajolet.

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Da qui dipartono due sentieri principali: quello che va a Passo Principe e quello che porta al rifugio Re Alberto ma bisogna inerpicarsi per un sentiero molto impervio e visto il tempo ancora incerto optiamo per il Passo Principe, segnavia n. 584.

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Salendo, la mole del Catinaccio si fa sempre più imponente. Incute una certa reverenza.

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Il sentiero sale dolce fino a raggiungere un’ irta serpentina.

Proseguendo a zig-zag si raggiunge il Rifugio Passo Principe (2.600 mt)

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Grazie alla presenza di ben 6 mufloni, sulla parete rocciosa di fronte a noi, non ci rendiamo quasi conto della pendenza del tratto finale, siamo troppo eccitati ed intenti a “sbinocolare”; avanziamo quasi senza rendercene conto. Certe magie, solo la natura è in grado di farle accadere!

Eccoci al Rifugio Principe, addossato alla parete rocciosa e a pochi metri dal passo stesso.

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Ci concediamo una pausa ed ingurgitiamo voracemente il pranzo al sacco che ci eravamo portati. È giusto far riposare un attimo le gambe ma la curiosità e l’entusiasmo del momento ci spingono a rimetterci quasi subito in marcia. Il Rifugio poi, nonostante non sia una camminata brevissima, è sovraffollato di persone ululanti che ci fanno passare in fretta la poesia del momento. Alle volte penso che dovrebbero multare chi ha un tono di voce più alto del bisbiglio, e in montagna più che in ogni altro posto, questa regola dovrebbe essere applicata con rigore.

Ci spostiamo sul sentiero alla destra del rifugio, su di un ripido pendio roccioso che conduce al Passo Antermoia (2.770 mt)

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Qui in alcuni punti bisogna aiutarsi anche con le mani e per non perdere la concentrazione cerco di focalizzarmi sul sentiero di fronte a me, guardare in basso mi fa un certo effetto ma non posso non volgere lo sguardo al Rifugio Principe e compiacermi del tratto che mi sono appena lasciata alle spalle. Well done!

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Dopo tanto salire è ora tempo di scendere.

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Scendiamo nel Valon Antermoia, davanti ai nostri occhi si apre un vallone pietroso, pianeggiante e malinconico, una sorta di Death Valley montana. P1010601

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Raggiungiamo il Lago Antermoia; leggenda narra, fosse il luogo di ritrovo delle streghe della Val di Fassa e tenuto conto dell’atmosfera quasi surreale che respiriamo, la leggenda non deve essere del tutto infondata.

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Eccoci arrivati al Rifugio Antermoia (2.497 mt)

Qui la pace regna sovrana e ci concediamo una pausa dolce prima di affrontare l’ultimo pezzo della nostra escursione.  Ci aspettano ancora diverse ore di cammino e un fetta di torta è il mio miglior carburante prima di rimettersi in marcia.

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Prendiamo come riferimento il segnavia nr. 580, ma ci voltiamo spesso a dare un ultimo sguardo al Rifugio Antermoia e al suo Lago, di cui ormai si intravede giusto un pezzettino.

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Il paesaggio è di una bellezza struggente ma il panorama che tra poco si aprirà davanti ai nostri occhi non è da meno! Se esiste un paradiso lo vorrei con questo sfondo.

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Da qui si domina tutto: Passo Pordoi, Col Rodella, Col de Rossi, Passo Fedaia, Sasso Lungo, Sasso Piatto, Alpe di Siusi, la Marmolada…!

Non posso che contemplare estasiata lo spettacolo dinnanzi a me sognando già un ritorno in questo ambiente magico.

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Attraverso un sentiero ghiaioso scendiamo nella Val di Dona fino a raggiungere un grande pianoro erboso, con avvallamenti così dolci da sembrare un tappeto di velluto.

Seguendo il segnavia 578 scendiamo per la Val de Udai fino Mazzin, ultima tappa della nostra avventura odierna.

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La discesa non sarà meno faticosa della salita, anzi….quando raggiungiamo l’ultimo cartello che indica ancora mezz’ ora di cammino siamo presi dallo sconforto. Sono quasi le 18,00 e camminiamo dalle 10,00 di questa mattina, fate i vostri conti…ma come dico sempre, meglio trascorrere 8 ore camminando che seduti davanti un monitor in ufficio 😉

Sarete d’accordo con me nell’ affermare che la fatica della giornata è stata ampiamente ripagata dai panorami mozzafiato in cui ci siamo immersi.

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E a conclusione di giornata, di per sé già perfetta, ci aspetta un tavolo prenotato nella graziosa Malga Roncac, appena sopra Moena. Una locale delizioso curato nei minimi dettagli, che propone i piatti tipici della zona. Superlativo.

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Vi segnalo anche l’Hotel dove abbiamo soggiornato: Hotel Garni San Nicolò, a Pozza di Fassa.

L’unico rimpianto? Esserci rimasti solo 2 giorni!

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