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Padova, la città dei 3 senza

Padova è una città del Veneto poco distante da Venezia ma se a Venezia siete stati sicuramente più volte, Padova tende a rimanere un po’ nell’ombra. Eppure, un celebre detto popolare recita “Venezia la bella, Padova sua sorella” a conferma che anche Padova è una città ricca di storia e cultura.

Padova ha suscitato la mia curiosità grazie ad alcune foto che ho notato su instagram, social che ultimamente sta diventando la mia principale fonte di ispirazione per week end fuori porta, sia culturali che nella natura. Così, in occasione del compleanno di mia mamma, si è presentata la scusa perfetta per andare in esplorazione.

Padova è stata veramente una piacevole scoperta. Una città elegante, ricca di testimonianze dell’arte medioevale e rinascimentale, con un centro storico molto carino e vivace. A Padova si respira un’atmosfera particolare, tipica di una città universitaria in continuo fermento ma che allo stesso tempo convive e si fonde con tradizioni millenarie.

Inizio a documentarmi in rete per capire come strutturare al meglio il week end e scopro una curiosità su questa città. È soprannominata la città dei 3 senza: il santo senza nome, il prato senza erba e il caffè senza porte. Capiamo il motivo di questo curioso gioco di parole.

Santo senza nome: il santo patrono di Padova è San Antonio ma la Basilica a lui dedicata è nota a tutti semplicemente come la Basilica del santo. Sant’Antonio era un frate francescano di origine portoghese che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Padova, dove morì. Era un frate molto amato dai cittadini, in particolare dai ceti meno abbienti. Dal suo arrivo si era infatti impegnato senza sosta per combattere la corruzione e lo strozzinaggio. Nella Basilica eretta in suo onore sono conservate le sue reliquie e ogni anno diventa meta di pellegrinaggio di milioni di fedeli. Padova, è una delle più importanti mete di turismo religioso al mondo ed è anche nota come “Città del Santo” ma, appunto, senza mai necessità di specificarne il nome.

Prato senza erba: si fa riferimento a Prato della Valle, una piazza della estensione di 90mila metri quadrati. La sua ampiezza l’ha fatta entrare di diritto nella classifica delle piazze più grandi d’Europa, seconda solo a Piazza Rossa di Mosca. Un tempo questo era un terreno paludoso, bonificato e riqualificato dal podestà Andrea Memmo. L’attuale nome Prato della Valle deriva dal toponimo Pratum, ovvero un ampio spazio usato a scopi commerciali, come il mercato di bovini e animali di grossa taglia. Uno spazio che poteva essere erboso ma non era il caso di Prato della Valle.

Caffè senza porte: lo storico Caffè Pedrocchi, realizzato nell’800 dall’architetto Giuseppe Japelli, divenne un rinomato luogo di incontro per accademici, intellettuali e uomini politici, anche di fama internazionale. Il caffè era noto come “il caffè senza porte” proprio perché aperto sia di giorno che di notte. Solamente nel 1916 iniziò a chiudere la sera; si temeva che le luci del locale potessero fornire agli austriaci, che stavano assediando e bombardando la città, importanti punti di riferimento.

L’itinerario che sto per raccontarvi ci ha tenuto occupate per un week end ma ce la siamo presa con molta calma perché non avevamo voglia di fare le corse da un museo all’altro; se avete a disposizione una sola giornata non vi preoccupate, riuscirete ugualmente a visitare i principali luoghi di interesse che la città di Padova ha da offrire, solo dovrete tenere un passo più spedito.

PADOVA – ITINERARIO DEL PRIMO GIORNO

Raggiungiamo Padova in treno. Essendo quasi mezzogiorno per velocizzare i primi spostamenti prendiamo un taxi e ci facciamo portare in Hotel. Impieghiamo poco meno di 10 minuti. Alloggiamo presso l’Hotel Il Prato, proprio di fronte a Prato della Valle. L’Hotel era raggiungibile anche con il tram che attraversa il centro storico da nord a sud (o con una passeggiata di una mezz’oretta) ma per praticità abbiamo preferito la prima soluzione.

Al nostro arrivo le camere non sono ancora pronte, ci limitiamo a lasciare il nostro mini bagaglio in reception e grazie alla cartina fornitaci dall’Hotel raggiungiamo la Basilica del Santo, distante pochi minuti a piedi. Questo è un dettaglio che amo, mi piace avere una cartina cartacea su cui scarabocchiare il mio percorso e le tappe principali.

Padova, Basilica del Santo

La Basilica, anche da lontano, è di un certo impatto. Una grandiosa costruzione in stile romanico – gotico con 8 cupole orientaleggianti e campanili. È veramente notevole sia come dimensioni sia per i decori degli interni.  Non poteva essere altrimenti, visto che la Basilica ospita le reliquie di Sant’Antonio, il Santo tanto caro ai padovani. Purtroppo, non è possibile fare foto agli interni, ad accezione di un piccolo chiostro da cui si accede dall’interno della basilica stessa. È molto grazioso, vi consiglio questa breve deviazione. L’ ingresso alla Basilica è gratuito. Padova, Basilica del SantoPadova, Basilica del SantoPadova, Basilica del Santo

Terminata la visita della Basilica del Santo, imbocchiamo Via San Francesco e ci dirigiamo verso il centro storico. Orientarsi in città è molto facile, il centro è raccolto e ben indicato. E se dovesse piovere non temete, Padova vanta ben 12 km di portici, potrete godere delle bellezze della città senza la scomodità di passare l’intera giornata sotto l’ombrello.

Padova, centro storico

Dopo pranzo, sempre a piedi, raggiungiamo le due piazze principali della città: Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta. Come suggerisce il nome stesso qui un tempo si svolgeva il mercato della frutta e della verdura. In Piazza delle Erbe troviamo ancora banchi di frutta e verdura mentre Piazza della Frutta adesso ospita un mercato in cui si vendono prevalentemente abiti. Anche le vie circostanti a queste due piazze rimandano alle attività commerciali che avevano in origine: osti, macellai, fabbri. Ogni via aveva una funzione specifica. Le due piazze sono unite dal “Canton delle busie”, un piccolo passaggio coperto dove nell’antichità gli imbroglioni e i debitori venivano colpiti sulla schiena con una corda, che rimaneva appesa ad alcuni anelli infissi nel muro come monito.

Padova, centro storicoPadova, centro storicoPadova, centro storico

Su Piazza delle Erbe si affaccia il palazzo più imponente simbolo di Padova, il Palazzo della Ragione, edificato nel 1218 per ospitare la sede del tribunale cittadino. In città è noto anche come il “Salone” trattandosi di un unico grande ambiente.

Da qui il Mercato sotto il Salone, ovvero lo storico mercato coperto dove trovare formaggi, salumi, prosciutti, carni, pesce, vino, frutta e verdura; e se non dovete fare la spesa vi consiglio comunque una passeggiata tra queste botteghe, vivrete un’esperienza olfattiva inebriante.

Rimandiamo la visita del Palazzo della Ragione a domani, oggi preferiamo passeggiare random per respirare la città e famigliarizzare con essa. Il percorso che vi sto illustrando si può percorrere ovviamente anche in una giornata sola, avendo l’accortezza di arrivare a Padova la mattina presto e tenendo un passo più spedito di quanto non faremo noi.

Proseguiamo verso Piazza dei Signori, il salotto di Padova, dove ci si ritrova per bere il famoso spritz.

Padova, centro storico

La piazza è sovrastata dalla imponente Torre dell’orologio, edificio di origine medievale, primo esemplare del suo genere in Europa. La Torre fu edificata tra il 1426 e il 1430 sulle rovine della porta orientale della Reggia Carrarese, residenza e sede del governo dei signori che allora governavano in città.

Padova, centro storico

La torre è alta 30 metri ed è suddivisa in 5 diversi piani interni. 3 piani contengono il prezioso meccanismo dell’orologio, gli altri due erano la residenza del maestro orologiaio, custode e manutentore. Ad essere precisi non si tratta di un semplice orologio che batte le ore, si tratta di un Astrario, indica quindi anche le stagioni, i giorni e i mesi, anche se non è super preciso. Un osservatore attento noterà che manca il segno zodiacale della bilancia. La leggenda popolare narra che Dondi, costruttore dell’orologio, insoddisfatto nella ricompensa economica ricevuta per il suo lavoro, decise di rimuovere il segno della bilancia simbolo di equità e giustizia ma per quanto divertente è una storia priva di fondamento storico. Documenti attestano che l’orologio al momento della costruzione conteneva il segno della bilancia ma venne rimosso nel ‘700 per volere dell’abate Bartolomeo Toffoli, per allineare l’orologio al sistema zodiacale pre-romano a cui si ispirava e nel quale le costellazioni dello Scorpione e della Bilancia erano unite in una sola.

Prenotando una visita guidata è possibile visitare gli interni della torre e quindi osservarne da vicino il suo complicato meccanismo.

Raggiungiamo ora il Duomo di Padova, fu costruito a partire dal 1522 su progetto di Michelangelo Buonarroti e dedicato a Santa Maria Assunta. Dopo aver visitato la Basilica del Santo il Duomo risulta un po’ spoglio, anche se l’interno è ampio e armonioso. L’ingresso è gratuito.Padova, centro storico

Molto più interessante è sicuramente il Battistero, adiacente al Duomo. Il ciclo di affreschi di Giusto de’ Menabuoi che adornano le pareti e la cupola sono considerate un capolavoro, purtroppo in questo momento sono in fase di restauro ed sono parzialmente coperti da ingombranti impalcature.  L’ingresso al Battistero è a pagamento (€3 a persona) oppure gratuito con la Padova Card.

Ci buttiamo nel Ghetto, ovvero nel dedalo di strette strade con le tipiche case torri che compongono il quartiere ebraico di Padova. ll ghetto, “Loco stabile et separato, deputato agli Ebrei; né alcun cristiano in quello possi star, overo tegnir botéga“, come recita un avviso del 1603, era chiuso di notte da quattro porte sorvegliate ciascuna da un ebreo e da un cristiano, pagati dalla Comunità ebraica. Venne abolito nel 1797, anno in cui gli ebrei furono dichiarati liberi e uguali.

È tempo di una pausa golosa e senza indugi entriamo nello storico Caffè Pedrocchi per assaggiare il famoso caffè alla menta.   Antonio Pedrocchi, figlio di un caffettiere bergamasco, commissiona al noto architetto veneziano Giuseppe Jappelli l’ampliamento del piccolo caffè ereditato dal padre. Doveva diventare il Caffè “più bello della terra”. Il locale inaugura nel 1831, affiancato poi nel 1836, dal Pedrocchino, un elegante costruzione neogotica destinata alla pasticceria. Il caffè era aperto giorno e notte e divenne da subito il luogo di ritrovo prediletto di politici, artisti e letterati dell’epoca. Stendhal nella prefazione del suo romanzo “La certosa di Parma” scrive: “È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia”. La caffetteria accoglieva anche studenti squattrinati che potevano fermarsi senza consumare. La caffetteria è articolata in tre sale principali, che prendono il nome dal colore della tappezzeria. La Sala Rossa è quella centrale con l’elegante banco di marmo, la Sala Bianca dove trovate due importanti testimonianze storiche, il foro nel muro provocato da un colpo di fucile esploso l’8 febbraio 1848 nel corso di una insurrezione contro l’esercito dell’Impero Austriaco e una targhetta che riporta incisa la prefazione della “Certosa di Parma” di Stendhal.  E per finire la Sala Verde dove un tempo si sedevano gli studenti senza soldi per bere un bicchiere d’acqua e leggere il giornale. Da qui il detto “restare al verde”. Ancora oggi la Sala Verde è a aperta a chiunque voglia fermarsi e sedersi senza obbligo di consumazione.  Al piano superiore dell’edificio trovate il Piano Nobile, commissionato sempre a Japelli nel 1842 in occasione del IV Congresso degli scienziati italiani. Una successione di sale e saloni pensate per ospitare feste e spettacoli e decorate secondo il gusto dell’epoca. Il Piano nobile è visitabile e con la Padova Card l’ingresso è gratuito.

Padova, centro storicoPadova, centro storicoMa torniamo al nostro caffè alla menta. Sarò sincera. Sono una purista, amo il caffè forte e amaro. Questi caffè che vanno tanto di moda adesso, al ginseng o aromatizzati con cremine varie non sono la mia passione per tanto ero un po’ scettica ma trattandosi di una specialità del posto andava assolutamente provato. Il caffè Pedrocchi viene servito in tazza grande (da cappuccino per intenderci), allungato con cremina al latte e menta e polverizzato di cacao amaro. Non stupitevi se vi viene servito senza cucchiaino e senza zucchero. Così vuole la tradizione, non va mescolato e non serve zuccherarlo. Da subito mi colpisce la freschezza della menta, una freschezza non tanto di sapore, la cremina viene messa proprio fredda. Subito questa sensazione mi ha dato un po’ fastidio, anche perché caffè e cappuccino amo berli belli caldi ma una volta raggiunto il caffè, che ha sprigionato la sua aroma e il suo calore, ho capito che non stavo bevendo un semplice caffè, era una vera e propria esperienza sensoriale. Al banco costa 3€, certo non è economico ma se andate a Padova non venite via dalla città senza prima averlo provato. Io l’ho preso anche il giorno dopo da tanto mi è piaciuto.

Padova, centro storico

Mi raccomando, ricordate di ordinare un Pedrocchi e non un semplice caffè o un espresso. Non vi dico lo sguardo sconsolato del signore davanti a me che aveva ordinato 8 caffè ma senza specificare quale e quando gli hanno presentato 8 normali espressi ha capito che doveva avere sbagliato qualcosa.

Vicino vicino al Caffè Pedrocchi c’è Palazzo Bo, la sede dell’Università degli Studi di Padova dal 1943. È possibile prendere parte a visite guidate per vedere l’Aula Magna e la Sala de Quaranta, cosi chiamata per la presenza di 40 ritratti di studenti stranieri e dove si trova la cattedra di Galileo, che insegnò matematica e fisica dal 1592 al 1610. La visita termina con il Teatro Anatomico, il più antico che si sia conservato. All’interno di Palazzo Bo si trova anche la statua di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata nel mondo; si laureò in filosofia nel 1678 proprio qui a Padova. Le visite guidate al sabato si svolgono solo dalle 10,00 alle 11,00 della mattina e al momento non sono previsti tour la domenica. Arrivando con il treno alle 12,00 purtroppo non sono riuscita a partecipare ma mi sarebbe piaciuto molto.

Padova, centro storico

Da qui sempre a piedi raggiungiamo la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo (detta degli Eremitani) costruita nel 1276 e restaurata quasi nella sua interezze a causa dei gravi danni subiti durante la seconda guerra mondiale. Ci sono un paio di foto del 1944 che mostrano come i bombardamenti l’avessero ridotta ad un cumulo di macerie. L’ ingresso è gratuito ma se la visitate in una giornata di pioggia o in tarda serata dovrete probabilmente investire un paio di euri per l’illuminazione, essendo una chiesa già di per sé abbastanza buia.

Padova, centro storicoPadova, centro storico

Siamo a pochi passi dalla Cappella degli Scrovegni, uno dei motivi principali per venire a Padova (dopo il caffè Pedrocchi, naturalmente 🙂 !). IMPORTANTISSIMO: la visita va prenotata almeno con un giorno di anticipo, quindi nel momento stesso in cui decidete di andare a Padova andate sul sito della Cappella degli Scrovegni e acquistate il vostro biglietto. Sperare di trovare posto presentandosi direttamente alle casse non dico che sia impossibile ma molto rischioso e venire a Padova e non poter accedere alla Cappella degli Scrovegni sarebbe imperdonabile. Quindi, non partite senza prima essere certi di avere la vostra prenotazione in mano. La visita dura in totale 30 minuti ed ha un costo di € 16 a persona. L’ingresso è invece gratuito se acquistato assieme alla Padova Card, vi verrà addebitato solo € 1 per la prenotazione. Due parole sulla Padova Card che ho già citato alcune volte. È una carta disponibile in due formati, con una validità di 48 o 72 ore, che vi permetterà di usare tutti i mezzi pubblici, accedere gratuitamente o a prezzo ridotto alle principali attrazioni turistiche della città.

ATTENZIONE: Il biglietto di ingresso per la Cappella degli Scrovegni va ritirato presso la biglietteria almeno 30 minuti prima dell’orario da voi prescelto per la visita. Dovrete presentare la conferma che vi arriverà via email. Una volta scelto giorno e orario per la visita la prenotazione non è più modificabile Se per qualche motivo non riusciste a presentarvi la prenotazione non può essere cambiata, occorre acquistarne una nuova. Bene, fatte tutte le raccomandazioni del caso, posso procedere oltre.

Ritiriamo i nostri preziosi biglietti e approfittiamo per una visita ai Musei Civici agli Eremitani si trovano nello stesso complesso della Cappella degli Scrovegni e l’ingresso è incluso nel biglietto. I Musei Civici comprendono Museo Archeologico dove sono esposti reperti risalenti all’epoca paleoveneta, pre-romana e romana e il Museo d’Arte Medievale e Moderna dove sono esposte importanti opere realizzate tra il Trecento e l’Ottocento. Tra gli artisti si distinguono i grandi nomi di Canova, Tintoretto, Veronese, Tiepolo e molti altri. Il pezzo forte della collezione è il Crocifisso di Giotto, che prima si trovava sull’altare della Cappella degli Scrovegni. È una pinacoteca enorme, noi l’abbiamo visitata in maniera un po’ frettolosa ma una visita approfondita potrebbe occuparvi anche mezza giornata.

Padova, centro storicoPadova, centro storicoPadova, centro storicoPadova, centro storico

Il biglietto della Cappella degli Scrovegni include anche Palazzo Zuckermann, al lato opposto della strada, il quale ospita il Museo Bottacin e il Museo di Arti Applicate e Decorative. Noi però non siamo andate.

Nel frattempo, si sono fatte le 18,00. È ora di visitare la Cappella degli Scrovegni. Possono entrare un massimo di 25 persone alla volta. Ci accomodiamo in una sorta di camera di decompressione dove ci viene presentato un video introduttivo molto interessante per capire al meglio la visita che andremo ad effettuare.

Padova, centro storico

Stiamo per visitare uno dei massimi capolavori dell’arte occidentale, sicuramente il più importante.

La storia ha inizio il 6 febbraio 1300 quando Enrico Scrovegni, un ricchissimo banchiere padovano, acquista l’area della antica arena romana e vi costruisce un sontuoso palazzo collegato ad una cappella destinata ad oratorio privato e monumento sepolcrale per la sua famiglia. Ne affida la decorazione a due grandi maestri dell’epoca, Giovanni Pisano che scolpì in marmo la “madonna con bambino tra due angeli” e Giotto di Bottone, che eseguì gli affreschi.

Tra il 1303 e il 1305 Giotto, aiutato da una quarantina di collaboratori rivoluziona il linguaggio della pittura. Nel clima del primo giubileo della storia Giotto dipinge la riconciliazione di dio con l’umanità e il percorso da compiere per sperare nella salvezza. Giotto abbandona le figure ieratiche dell’arte bizantina e umanizza il divino. Introduce il realismo. Evidenzia sentimenti e passioni nei volti e nei gesti. Inserisce la prospettiva riferita ai piani e profondità. Apre alla pittura moderna con cromatismi innovativi e sapienza grafica. Scolpisce con la luce e con il colore. Nella simbologia medioevale tutto ha un significato religioso, anche il colore. Il blu indica la sapienza di dio, il rosso l’amore, il rosa la gioia, mentre il bianco è il colore di Dio. Sotto un cielo stellato si svolgono gli episodi della vita di Gioacchino e Anna quelli della vita di Maria e gli episodi della vita e morte di Cristo. Il giudizio universale occupa la controfacciata e chiude il ciclo di affreschi.

Enrico aspirava ad un ruolo politico adeguato alla propria potenza economica ma i suoi piani fallirono e mori esulo nell’isola di murano nel 1336. Riposa qui assieme alla seconda moglie Jacopina d’Este.

Negli anni ‘30 nel 1300 la zona absidale fu modificata nella sua struttura e andarono perduti alcuni affreschi che Giotto doveva aver eseguito. Il complesso resistette fino al 1827 quando il palazzo fu abbattuto e la cappella stessa corse i suoi rischi prima di diventare proprietà del comune di Padova nel 1881.

Nel 1979 viene avviata in indagine ad opera dell’istituto centrale del restauro per scongiurata la presenza di eventuali danni alla struttura. Si evince che la principale causa di degrado dei dipinti è l’inquinamento che provocava inflorescenze saline, per cui era necessario bloccare o quanto meno limitare nell’edificio l’ingresso degli agenti inquinanti e impedire che nel sotterro si concentrasse vapore acqueo con conseguente formazione di umidità e condensa. Fu così che nella metà degli anni 80 vennero messi in atto una serie di interventi al fine di preservare le decorazioni murali della cappella, l’ambiente e l’edificio stesso. Gli interventi più importanti furono la chiusura del portone in facciata con conseguente riapertura di un ingresso laterale e la costruzione di un vano polivalente che avesse funzione di filtro tra l’interno e l’esterno della cappella, detto anche corpo tecnologico attrezzato, ovvero il luogo dove ci troviamo adesso.

L’ultimo intervento di restauro dei dipinti è stato eseguito dall’istituto centrale per il restauro nel 2001-2002. Nel 2017 si è attuato un importante recupero percettivo grazie ad un innovativo impianto illumino tecnico realizzato dai Guzzini basato su apparecchi led e gestito da un sistema intelligente. In questo modo la luce artificiale è in grado di adattarsi alla variazione della luce naturale e consente la migliore percezione dei colori, nella riduzione dei consumi energetici del 60% rispetto al precedente impianto.

All’interno della cappella si possono fare foto ma rigorosamente senza flash. Il tempo massimo di permanenza è 15 minuti, al termine del quale suona una campanella e siamo invitati ad uscire in fretta.

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La magnificenza della cappella è una cosa che non si può spiegare a parole. Vi allego qualche foto ma la bellezza di questa opera è sconvolgente, bisogna vederla di persona. Giotto ci chiama a vivere un’esperienza complessa in un luogo straordinario. Ci immerge nella spiritualità di un mondo che anela alla giustizia e alla pace, ci invita a meditare sulla nostra essenza di uomini, ci chiama al senso di responsabilità e ci indica la terapia per renderci divini.

Al termine della visita facciamo ritorno in Hotel. Rimando ad un post successivo i dettagli del secondo giorno.

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