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Curiosa, entusiasta, sempre in movimento. Da quando ho iniziato a viaggiare non ho piu smesso! Se vuoi conoscermi meglio clicca sulla mia foto.

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Trekking Trentino – Il Rifugio Torre di Pisa

Ultimo giorno in Val di Fassa, non vogliamo rinunciare alla gioia di una nuova escursione ma allo stesso tempo non vogliamo partire troppo tardi per scongiurare il più possibile rallentamenti e code in autostrada.

Optiamo per un percorso breve, il cui punto di partenza è strategicamente già ubicato sulla via del ritorno: la salita al Rifugio Torre di Pisa.

Da Predazzo (località Stalimen) con la funivia del Latemar raggiungiamo il Rifugio Gardonè ( 1.650 m) , poi tramite seggiovia saliamo fino al Rifugio Passo Feudo ( 2.190 m)

seggiovia gardonè

Quando siamo partiti da fondovalle il tempo era sereno e soleggiato ma sta visibilmente peggiorando. Speriamo siano nuvoloni passeggeri, anche se il meteo prometteva bene sappiamo che in montagna i cambiamenti repentini sono all’ordine del giorno.

Il Rifugio Torre di Pisa è ben visibile già alla partenza, puntino in bilico sulla cima della montagna.

Seguiamo il segnavia 516, direzione Rifugio Torre di Pisa.

Devo avvisarvi, il sentiero si sviluppa solo ed unicamente in salita.

verso il rifugio torre di pisa

Il primo tratto è il meno faticoso, caratterizzato da ampi tornanti che tagliano dolcemente i pascoli in fiore e ci fanno guadagnare gradatamente quota.  Mano a mano che saliamo il verde dei prati lascia il posto alle pietre.

Di fronte a noi si erge fiera la Pala di Santa. Questo tappeto di velluto verde in inverno diventa una ambita quanto temuta pista nera da sci.  Ho conosciuto e frequentato queste zone prevalentemente nel periodo invernale e mi fa un certo effetto vedere il comprensorio sciistico di Pampeago punteggiato di mucche e pecore!

pala di santa

In questo primo tratto di sentiero si trovano numerosi omeneti, le classiche torrette di sassi lasciati dagli escursionisti per segnalare il percorso in caso di mal tempo e nebbia fitta.

verso il rifugio torre di pisa

Raggiungiamo un bivio che conduce tramite sentiero 22 alla Forcella dei Camosci e al Latemar Panorama, uno dei percorsi che fa parte del Latemarium.

Decido di lasciarmi questa variante per il ritorno, ora puntiamo dritti alla meta.

Saliamo per un sentiero lastricato sempre più ripido, che con una serie di tornanti conduce alle pareti rocciose su cui si erge il rifugio, già ben visibile sopra le nostre teste ma ancora lontano. Faccio fin fatica a distinguere il sentiero per raggiungerlo, davanti a me vedo solo pietre.

verso il rifugio torre di pisa

verso il rifugio torre di pisa

verso il rifugio torre di pisa

Eppure, facendo con confronto con i giorni scorsi, è l’escursione dove ho incontrato più persone, che velocemente mi superano come agili caprette di montagna.

In confronto a questa la salita al Piz Boè mi è sembrata roba da dilettanti, eppure questa escursione è considerata facile e alla portata di tutti. Cerco di non perdermi d’animo e proseguo la mia arrampicata facendo ben attenzione a dove metto i piedi, in un delicato gioco di equilibri tra rocce e sassi.

Raggiungiamo una sella erbosa dove riprendiamo fiato e ammiriamo il panorama attorno a noi. Ai nostri piedi è ben visibile l’abitato di Predazzo, sopra le nostre teste svetta sempre il Rifugio Torre di Pisa, quasi a rassicurarci che non c’è fretta, lui è lì ad aspettarci.

P1110955

Il sentiero procede a zig zag tra rocce e sassi e fino a raggiungere gli ultimi gradoni di roccia che conducono dritti al Rifugio Torre di Pisa (2.671 m).

verso il rifugio torre di pisa

verso il rifugio torre di pisa

verso il rifugio torre di pisa

rifugio torre di pisa

Il panorama che di gode dalla cima è notevole! si possono osservare le Pale di San Martino, la Catena del Lagorai, il Monte Agnello e i pendii del Latemar. 

rifugio torre di pisa

Le cime del Latemar si ergono tra guglie frastagliate e pinnacoli sinuosi.

rifugio torre di pisa

Il Rifugio prende il nome da un pinnacolo obliquo che sorge a poca distanza e che ricorda la famosa torre che pende che pende e mai cade giù. Speriamo anche il pinnacolo sia ugualmente resistente, o almeno lo sia per oggi!

torre di pisa

Abbandoniamo l’idea di fermarci per pranzo al rifugio, forse perchè domenica, c’è veramente troppa, troppissima gente!

Il rientro avviene sullo stesso percorso con con minime deviazioni dove possibile nei tratti erbosi per evitare di scivolare sul pietrisco. Non amo molto i bastoncini da trekking ma oggi li rimpiango particolarmente. Prendete nota se volete compiere questa escursione.

Nonostante la segnaletica dal bivio con la Forcella dei Camosci indicasse 1 ora per la salita abbiamo impiegato quasi il doppio. Tempo che impiegheremo in discesa per raggiungere il Passo Feudo e con passo molto sostenuto. Le questiono sono due: o ci siamo rammolliti tutti di un colpo e forse la segnaletica era un po’ troppo ottimista. Mi rimane questo dubbio ma poco importa, come ho detto più volte l’importante è raggiungere la meta, non devo battere nessun record.

Niente Forcella quindi, visto che l’intenzione iniziale era di non fare un giro troppo lungo. Scendiamo dritti verso il rifugio Passo Feudo dove ci fermiamo per un pranzo veloce. Per non aspettare la riapertura della seggiovia (alle 14,30) decidiamo di scendere fino al Gardonè a piedi.

Attraversiamo gli alpeggi del Passo Feudo popolati da placide mucche che osservano il nostro passaggio totalmente indifferenti.

passo feudo

E così, siamo purtroppo giunti  alla fine non solo di questo post ma anche della nostra mini vacanza in Trentino. Sto rivalutando sempre di più il concetto di montagna in estate. L’anno scorso ci siamo regalati un week end lungo, quest’anno un mini soggiorno da 4 giorni…va da sé che l’anno prossimo puntiamo a fare la settimana completa! sarà che invecchiando sto diventando sempre più insofferente al caldo e leggermente “sociopatica” ma pochi posti al mondo mi rigenerano come la montagna.

 

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