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Val Venegia & Baita Segantini: Escursione ad anello sotto le Pale di San Martino

Meteo incerto oggi in Val di Fassa e anche nelle vallate limitrofe.

Optiamo per un’escursione facile che dovrebbe darci il tempo di completare l’anello prima dell’arrivo del temporale, previsto per le 14,00 circa. Non sono meteo-dipendente ma in montagna è sempre meglio consultarlo prima di ogni uscita, per evitare di trovarsi in situazioni poco piacevoli, o almeno sapere a cosa si va incontro e attrezzarsi a dovere.

Fatte le dovute premesse, oggi vi propongo un grande classico, un semplice giro ad anello in Val Venegia, al cospetto delle spettacolari Pale di San Martino, nel Parco Naturale di Paneveggio.

Il tempo di percorrenza totale per completare l’anello è di circa 4 ore e 30 minuti con un dislivello minimo.

Ho conosciuto la Val Venegia questo inverno, quando era sepolta da un candido manto di neve e mi ero ripromessa, se ne avessi avuto l’occasione, di tornarci in estate.

Se siete interessati a questo link trovate l’escursione fatta con le ciaspole.

In estate è un itinerario adatto a tutti, in inverno la cosa si complica leggermente.

Data la lunghezza del percorso e la strappo finale per raggiungere la Baita Segantini lo consiglio a solo a buoni camminatori e ben allenati.

Per variare rispetto al gito effettuato in inverno decido di effettuare il giro in senso anti orario, quindi lasciamo l’auto presso la Malga Venegia (mt. 1778)  e ci incamminiamo verso la Malga Juribello (mt. 1868).

Una precisazione.

In inverno, in presenza di neve, la strada che conduce fino alla Malga Venegia è percorribile solo a piedi e dovrete lasciare l’auto a Pian dei Casoni.

In estate avete due possibilità: potete lasciare l’auto a Pian dei Casoni o salire fino alla Malga Venegia. Il posteggio è comunque a pagamento in entrambi i casi e la Malga Juribello è raggiungibile da entrambi i parcheggi. Da Pian dei Casoni parte il sentiero classico, dalla Malga Venegia parte un sentiero di recente costruzione. A voi la scelta.

Dalla Malga Venegia un sentiero in leggera e costante pendenza sale nel bosco. Tra radici, sassi, fioriture spontanee e piccoli ruscelli raggiungiamo in circa 45 minuti un pianoro dove pascolano placide alcune mucche. La Malga Juribello si trova proprio sotto di noi ma decidiamo di non scendere e proseguire dritti per il sentiero in direzione della Capanna Cervino ( mt 2.082)

val venegia

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Al termine del pianoro erboso incrociamo il sentiero che sale dal Passo Rolle.

La Capanna Cervino e la Baita Segantini sono infatti raggiungibili anche da questo versante attraverso con un sentiero molto più breve. Ovviamente questa variante non vi dà la possibilità di attraversare la Val Venegia e, se non siete mai stati, è un vero peccato perdersela.

Le indicazioni non mancano, è sufficiente seguire la comoda carrareccia che tornante dopo tornante conduce in poco tempo al Rifugio Capanna Cervino. Volendo é possibile imboccare una scorciatoia che salendo a zig zag accorcia il percorso classico ma era talmente congestionata di persone che abbiamo preferito la via più lunga. La vista delle Pale di fronte a noi, nonostante il meteo stia visibilmente peggiorando, è decisamente accattivante.

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Ci fermiamo al Rifugio Capanna Cervino per un caffè a volo e riprendiamo la nostra salita verso la Baita Segantini (mt. 2170), comodamente raggiungibile in poco meno di 20 minuti.

Eccoci al cospetto della Baita Segantini che si staglia sullo sfondo delle Pale di san Martino e assieme si riflettono nel piccolo laghetto adiacente, usato come pozza d’alpeggio.

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In una parola uno scenario da cartolina. Certo l’affluenza in massa degli escursionisti per non parlare dei taxi che fanno da spola tra la Baita Segantini e il Passo Rolle rovinano non poco l’atmosfera ma voi cercate di estraniarvi dal contesto e assaporare quello che è considerato essere il miglior balcone panoramico sulle Pale di San Martino.

Il programma inziale prevedeva ora il ritorno alla Malga Venegia attraverso la Val Venegia, se non chè nei pressi della Baita Segantini scorgo un pannello esplicativo del “trekking del Cristo pensante”. Non lo avevo mai sentito nominare. Vado alla ricerca dell’imbocco del sentiero e scopro che il tempo di percorrenza è di solo un’ora. Sono solo le 11,30, il meteo seppur incerto sembra reggere e la curiosità di scoprire quel “pezzettino in più” ha sempre il sopravvento.

È deciso, si va. La discesa verso la Val Venegia può attendere.

Imbocchiamo il sentiero che ci condurrà alla cima del monte Castellazzo, dove è posizionata la statua del pensante. Grazie ad un comodo sentiero procediamo in leggera discesa attraversando ampi pascoli e profondi canaloni. L’ambiente è estremamente bucolico, prati verdissimi punteggiati di giallo, un’esplosione di arnica in fiore.
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Raggiungiamo un bivio. Il sentiero di sinistra conduce alla capanna Cervino quello di destra è il nostro. Siamo ai piedi del ghiaione della parete est del Castellazzo. Sopra le nostre il cielo si è fatto nero e tuoni minacciosi sembrano anticipare la fine del mondo.

Non ci lasciamo scoraggiare e procediamo a passo spedito ma quando giungi al termine del tratto in piano del sentiero, in corrispondenza dell’inizio della mulattiera che conduce sulla cima vediamo un gruppo di ragazzi scendere correndo. Ci avvisano che un muro d’acqua si sta muovendo nella nostra direzione e sconsigliano la salita, in caso di fulmini potrebbe essere molto pericoloso.

Ecco che ancora una volta mi ritrovo a dover arbitrare un match tra cuore e ragione. L’istinto mi dice di non lasciarmi influenzare e di proseguire, la ragione di tornare sui miei passi e anche in fretta.

Che si fa?

Le persone sul sentiero non se lo fanno ripetere due volte, fanno tutti dietro front. Io tentenno ma. alla fine, seppur di malavoglia, li seguo.

Eravamo quasi arrivati!

Tempo di tornare al bivio che conduce alla capanna Cervino che il cielo sopra le nostre teste si rischiara improvvisamente, il temporale ha virato la sua traiettoria, e almeno per il momento, rimarremo all’asciutto.

Lo sapevo che dovevo dare retta al mio istinto e proseguire sulla mulattiera. Sarei arrivata in cima senza difficoltà alcuna. Per un attimo mi sfiora la malsana idea di tornare indietro e portare a termine la “missione” ma ci sono persone del mio gruppo che sono già scese alla Malga Venegia e non voglio farle attendere fino a sera.

Sarà per la prossima volta. Bisogna sempre avere una scusa per tornare.

Questa parte dell’escursione avrei potuto ometterla ma ho volutamente deciso di inserirla principalmente per due motivi ( ok, tre): dare uno spunto in più in chi si trova in zona, condividere con voi la mia frustrazione e avere dei consigli. Chissà quanti di voi a poca distanza dall’arrivo hanno dovuto rinunciare per i motivi più svariati.

Se siete dei veri amanti della montagna sapete bene come ci si sente, su un episodio del genere ci si può rimuginare per giorni!  Voi cosa avreste fatto se foste stati al mio posto?

Tornati all’imbocco del sentiero è ufficialmente ora di scendere per la Val Venegia. Un nuovo nuvolone nero incombe sulle nostre teste e qualche goccia di pioggia ci consiglia di prendere le pre cauzioni del caso: poncho, berretto e copri zaino: che si scateni pure !

La strada è larga e piacevole, serpentina dopo serpentina, raggiungiamo i bei prati dell’alpeggio che se non fosse per la pioggia inviterebbero a sedersi per un momento di relax e contemplazione. Le Pale di San Martino sono proprio dietro a noi.

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Ho scelto di compiere questo giro ad anello in senso antiorario perché la mattina le Pale sarebbero state si davanti a noi lungo la salita ma in contro luce, mentre al pomeriggio il sole batte sulle montagne e rende la Val Venegia ancora più suggestiva. Peccato che di sole oggi non ne vedremo.

Tempo di raggiungere la Malga Venegiota (mt. 1824) che il temporale è già un ricordo lontano.

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Scendiamo con più calma verso la Malga Venegiota, alla nostra sinistra scorga il torrente Travignolo, che regala scorci ancora più suggestivi di quanto già le Pale da non sole non siano in grado di regalare.

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Si conclude qua la nostra escursione ad anello con deviazione improvvisata. Bene ma non benissimo come si suol dire, ma “due passi” siamo riusciti a farli anche oggi.

Come avrete capito questa escursione è adatta a tutti per l’ampio ventaglio di varianti che offre.

Potete fare un anello come noi, da affrontare a vostra scelta in senso anti orario od orario.

Se optate per il senso orario e volete includere anche il “trekking del Cristo pensante” ricordate che una volta scesi dal Castellazzo non dovete fare ritorno alla Baita Segantini ma potete scendere direttamente alla Capanna Cervino, per poi proseguire verso Juribello e Pian dei Casoni e/o Malga Venegia.

Oppure potete semplicemente partire dalla Valga Venegia, raggiungere la Baita Segantini e tornare indietro sullo stesso percorso, come avevo fatto in inverno con le ciaspole. Io personalmente amo gli anelli perché mi annoia fare lo stesso percorso sia all’andata che al ritorno ma sono gusti personali.

E voi, quale variante scegliereste? Fatemelo sapere nei commenti.

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