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Valle d’Aosta – Trekking in Val Ferret, da Arnouva al Rifugio Bonatti & Rifugio Elena

Oggi visitiamo la verdissima Val Ferret, a mio avviso una delle zone più belle della Valle d’Aosta. Che poi, se ci penso bene, ogni nuova zona che scopro di questa stupefacente regione mi sembra più bella della precedente e tante ancora me ne rimangono da esplorare.

L’escursione che abbiamo pianificato oggi è estremamente panoramica e ci porterà a due dei rifugi più noti della Valle d’Aosta: il Rifugio Walter Bonatti ed il Rifugio Elena. Raggiunto il Rifugio Walter Bonatti, dedicato al celebre alpinista quando ancora era in vita, ci sposteremo poi verso il Rifugio Elena, lungo un sentiero-balconata che offre una vista magnifica sulle Grandes Jorasses. È un percorso adatto a tutti ma soprattutto a chi, come a me, piace scattare fotografie.

Da Courmayeur, dove pernottiamo, guidiamo sulla statale che porta ed Entrèves. Da qui seguiamo le indicazioni per la Val Ferret e raggiungiamo la località di Lavachey, dove lasciamo la macchina. Nei mesi di maggior affluenza, quindi luglio e agosto, l’ultimo tratto di strada che conduce ad Arnouva viene chiuso ma non disperate, implica semplicemente fare a piedi due tornanti.

Ad Arnouva si trova l’imbocco del sentiero 28A che conduce al Rifugio Bonatti. Spezzato il fiato all’ombra di un bosco di abeti e larici, proseguiamo a passo spedito lungo l’ampio Alpeggio di Giuè, dove troviamo alcune costruzioni quasi in rovina ma molto scenografiche.

Qui vi troverete ad un bivio, a destra si prosegue per il Rifugio Bonatti, a sinistra per il Rifugio Elena.

A voi la scelta.

Essendo la prima volta che percorriamo questo sentiero vogliamo vedere il Rifugio Bonatti, anche solo per prendere un caffè, consapevoli che la meta ultima della camminata si trova dalla parte opposta e dovremo poi tornare indietro fino a questo bivio.

Tra andata e ritorno allunghiamo il giro di una mezz’oretta…direi più che fattibile.

Attraversiamo il vallone di Malatrà dove scorre un impetuoso fiume. La deviazione è valsa la pena anche solo per ammirare questo scorcio suggestivo.

Raggiunto l’alpeggio inferiore di Malatrà si scende verso il rifugio.

Il Rifugio Bonatti sorge su un magnifico piano erboso ai piedi delle Grandes Jorasses, proprio di fronte al magnifico ghiacciaio di Frébouge. Nonostante si trovi ad una quota relativamente modesta gode di ottima vista su tutta la catena del Monte Bianco.

Il Rifugio è dedicato a Walter Bonatti, uno fra i più grandi alpinista ed esploratore di ogni epoca, che si recò qui in visita nel 2000.

Grazie al dislivello piuttosto contenuto il Rifugio Bonatti è facilmente raggiungibile da tutti e in tutte le stagioni, motivo per cui è sempre sovraffollato.

Da qui, con una camminata di 2 ore e mezza è possibile raggiungere il panoramico Col Malatrà ( m 2.925), proprio sopra il rifugio, oppure come faremo noi, scendere nuovamente a fondovalle per poi proseguire verso il Rifugio Elena (m 2.061) Anche questa camminata richiede circa 2 ore e mezza- 3 ore.

Tornati al bivio seguiamo quindi le indicazioni per il Rifugio Elena. Il sentiero si sviluppa quasi in piano e attraversa un crinale che offre un panorama via via sempre più grandioso.

Cespugli fioriti di rododendro a perdita d’occhio più una quantità smisurata di altri fiori tra cui riconosco le orchidee selvatiche, mai viste tante tutte assieme!

Superiamo alcuni fiumiciattoli fino a raggiungere la baita di Arnouva Damon.

Qui ci troviamo di fronte ad un nuovo bivio. Proseguendo davanti a voi si raggiunge il vallone Belle Combe, un vallone poco frequentato e con un sentiero classificato come EEA.

Noi giriamo a sinistra e una ripida discesa, tornante dopo tornante ci riporta sul fondovalle, sbuchiamo dietro il Ristorante Chalet Val Ferret, dotato di un grazioso e curato giardino che ci invita a sederci.

Prima di risalire verso il Rifugio Elena optiamo per un break e mai decisione si è rivelata più saggia.

Improvvisamente il cielo si oscura e quelle che sembrano due innocue gocce rinfrescanti si trasformano nel giro di pochi minuti in un potente temporale, di quelli che solo in montagna irrompono cosi inaspettatamente.

La pausa panino si trasforma in un pranzo vero e proprio con tanto di dolce, caffè e ammazza caffè. Stiamo temporeggiando nella speranza che il meteo migliori tanto improvvisamente come è peggiorato ma a nulla sembra valere l’attesa.

Anche questa è la montagna. Un po’ delusi ma decisamente rifocillati copriamo lo zaino con l’apposita guaina antipioggia, indossiamo il poncho e un po’ amareggiati decidiamo di tornare alla macchina, ipotizzando di sfruttare il centro benessere dell’Hotel, visto che saremmo rientrati decisamente presto.

Ma appena siamo fuori uno squarcio di azzurro proprio in direzione del Rifugio Elena sembra un richiamo. Cogliamo al volo questo invito e ancora sotto la pioggia ormai sempre più debole invertiamo il senso di marcia e dopo pochi minuti veniamo premiati…ecco che spunta di nuovo il sole!

Attraversiamo la Dora di Ferret grazie ad un ponticello di legno e imbocchiamo un comodo sentiero sterrato che con ampi tornanti conduce fino al Rifugio Elena. Sulla sinistra del sentiero troviamo le indicazioni sia per il Rifugio Comino prima che per il Rifugio  Dalmazi dopo, altre 2 escursioni che prima o poi mi piacerebbe testare.

Costeggiamo un ramo della Dora di Ferret le cui acque tumultuose hanno un effetto balsamico sulla nostra salita.

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Dopo le prime curve la pendenza si accentua e il passo rallenta, il sentiero rimane comunque largo e molto comodo.

Ancora ben visibile la frana del Triolet che nel 1717 si staccò dalla cima del Aiguille de l’Eboulement distruggendo un piccolo villaggio.

Gli ultimi 3 lunghi tornanti ci separano dal rifugio che è ormai ben visibile davanti a noi.

Trascuriamo il bivio per il bivaccho Fiorio e superati alcuni piccoli ruscelli arriviamo a destinazione.

Dal Rifugio Elena si gode di una bellissima visuale sul ghiacciaio Pre de Bar, anche se negli anni si è ritirato è sempre suggestivo.

Leggenda vuole che il nome del rifugio sia legato ad una pastorella che viveva con il padre nell’alpeggio di Pré de Bard. Conducevano una vita semplice ma felice, circondati da un paesaggio di notevole bellezza. Un brutto giorno la bambina venne colta da un forte mal di pancia che la costrinse a letto per giorni fino alla sua tragica fine. Il padre afflitto dal dolore decise di lasciare l’alpeggio che ai suoi occhi aveva ormai perso tutto il suo splendore ma prima di partire battezzò la capanna che li aveva ospitati Elena, come la principessa del suo cuore.

Trovate la storia anche sul sito del rifugio.

Per tornare a valle avrei voluto percorrere il sentiero che parte da dietro il rifugio e fa parte del circuito TMC (Tour del Monte Bianco).

Avevo però letto che nei mesi di giugno e luglio bisogna prestare molta attenzione perché si ancora possono trovare nevai scivolosi e soprattutto il ponte che permette di attraversare il torrente Combette viene ripristinato da metà luglio. Chiedo informazioni preso il rifugio e il gestore mi consiglia di scendere per la stessa strada utilizzata all’andata. La settimana scorsa il ponte non era ancora stato posizionato e hanno dovuto chiamare l’elisoccorso per recuperare una signora. Non sapete quanto mi brucia dover rinunciare, anche perchè vedo alcune persone che, forse ignare o semplicemente più esperte di me, si avviano lungo il sentiero.

Vorrei rincorrerle e chiedere loro maggiori dettagli ma per una volta faccio prevalere la ragione e rinuncio. In montagna non si scherza e la prudenza non è mai troppa.

Tornati quindi ad Arnouva per lo stesso sentiero che in discesa mangiamo in meno di mezz’ora e poi da Arnouva torniamo all’auto lungo la strada asfaltata, che sembrava vicina ma ci vuole ancora un’oretta buona di cammino.

Il percorso appena descritto non presenta difficoltà tecniche e il dislivello è piuttosto contenuto (700 metri circa). Non sottovalutate però la lunghezza totale dell’anello e dosatelo in base al vostro allenamento. Il tempo totale di cammino, soste escluse, è di circa 5 ore.

PERNOTTAMENTO

Per il nostro soggiorno a Courmayeur abbiamo scelto l’ Hotel Maison Saint Jean, prenotato tramite booking.

Un grazioso Hotel a conduzione familiare arredato secondo il tipico stile montano, con predominanza di legno e pietra, che ti avvolge come una coccola non appena ne varchi l’ingresso. Molto pulito e curato nei dettagli. A pochi minuti a piedi dall’area pedonale di Courmayeur e dotato di un apprezzatissimo seppur piccolo parcheggio. L’Hotel è dotato di una piscina interna, un bagno turco e una sauna, ideali per rilassarvi dopo una giornata di trekking, peccato l’ingresso fosse a pagamento, alla tariffa di 13 € a persona. Alla fine non ne abbiamo usufruito per mancanza di tempo. Se da un lato ritengo che l’ingresso potrebbe essere reso gratuito, dall’alto lato credo che sia un modo per limitarne gli accessi, garantendo a chi vuole usufruire del servizio di un momento di massima quiete e relax.

Annesso all’Hotel trovate anche il Ristorante Aria, dove abbiamo cenato una sera.

Se sceglierei nuovamente l’Hotel in occasione di un nuovo soggiorno, la stessa cosa non posso dire del Ristorante. La qualità delle materie prime, la lavorazione e l’impiattamento ineccepibili, era tutto ottimo ma i tempi di attesa pari a quelli di un matrimonio indiano! Anche i giovani cameriere, seppur cordiali, non erano molto preparati. Peccato perché basterebbe poco per invogliare le persone a tornare: velocizzare e migliorare il servizio.

 

Visto la difficoltà nel selezionare un numero limitato di immagini per il post ho creato una galleria “integrativa”.

Non so voi ma a me queste montagne chiamano ogni volta che le guardo, anche se si tratta di una semplice fotografia!

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