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VAL D’AOSTA – Trekking al Rifugio Vittorio Emanuele II

Anche se questa estate è meno torrida e decisamente più sopportabile di quella dello scorso anno, in città l’aria condizionata gira a manetta negli uffici, nei centri commerciali e in tutti i locali pubblici. Essendo decisamente allergica all’aria fresca “artificiale” il richiamo verso l’alta quota non ha tardato a manifestarsi e per me la Montagna è sinonimo di Valle d’Aosta, il mio posto del cuore.

La prima escursione effettuata durante uno splendido week end lungo in “Valle” è il Rifugio Vittorio Emanuele II, in Valsavaranche.

Punto di partenza di questa escursione è la località di Pont, dove lasciamo la macchina nell’ampio parcheggio di fronte all’Albergo Gran Paradiso. Trovate anche una fontanella a disposizione di tutti dove riempire la vostra borraccia.

L’anno scorso da Pont avevamo raggiungo il Colle del Nivolet, trovate tutti i dettagli a questo post. Oggi ci rechiamo sul versante opposto della valle.

All’inizio del percorso, in un casottino in legno, trovate l’ufficio informazioni del Parco.

Seguendo le chiare indicazioni per il Rifugio Vittorio Emanuele II, attraversiamo il Torrente Savara e su un ampio sentiero prevalentemente pianeggiante che fiancheggia il corso d’acqua, raggiungiamo il Rifugio Tetras Lyre.

Superato il rifugio si imbocca l’antico sentiero di caccia fatto costruire dal primo Re d’ Italia per dedicarsi facilmente all’attività venatoria.  Il sentiero attraversa da subito un bosco di abeti e larici.

In prossimità di una cascata si esce definitivamente dalla vegetazione ed ha inizio il tratto di salita più faticoso. Tornante dopo tornante guadagniamo lentamente quota. In prossimità dei tornanti troverete spesso delle scorciatoie che vi permettono di tagliare le curve ma sono scorciatoie strette e molto ripide, consigliate solo ai più esperti. A mio avviso rendono l’ascesa ancora più faticosa.

A meno che non dobbiate battere dei record personali vi suggerisco di rimanere sul tracciato principale. Noi non abbiamo fretta e assaporiamo con la dovuta calma il panorama che si apre davanti a noi.

Ben visibile la cima innevata del Ciarforon (3642 metri) e della Becca di Monciair (3544 metri); mano a mano che ci avviciniamo al rifugio diventano sempre più imponenti.

Sul versante opposto, lo scioglimento della neve ha creato suggestivi effetti grafici. Oltre quelle montagne si trova lo spettacolare pianoro del Nivolet, percorso l’anno scorso ma i ricordi sono ancora talmente vividi nella mia memoria che è che come se ci fossi stata ieri.

Sotto di noi gli altri escursionisti sembrano tante formichine in fila indiana.

Raggiungiamo le rovine dell’ Alpe Chantè, (quota 2300 m circa) tra pascoli e ammassi rocciosi il panorama è sempre più spettacolare.

Nonostante l’ambiente sia prevalentemente roccioso e a tratti un po’ monotono è incredibile la varietà di fiori che rallegra il paesaggio. Questo è uno degli aspetti della Valle d’Aosta che mi lascia sempre estasiata, non ho mai visto in nessun altra regione di montagna una tavolozza di colori così variegata.

In lontananza si inizia ad intravedere il Rifugio.  Arriviamo al bivio che conduce al Rifugio Chabod, sentiero A1 ma noi teniamo la destra e proseguiamo verso il Vittorio Emanuele II dove al nostro arrivo una timida marmotta mette il naso fuori dalla tana e fa gli onori di casa.

Avevo letto che lungo il percorso era facile incontrare stambecchi e marmotte, ma ad eccezione di questo esemplare non siamo stati molto fortunati a questo giro.

In realtà i rifugi sono due: quello vecchio, costruito nel 1884 che oggi funge da locale invernale, posizionato leggermente più in alto, e quello nuovo costruito nel 1932, noto a tutti per sua tipica forma a botte rovesciata e con il tetto rivestito in lamiera. Storicamente il rifugio veniva utilizzato dal re Vittorio Emanuele durante le battute di caccia. Decaduta la monarchia è stato recuperato e preso in gestione dal CAI. Tra le due costruzioni trovate anche una piccola chiesetta in sasso.

Di fronte al Rifugio troviamo il grazioso laghetto di Moncorvé, che completa questa suggestiva cornice alpina. E’ possibile risalire il dosso morenico oltre il laghetto e salire fino alla sua sommità per godere del maestoso panorama che circonda il rifugio.

La salita al Vittorio Emanuele II è una delle escursioni più gettonate in Valsavaranche, infatti permette l’ascesa anche ai meno esperti al ghiacciaio del Gran Paradiso (4.061), l’unica cima che raggiunge i quattromila in territorio italiano.

Sono centinaia le cordate che tra luglio e agosto pernottano al Vittorio Emanuele II, e il giorno successivo in piccoli gruppi e con una guida alpina risalgono i 4.061 metri della cima. È un itinerario lungo ma tecnicamente non difficile anche se considerato il dislivello e l’altitudine richiede un certo tipo di allenamento. E ovviamente un’escursione di questo tipo va programmata con anticipo.

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Durante il pranzo ascolto i resoconti degli escursionisti che nella mattinata hanno risalito il Gran Paradiso, hanno ancora tutti gli occhi che luccicano di gioia anche se visibilmente segnati dalle poche ore di sonno. In genere la partenza è prevista per le 5,00 della mattina. È deciso, anch’io scalerò la Cima del Gran Paradiso, forse non sarà quest’anno ma è nella lista dei TO DO dell’anno prossimo!

Il ritorno avviene per lo stesso itinerario della salita. Il tempo di discesa stimato è di un’ora e 45 minuti ma dipende da quanto le vostre ginocchia sono ammortizzate. È solo in discesa che mi rendo veramente conto di quanto siamo saliti! Tra salita e discesa, soste escluse, calcolate circa 4 ore.

Per i più allenati è possibile scendere per il sentiero che porta al Rifugio Chabod ma in tal caso dovrete avere una seconda macchina da lasciare alla partenza in località Praviou, per poi fare ritorno a Pont.

Se optate per la variante calcolate almeno altre 2 ore di cammino.

 

 

 

 

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