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Trekking – Itinerario di 2 giorni nelle Alpi Apuane

Lo scorso week end ho preso parte ad un trekking di 2 giorni organizzato dalla Associazione Trekking Taro Ceno nelle Alpi Apuane.

È proprio vero che spesso puntiamo a location lontane senza sapere che a due passi da casa si celano itinerari di rara bellezza. Conoscevo le Alpi Apuane solo per l’estrazione del marmo e non avrei mai immaginato di trovarmi davanti a panorami così suggestivi. Lo scenario da favola e il clima perfetto che ci hanno accolto hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale per la riuscita dell’escursione ma chi ha davvero fatto la differenza sono state le nostre guide, Jack ed Ema, due persone speciali che da oggi, se le mie gambe me lo consentono, seguirò  puntualmente nelle loro prossime uscite.

A Berceto, punto di ritrovo dell’escursione, facciamo la conoscenza del resto dei partecipanti, molti si conoscevano da escursioni passate ma questo non ha impedito ai nuovi arrivati di sentirsi, da subito, a proprio agio.

Organizzate le macchinate partiamo alla volta di Vinca, un piccolo paesino della Val di Magra che conta poco meno di 200 abitanti e da dove avrà inizio la nostra escursione. Parcheggiamo le auto in prossimità di una piazzetta, non è possibile proseguire oltre perché la strada diventa troppo stretta. Dalle case di pietra con tetti in ardesia si affacciano i pochi anziani che ancora abitano in questo borgo, ci guardano incuriositi e ci danno il benvenuto in questo luogo fuori dal mondo.  Siamo a 800 metri di altitudine e nonostante sia fine giugno qui l’aria è fresca, un toccasana per chi come me vive nel caldo umido della pianura padana.

Oggi a Vinca regna una pace surreale, tipica dei paesini di montagna ma come ci spiega Jack, durante la seconda guerra mondiale, Vinca fu teatro di un tremendo eccidio nazi -fascista che provocò la morte di 173 abitanti, per lo più donne, anziani e bambini. Disseminate per tutto il paese trovate delle targhe commemorative con le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle questa strage. Sono un pugno nello stomaco ma vanno lette, per non dimenticare.

A Vinca è d’obbligo fare visita alla Signora Andreina, instancabile proprietaria dell’unica bottega del paese che funge da alimentari, forno, tabaccheria, cartoleria. La tipica vecchia bottega di paese aperta tutto l’anno escluso natale, e il pane e la focaccia che sforna Andreina vi assicuro da sola vale il viaggio!

Dopo esserci assicurati un pranzo al sacco da leccarsi i baffi attraversiamo il borgo in pietra e ci immergiamo in un bosco di castagni secolari, i loro enormi tronchi incutono quasi timore.

Jack, la prima guida in testa al gruppo, scandisce il ritmo della salita, Ema, la seconda guida chiude la fila e mentre cerca di motivare chi rimaneva indietro con il fiato corto non perde occasione di documentare con splendide foto la nostra ascesa.  In effetti dopo il tratto iniziale all’ombra dei castagni il tratto in salita che ci conduce alla Foce di Giovo spezza le gambe ma l’entusiasmo con cui Jack ed Ema ci spiegano le caratteristiche di piante e fiori incontrati lungo il percorso ed altre particolarità del territorio è contagioso. La loro energia positiva ci fa ingranare le ridotte e quasi senza fatica ( ho detto quasi!) arriviamo in vetta, sotto il Pizzo d’Uccello.

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La Foce di Giovo, è una ampia sella erbosa che mette in comunicazione la Valle di Vinca con Val Serenaia. Ai nostri piedi l’abitato di Vinca è un puntino ormai lontano. Il mio sguardo si perde estasiato tra il Sagro, il Pisanino e il Pizzo d’Uccello che si erge imponente di fronte a noi. Il Pizzo d’Uccello ha una forma piramidale ed è la meta prediletta dagli arrampicatori, in particolare la parete Nord con i suoi 700 metri di dislivello verticale.


Ci concediamo una meritata pausa, intervallata dagli “spiegoni” di Jack, come scherzosamente è solito definirli. Chi ha avuto l’opportunità di conoscerlo di persona sa di cosa sto parlando, tutti gli altri non hanno che da iscriversi ad uno dei suoi trekking. Jack incanta con le parole e quando lo “spiegone” finisce, vorresti che ricominciasse da capo.

Ci rimettiamo in cammino per raggiungere il Rifugio Orto di Donna ( 1500 mt), un rifugio  relativamente nuovo gestito dall’ energica Stefania e dove pernotteremo.  Il rifugio sorge su una piazzola panoramica con vista privilegiata sul Pisanino (1947 mt) e sul Pizzo d’Uccello (1781 mt)

Appoggiamo gli zaini che, almeno per me, iniziava ad essere una presenza molesta sulla schiena e andiamo a visitare una cava di marmo dismessa, ubicata a brevissima distanza dal rifugio.

Ancora una volta Jack ci intrattiene con uno dei suoi proverbiali racconti sulla reale situazione del lavoro nella cave di marmo. Non avrei mai immaginato che il mondo dei cavatori fosse così duro, un lavoro ancora tramandato di padre in figlio e generalmente scelto dalle persone del posto non per necessità ma per passione.

La cava, anche se dismessa è molto suggestiva, nonostante abbia lasciato un ginocchio sopra un blocco grazie alla mia proverbiale agilità. Mi è uscito un livido che non so in quanto tempo si potrà riassorbire, ma tutto sommato “fa figo” spiegare come me lo sono procurato perché al momento non passa inosservato facilmente!

Prima di cena ci aspetta un fuori programma e saliamo fino al Passo delle Pecore (1631 mt), raggiungibile dal Rifugio in circa mezz’ora. Tra il Monte Contrario e la Forbice del monte Grondilice la visita spazia fino al mare. Valeva la pena fare un ultimo sforzo, è stupendo e le foto parlano da sole.

La cena in rifugio, per altro ottima, viene allietata dal concerto del duo Violoncelli Selvatici, Naomi Berril e Francesco Dillon. Non capita certo tutti i giorni di assistere ad un concerto in alta quota!

La cena è anche un momento per conoscere meglio i ragazzi de gruppo e rilassarci, la fatica della giornata inizia a farsi sentire.

La notte trascorre quasi insonne tra russamenti vari, la prossima volta faccio anch’io come Jack che ha preferito la volta stellata del Passo delle Pecore alla camerata. Come dargli torto.

Recuperato il pranzo al sacco fornitoci dal rifugio ci rimettiamo in cammino per la seconda parte di questo meraviglioso trekking. Torniamo sui nostri passi e raggiungiamo nuovamente la Foce di Giovo, ancora qualche foto di rito, primo “spiegone” della giornata e proseguiamo verso il Rifugio Garnerone.

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Questo tratto di percorso è meno difficoltoso, se consideriamo il dislivello, rispetto a quello di ieri ma l’erba è talmente alta ed il sentiero cosi stretto che a turno facciamo qualche passo falso afflosciandoci a terra, sparendo momentaneamente dalla visita del resto del gruppo.

Raggiungiamo il Garnerone, un rifugio CAI recentemente ristrutturato ma chiuso. Qui colti da un attacco di fame ci bruciamo il nostro pranzo che da programma avrebbe dovuto svolgersi poco più avanti a Foce di Vinca, un punto panoramico sotto il Sagro, ma si sa…i morsi della fame è meglio metterli subito a tacere.

Ecco qualche scatto del tratto più panoramico, ai piedi del Sagro.

Per fare ritorno a Vinca scendiamo lungo un sentiero a suo tempo era parte della Linea Gotica.

La Linea Gotica, (successivamente Linea verde), era una barriera fortificata costruita dai Tedeschi nella seconda guerra mondiale nel tentativo di rallentare l’avanzata dell’esercito alleato. Si estendeva per oltre 300 chilometri, dalle Alpi Apuane ( provincia di Massa e Carrara) fino a Pesaro, sulla costa Adriatica. Questa linea difensiva di fatto spezzò, dal settembre del 1944 all’aprile del 1945, l’Italia in due.

Attraversiamo un bosco di castagni dalle dimensioni mai viste, i nodi dei tronchi disegnano strane figure che non mi stupirei se di notte prendessero vita.

Questo tratto di sentiero è più in disordine e forse la parte che mi è piaciuta meno, ma credo che è la mancanza di sonno delle notte precedentemente iniziasse a farsi sentire e avevo solo voglia di appoggiare definitivamente lo zaino.

Al nostro arrivo non poteva mancare una birretta fresca  per re idratarci e una pezzetto ( più verosimilmente mezza teglia) della mitica Andreina.

È tempo di saluti, nessuno ha realmente voglia di tornare nell’afa della città e stiamo già parlando di quando prenotarsi per la prossima uscita….. indicativo che questo trekking è stato decisamente un successone!

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