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Trekking in Liguria – Giro a piedi dell’Isola Palmaria

Durante l’inverno è consuetudine adottare l’ora solare e quelle ore di luce in meno mandano inevitabilmente in tilt il mio fisico. Alle volte credo di avere qualche pannello solare nascosto nel corpo perchè il mio livello di energia è direttamente proporzionale alle ore di luce che ci sono in una giornata.  Il cambio orario è dunque il primo segnale che posso finalmente uscire dal letargo. Nella notte tra il sabato e la domenica  del 24-25 marzo 2018 abbiamo spostato le lancette dell’orologio avanti di un ora dando il benvenuto all’ora legale che ci terrà compagnia fino alla fine di Ottobre.

Per festeggiare questo passaggio e sfruttare un’ora di luce in più ho organizzato un divertente e sano trekking in Liguria in compagnia di due storici amici di camminate e una new entry che da tanto voleva unirsi al gruppo. Nell’ordine: mamma, papà e mia cugina.

La meta prescelta è l’ Isola Palmaria, un giro che avevo già effettuato in passato e che mi ero ripromessa di rifare da tanto mi aveva entusiasmato. Purtroppo negli ultimi mesi il meteo durante il week end è stato sempre un pò capriccioso e rimanda che ti rimanda siamo arrivati quasi a fine marzo. L’attesa è stata comunque premiata da una tipica giornata di inizio primavera,  il sole splendeva alto in un cielo senza nuvole e  l’aria ancora frizzantina ci ha permesso di camminare senza sudare.

Si perchè il giro a piedi della Palmaria non è esattamente una passeggiata ma un trekking di tutto rispetto che, come sempre, richiede un minimo di allenamento e di abbigliamento adeguato.

Partiamo da Parma di buon ora. La sveglia suona alle 7,00 che oggi sono in realtà le 6,00 ma l’adrenalina della imminente gita è tale che, per paura i dispositivi elettronici in mio possesso non si aggiornassero in maniera automatica come di consueto, alle 5,00 mi ritrovo a vagare per casa accertandomi dell’ora corretta e alla fine addio sonno. Qualcuno ha malignato siano primi sintomi dell’età che avanza ma credo più in un eccesso di zelo, o almeno spero.

Arrivati a Porto Venere, visto che i parcheggi scarseggiano, lasciamo l’auto nel comodo Parcheggio del Golfo dove al costo di 5 euro potete lasciare l’auto per tutta la giornata. Così era a fine Marzo, non mi stupirei se in alta stagione le tariffe raddoppiassero.  Dal 14/10 fino 14/03 è invece gratuito.

Da qui si ha un primo assaggio del bellissimo borgo di Porto Venere.

Il centro di Porto Venere è raggiungibile con l’autobus o con una breve camminata di un quarto d’ora.

Raggiunto il porticciolo di Porto Venere troverete subito un chioschetto che vende i biglietti per il giro delle 3 Isole: Palmaria, Tino e Tinetto. Se siete diretti in Palmaria e la vostra intenzione è scendere a terra non è la barca che dovete prendere, come indica un cartello in bella vista sul bancone, molto probabilmente posizionato per scoraggiare le continue richieste.

Dovrete dirigervi poco più avanti, dove ogni mezz’ora partono i taxi boat della Cooperativa Barcaioli di Porto Venere che vi traghettano in Palmaria.

Il costo del biglietto andata-ritorno è di 5 euro, la “traversata”, anche se non è il termine più appropriato, impiega poco meno di 10 minuti e nel frattempo potrete godervi un bello scorcio su Porto Venere dal mare.

Arrivati in Palmaria, precisamente in località Terrizzo troverete davanti  a voi diversi cartelli che indicano vari sentieri. Noi abbiamo optato per quello più panoramico che percorre tutto il perimetro dell’isola. In alcuni tratti è indicato come difficile ma con un minimo di allenamento e le scarpe adatte è percorribile in tutta sicurezza.

È il percorso più lungo, impiegherete circa 4 ore, ma sicuramente è anche quello che regala scorci più panoramici.

Noi effettuiamo il giro dell’isola in senso anti orario in modo da lasciarci alle spalle i tratti più duri con le gambe ancora fresche e, dettaglio non di meno importanza, potremo assaporare della bellissima la vista su Porto Venere e la caratteristica la Chiesa di San Pietro a favore di sole. Lo scorcio sul litorale delle Cinque Terre è favoloso. Ecco, io potrei anche fermarmi qua e trascorrere il resto della giornata a scattare foto da ogni possibile angolazione. Attorno alla Chiesa si intravede già un discreto via vai di persone. Sul sentiero invece non incontriamo ancora nessuno.

Abbiamo da poco superato un piccolo stabilimento balneare al momento ancora inattivo ma che presto aprirà nuovamente le porte ai numerosi gitanti che vengono in Palmaria non solo per camminare ma anche per godere di questo bellissimo tratto di costa. Si tratta della spiaggia di Punta Secco, se volete prenderne nota per quando saremo più avanti con la stagione.

Guadagniamo lentamente quota in compagnia degli sguardi minacciosi dei numerosi gabbiani che aleggiano sulle nostre teste, sono gli abitanti indiscussi dell’isola.

L’ultima volta ricordo che nel tentativo di imitarne il verso avevo suscitato le ire dell’esemplare più grande e agguerrito che avessi mai visto. Probabilmente mi vedeva come una minaccia al suo nido e planando sopra la mia testa aveva tentato più volte di beccarmi. La situazione non aveva preso una bella piega ma per fortuna le mie urla devono averlo dissuaso. A questo giro sono quindi molto cauta e me ne guardo bene di tentare di instaurare un qualsiasi tipo di contatto, anche solo visivo! Anche l’altra volta avevo eseguito l’escursione in senso anti orario, se siete interessati ve ne avevo parlato in questo POST, quando il mio blog era proprio agli esordi!

Come vi avevo anticipato affrontiamo subito il tratto più impervio di tutta l’escursione e attrezzato da corde che vi aiuteranno nella salita o nella discesa, a seconda di come avrete deciso di affrontare il vostro giro.  Non indugiate nell’usarle, sono un valido aiuto.

Arriviamo in vetta dove si trova una vecchia postazione militare e un grosso, quanto antiestetico traliccio della luce, il sentiero che ci siamo appena lasciati alle spalle segue infatti i tralicci della linea elettrica.

Cerchiamo di raccapezzarci ma la cartina del Parco è stata resa inutilizzabile del tempo e degli agenti atmosferici. Sono comunque presenti dei cartelli segnaletici che ci aiutano ad orientarci.

Mantenendo la sinistra e dopo un altro breve tratto di salita raggiungiamo il punto più alto dell’isola e sede del Centro di Educazione Ambientale, un centro per l’attività di educazione ambientale sul campo ricavato all’interno di un ex forte militare. Per chi volesse trascorrere qualche giorno sull’ isola ed esplorarne ogni angolo nascosto all’interno del centro sorge oggi un Ostello, che fornisce comode sistemazioni. Sulla cima si ergono i resti dell’imponente Forte Cavour, purtroppo in totale stato di abbandono e parzialmente nascosto tra la fitta vegetazione.

 

Seguiamo le indicazioni per Pozzale.  A differenza di quanto ricordassi questo tratto di sentiero, che si sviluppa prevalentemente in salita e su di un terreno molto sassoso, potrebbe risultare impegnativo per i meno allenati ma lo capirete solo il giorno dopo, quando l’acido lattico vi solleticherà glutei e polpacci.

La fatica sarà ampiamente ripagata dai bellissimi scorci ci attendono. Qui il paesaggio cambia radicalmente Al termine di un lungo pianoro roccioso arriviamo al cospetto della suggestiva Caletta e Cala Grande, una spettacolare insenatura formata da alte falesie a strapiombo sul mare dimora della colonia di gabbiani più numerosa che abbia mai visto. Nonostante in questo punto tiri un forte vento non possiamo non fermarci a documentare uno dei  tratti più selvaggi e impervi dell’isola.

Il sentiero raggiunge un nuovo bivio. Tenendo sempre la sinistra inizia una repentina discesa tra la vegetazione fino a raggiungere il livello del mare, Cala del Pozzale, dove riprendiamo fiato e ci gustiamo il nostro pranzo al sacco prima di intraprendere l’ultimo tratto del percorso.

Sulla spiaggia è presente un piccolo bar-ristorante al momento ancora chiuso. La Spiaggia di Pozzale, nel periodo estivo è raggiungibile anche in battello da Spezia e Lerici ma personalmente credo che la bellezza di certi luoghi vada assaporata in bassa stagione, quando ancora gli unici rumori percepiti sono quelli del mare, del vento e dei gabbiani.

La sosta sarà più breve del previsto perché nonostante la presenza del sole si è alzato un forte vento abbastanza fastidioso. Scattiamo le ultime foto e ci rimettiamo in marcia. Per completare il nostro giro ad anello dell’isola seguiamo i cartelli che indicano Terrizzo. Come siamo scesi, tocca ora risalire.

Tornati in quota il sentiero diventa pianeggiante e molto più agevole.  Proseguiamo sempre in direzione Terrizzo. Ben visibile alle nostre spalle la sagoma dell’isola del Tino con il faro che svetta sulla sommità.

Ad un certo punto troverete un bivio e sulla vostra destra un cartello che indica Terrizzo 50 minuti.

Il sentiero alternato a scalini scende vertiginosamente verso il mare. Non ho mai imboccato questa variante rimanendo invece in quota e proseguendo diritto, direzione la Vetta. Li per lì potreste essere tentati di scendere ma il mio consiglio è andare avanti, dopo un centinaio di metri troverete un nuovo bivio, un sentiero sulla sinistra conduce alla Vetta ( sentiero che ovviamente sale) e un altro che prosegue, senza ulteriore dislivello, verso Terrizzo.

Se mi avete dato retta e avete tenuto il sentiero a sinistra che costeggia il mare arriverete senza troppo sforzo ad un grande incrocio dove si trovano i resti della Batteria Albini, dove verso la metà dell’800 vennero posizionati cannoni a difesa della città in grado di scomparire sottoterra. Oggi la vegetazione ha preso il sopravvento su tutto ma è comunque possibile farsi un idea della vastità della struttura. Da qui è ben visibile il Forte Umberto I , un’altra installazione militare, da cui si domina un ampio braccio di mare e la Torre Scuola, un antica torre difensiva della Repubblica di Genova. Il Forte Umberto I è stato ristrutturato ed è visitabile nei fine settimana durante il periodo estivo. La location è molto suggestiva ed è spesso utilizzata per mostre ed eventi.

All’incrocio della Batteria Albini troverete molte strade che potranno confondervi, anche perché la maggior parte dei cartelli indica Pozzale. Se state seguendo i nostri passi giunti a questo punto dovrete imboccare la carrozzabile ma per dovere di cronaca vi informo che se voleste compiere il giro dell’isola in senso orario questo sarà il primo bivio importante che incontrerete e potrete accedere rapidamente alla vetta tramite un comodo sentiero. Incrocio lo sguardo torvo di mia mamma che ha realizzato quanto vi ho appena rivelato ma… volete mettere la soddisfazione di guadagnarsi la cima e i panorami che ci hanno tenuto compagnia nella nostra escursione? Se avessimo optato per la strada più facile la giornata non avrebbe avuto lo stesso sapore.

A questo punto non ci resta che imboccare la strada asfaltata e dirigerci verso il mare.

In lontananza si intravede nuovamente la sagoma del borgo di Porto Venere. In pochi minuti arriviamo a Terrizzo e siamo pronti per riprendere il taxi boat e tornare sulla terra ferma.

Siamo fortunati, i tempi di attesa sono brevi e la barca sta per arrivare. Nel frattempo il molo si è riempito di gente, molti sono andati a pranzo presso la famosa Locanda Lorenza ed ora si godono il sole seduti sugli scogli. C’è anche tanta gente in arrivo, non ricordavo la barca fosse cosi capiente! È decisamente ora di salutare la Palmaria che sta diventando eccessivamente affollata per i miei gusti.  Torniamo a Porto Venere e nonostante anche qui ci sia parecchia gente in giro non rinunciamo ad un giro nella via principale fino alla Grotta di Byron e la Chiesetta di San Pietro, che per quante volte l’abbia già vista rimane sempre molto suggestiva.

Per tornare al parcheggio potete prendere l’autobus o ancora una volta fare affidamento sulle vostre gambe.

La Palmaria va conquistata ma regala scorci da cartolina che galvanizzano e vi spingeranno sicuramente a tornare.

COME RAGGIUNGERE LA PALMARIA

L’Isola Palmaria è raggiungibile con battelli di linea da La Spezia attivi solo nel periodo estivo o con un servizio di barca da Porto Venere disponibile anche nei mesi invernali. I porticcioli dove è possibile attraccare sono due: Terrizzo, quello di fronte a Porto Venere, dove è iniziato il nostro trekking o il Pozzale, dalla parte opposta dell’isola, raggiunto a piedi e dove ci siamo fermati per pranzo.  Per maggiori informazioni potete consultare il sito del Parco

 

 

 

 

3 Comments

  1. Franca

    31st Mar 2018 - 22:09

    Beh,gran belle foto,ma ci credi che leggendo questo post mi torna mal di gambe?!!!!che fatica!!!

  2. sylvie

    5th Giu 2018 - 18:02

    grazie per aver condiviso questa bella esperienza – belle foto !

    • Maria Paola Salvanelli

      Maria Paola Salvanelli

      5th Giu 2018 - 21:40

      Grazie a te Sylvie per il tuo commento!

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