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INDIA – Pushkar, un universo sospeso

Pushkar è una piccola cittadina del Rajasthan situata ai margini del deserto nel distretto di Ajmer, a metà strada tra Jaipur (145 km) e Jodhpur (186 km). Rispetto alle altre città del Rajasthan, qui lo stress e la folla esistono a malapena. Molti viaggiatori si intrattengono a Pushkar per lunghi soggiorni, anche per mesi, in cerca di relax ed esperienze mistiche e spirituali, più o meno autentiche.

Per accedere alla città occorre pagare una tassa simbolica di cinque rupie, dopo aver superato una sorta di check point con tanto di sbarra che separa il deserto da questa città incantata adagiata sulle rive di un piccolo lago.  Dopo aver pagato il biglietto è necessario parcheggiare la macchina, nella città possono circolare solo gli scooter, i risciò a pedali e qualche touk touk.

Pushkar è una delle poche città indiane dove è possibile contemplare il silenzio, e questo conferisce alla città quell’ aurea di mistero e fascino che la rende così attraente. Io l’ho adorata.

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È considerata una delle città più antiche dell’India ma la data della sua edificazione è tutt’ oggi sconosciuta.

Molte leggende ruotano attorno alle origini della città. La più accreditata narra che la città di Pushkar è nata dopo una battaglia tra il dio Brahma e un demone di nome Vajra Nabh. Brahma nella religione induista simboleggia la nascita ed è considerato come il creatore del mondo. Dopo aver ucciso il demone con la sua arma, un fiore di loto, alcuni petali caddero a terra e formarono il lago che oggi lambisce Pushkar. Secondo altre versioni non sarebbero stati i petali ma le lacrime di Brahma a dare origine al lago.

Ma esiste un’altra leggenda, a mio avviso ancora più suggestiva.

Brahma doveva presenziare ad una cerimonia che richiedeva la presenza della sua consorte, Saraswati, la dea dell’istruzione, i cui preparativi andarono cosi per le lunghe che Brahma irritato, decise di andare alla cerimonia accompagnato da un’altra donna, una lattaia di nome Gayatri. Quando Saraswati finalmente giunse alla cerimonia e vide un’altra donna seduta al proprio posto accanto a Brahma, ovviamente andò su tutte le furie e per vendicarsi dell’oltraggio subito scaglio sul consorte un terribile anatema: in nessuna parte al mondo si sarebbe potuto venerare il dio che l’aveva tradita. Sarà solo grazie dalle suppliche degli altri dei che decise di rivedere la sua scelta, e concesse al marito di poter essere adorato solo a Pushkar.

E così a Pushkar sorge uno dei pochi templi al mondo dedicati al dio Brahma, un maestoso tempio in marmo dipinto decorato con monete d’argento e dai colori sgargianti. La città vanta centinaia di templi ma il più famoso è proprio quello eretto in onore del dio Brahma.

La via principale è un susseguirsi di piccoli negozi dove si trova di tutto: vestiti, abiti tradizionali, borse di cuoio, stoffe, prodotti artigianali di qualità e a prezzi super convenienti, a patto di avere la pazienza di contrattare. Ammetto di essermi riempita la valigia e mi sono fermata solo per paura di sforare i limiti di peso.

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Ad ogni angolo troverete venditrici di frutta e verdura, con la merce in bella mostra direttamente sulla strada nonostante la sporcizia e la polvere regnino sovrane.

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Tra i bazar ed i templi pullulano guest house e centri per praticare yoga e la meditazione.

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Numerosi i ristoranti adagiati sui tetti delle case dove i bambini giocano con gli aquiloni, le donne potranno stendono ad asciugare i loro sari multicolori e gli adulti si ritrovano per chiacchierare, mangiare o anche solo riposare. Mi incanto di fronte a questa vita brulicante e nascosta a chi si trova a livello della strada. Da quassù da cui è inoltre possibile contemplare lo spettacolo del tramonto in un’atmosfera cosi tranquillità e rarefatta che quasi ci si dimentica di essere in India. Il mio preferito dove siamo tornati più e più volte è l’ Out Of The Blue che offre un menu molto vario con cucina indiana, cinese, italiana e israeliana. Qui ho assaggiato un Hummus il cui ricordo mi fa ancora venire l’acquolina in bocca.

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Nei caffè e nei ristoranti è facile trovare bevande definite “special”, ovvero con l’aggiunta di marijuana. Pushkar è infatti nota per questo suo spirito “freak” e per chi è in cerca di un certo tipo di esperienze avrà di che intrattenersi. Non dovete però scandalizzarvi. La Cannabis è ampiamente utilizzata nella medicina indiana, tra cui l’Ayurveda per le diverse proprietà ad essa correlata. Si ritiene possa rinvigorire la mente, allungare la vita, ridurre la febbre, conciliare sonno, stimolare l’appetito, curare il mal di testa, e tanti altri impieghi.

I Baba, (noti anche come Sadhu), i santoni indiani che nella cultura induista sono uomini che vivono all’ insegna della povertà e della semplicità, ne fanno un uso quotidiano per favorire la meditazione e il contatto con le divinità. Non stupitevi quindi se vi verranno offerte droghe leggere di vario tipo.

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Pushkar non è sola la meta prediletta di fricchettoni veri o improvvisati, è prima di tutto una città sacra in cui ogni anno si recano migliaia di pellegrini. Oltrepassata la via dello shopping si scende lungo i ghats, le scalinate di pietra bianca che conducono verso il lago sacro, dove i fedeli pregano, intonano canti e fanno le abluzioni ( puja) immergendosi nell’ acqua per purificarsi. I giorni di luna piena sono considerati i più propizi. Si dice che le acque del lago non lavino via solo i peccati ma curino anche le malattie della pelle. La fervida spiritualità che si respira in questo angolo della città avvolge anche noi semplici turisti e lo spettacolo a cui si assiste è straordinario.  Sarà inevitabile fermarsi sugli scalini e rimanere ammaliati osservare dalla moltitudine di uomini con vistosi turbanti e donne fasciate negli eleganti sari che affollano le rive del lago, dove nelle placide acque si riflettono i templi bianco latte.

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Certo non mancano i falsi bramini che cercano di raggirare i turisti offrendo la loro benedizione in cambio di qualche rupia o i finti sadhu che chiedono denaro o cibo in cambio di una foto.

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È importante ricordare che i ghats sono un luogo sacro per cui occorre osservare una serie di regole: è obbligatorio togliersi le scarpe, non è permesso fumare, bere alcolici, introdurre cibo che non sia rigorosamente vegetariano, fotografare le persone durante l’immersione e in alcuni templi è addirittura vietato l’ingresso agli stranieri.

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Il contrasto con la zona del bazar, cosi permissiva e freak non può che balzare all’ occhio.

Il momento più suggestivo per visitare i ghats è indubbiamente verso sera, quando il lago diventa una sorta di teatro a cielo aperto, nel quale si alternano canti e preghiere ed è illuminato da una luce particolare, complici il riflesso dell’acqua e il bianco dei palazzi.

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Pushkar è anche famosa per la più grande fiera di cammelli dell’India, che si svolge tutti gli anni l’ottavo mese lunare del calendario hindu, il kartika, corrispondente ai nostri mesi di ottobre-novembre. Un evento che richiama un gran numero di turisti e fedeli e ovviamente i mandriani del deserto del Thar e dell’intero Rajasthan che impiegano anche più di un mese per raggiungere Pushkar dai loro villaggi. Quello che stupisce è sapere che non usano internet o il web per esser aggiornati sulle date di inizio della fiera, ma grazie ad un’atavica conoscenza tramandata di padre in figlio, è risaputo che otto giorni prima del plenilunio del mese di Kartica la grande fiera di Pushkar avrà inizio e cosi si mettono in marcia con le loro mandrie di cammelli e cavalli al seguito in modo da presenziare per tempo al grande evento. Durante la fiera si vendono e comprano migliaia di cammelli ma anche mucche, pecore e capre e molto probabilmente dal ricavato della vendita del bestiame dipenderà la loro sussistenza per l’anno seguente.

Pushkar, da tranquilla e sonnolenta cittadina per l’occasione si trasforma. Oltre alla classica compra vendita, i cammelli vengono agghindati con cavigliere e monili d’argento e vengono organizzati concorsi di bellezza, accompagnati da musiche, canti e danze.

La fiera di Pushkar è anche un’occasione ma per pregare sulle rive del lago, per gli Induisti secondo luogo sacro dopo Varanasi.

Da quanto mi hanno raccontato è un evento unico a cui dovrò prima o poi presenziare! Sembra proprio che io debba tornare in Rajastan per una terza volta.

Ma la vita a Pushkar non sempre è gioiosa, ci sono mendicanti che affollano le strade, lungo i ghats i finti sacerdoti assillano i turisti per offrirgli una puja ( preghiera di buon auspicio) per guadagnarsi qualche rupia, le mucche mangiano sporcizia. Ma quello che alla fine ti rimane impresso nel cuore, è che anche qui, come in tutte le altre città dell’india, al di là della fame, dello sporco e di tutti i paradossi che caratterizzano questo immenso paese, è che nonostante tutto c’è sempre qualcuno che ha il coraggio e la voglia di sorridere.

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Camminare e perdersi nelle vie della città è uno dei modi migliori per scoprire questo luogo incantato e il fatto che sia più a misura d’uomo rispetto ad altre città indiane, consente di godersi una tranquilla passeggiata per le sue vie senza la paura di essere travolti da un qualsiasi mezzo di trasporto.

Pushkar mi ha dato grandi soddisfazioni a livello fotografico. Sono stati tutti molto disponibili e collaborativi e qualcuno si è talmente tanto calato nella parte da suggerire location alternative per ambientare il proprio ritratto. Insomma, a mia insaputa avevo a che fare con dei veri e propri professionisti.

Se siete alla ricerca di un posto dove pernottare ho un posto fantastico da consigliarvi Hotel Pushkar Resort, in una bellissima location a soli 10 minuti d’auto dal centro città. Le camere sono dislocate in piccoli bungalow immersi nel verde di un grande parco molto curato. L’hotel dispone di una bella piscina all’aperto, ma avendo soggiornato a gennaio non ho potuto sfruttarla. Al ristorante è possibile mangiare a buffet o ordinare a la carte; il cibo è eccellente e il personale molto gentile e molto professionale.

 

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