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NAMIBIA – Le incisioni rupestri di Twyfelfontein

Siamo nel cuore del Damaraland e di colpo la natura attorno a noi torna ad accendersi dei suoi colori più vivi. Il cielo è di nuovo blu, senza nuvole, le rocce e la terra sono di un bel rosso dorato, la vegetazione si riappropria del territorio, tornano le acacie e i primi gracili arbusti di mopane.  Anche il clima è diventato immediatamente caldo e asciutto. Il Damaraland è una regione arida, ma il paesaggio offre colori e contrasti spettacolari, la pianura è spesso interrotta da catene montuose e stravaganti formazioni rocciose.

Twyfelfontein è uno spettacolare massiccio montano, famoso per l’abbondanza di pitture ed incisioni rupestri che si stima risalgano a più di 6.000 anni fa e che si sono conservate fino ad oggi grazie a favorevoli condizioni naturali. Sono stati rinvenuti oltre 2.500 graffiti, catalogati secondo il periodo in cui si stima siano stati eseguiti.

Una vera e propria galleria di arte a cielo aperto dichiarata nel 2007 Patrimonio della Umanità e inclusa della lista dell’Unesco tra i monumenti da tutelare. I disegni rappresentano animali, le loro orme, pozze d’acqua, più raramente troviamo rappresentata la figura umana.

Si ipotizza che gli autori di queste testimonianze siano gli antenati degli attuali Boscimani, una antica tribù di cacciatori e raccoglitori dell’Africa australe.

Raggiungiamo Twyfelfontein non senza poche difficoltà. In alcuni punti la pista era talmente sconnessa che temevo non solo di bucare ma di rompere il semiasse o qualche altro pezzo meccanico della nostra “micro-machine”!  Un altro viaggetto non esattamente rilassante e della durata non trascurabile. Partiti da Swakopmund, in mattinata abbiamo raggiunto il Twyfelfontein che era già buio e praticamente senza soste lungo tutto il tragitto!

Pernottiamo al Twyfelfontein Country Lodge, un vero e proprio miracolo architettonico. Nonostante lungo la strada sia ben segnalato e la strada privata che conduce al Logde sia annunciata da una piramide di pietre di dimensioni ragguardevoli, l’intera struttura è stata costruita con materiali e colori talmente in sintonia con l’ambiente circostante che fino all’ultimo non si vede. È composto di 64 camere, arredate secondo il tipico stile africano, caldo e ospitale, un ristorante e una piscina. Un vero gioiellino!

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La mattina successiva al nostro arrivo è dedicata alla scoperta del Damaraland e dei suoi diversi punti di interesse.

Partiamo dal Twyfelfontein Rock Paintings , qui non trovate pitture bensì graffiti, eseguiti scolpendo la dura patina superficiale che ricopre l’arenaria, patina che con il passare del tempo si è riformata proteggendo le incisioni dall’erosione fino al loro ritrovamento.

L’intera area è protetta e il parco gestito da una cooperativa locale che fornisce guide, personale di sorveglianza, e di segreteria. In reception trovate numerosi pannelli esplicativi con foto, la storia del luogo e ovviamente spiegazioni dettagliate sulle opere rupestri che di li a poco andrete ad osservare.

La visita può avvenire solo ed esclusivamente con una guida, facilmente reperibile al vostro arrivo e ad una cifra irrisoria. La guida vi accompagnerà attraverso 2 diversi percorsi che sono stati allestiti lungo le pendici del monte per farvi apprezzare al meglio le incisioni: il  Kudu Dancing Trek e il Lion Trek. Entrambi i percorsi sono attrezzati con corrimano e scale per farvi osservare le opere dalla migliore prospettiva possibile. E ovviamente per agevolare il passaggio dei numerosi turisti.

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Qui potrete osservare anche la fonte di Twyfelfontein, che ha dato il nome a questa zona. Twyfelfontein significa infatti “fontana dubbiosa” perché in origine i primi coloni bianchi che si spinsero in questa zona, dubitavano della presenza di acqua in un territorio cosi aspro e arido e di conseguenza ritenevano impossibile viverci. Oggi sappiamo che si sbagliavano.

La visita guidata dura circa un’ora.

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Vi stupirete di fronte alla vista delle così dette “lavagne preistoriche”, enormi blocchi di arenaria su cui sono stati incisi tutti gli animali della savana: elefanti, giraffe, leoni, rinoceronti, struzzi, ci sono addirittura le otarie! A testimonianza che milioni di anni non lontano da qui c’era il mare. Sono positivamente colpita dall’ abilità di questi popoli primitivi nel rappresentare le scene di vita del tempo e penso che se dovessi cercare di riprodurre gli stessi animali, molto probabilmente eseguirei esattamente gli stessi graffiti, nonostante siano trascorsi milioni di anni! Questo pensiero mi affascina.

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L’incisone più fotografata è sicuramente il leone con la coda eretta, usato anche come logo dell’associazione. Si ritiene fosse in realtà la rappresentazione di uno sciamano, un uomo-dio venerato e osannato dalle tribù.

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Proseguiamo il nostro giro recandoci in auto nell’area che include la Burnt Mountain e le Organ Pipes.

Le Organ Pipes si trovano a pochissimi km dal sito preistorico appena visitato.

Si tratta di colonne di dolerite a lastre parallele, che si sono solidificate milioni di anni fa, e ricordano appunto le canne di un organo. La scarpata è la sponda di un corso d’acqua occasionale ed è stata proprio l’acqua che ha spazzato via le rocce sedimentarie superficiali a favore dello strato basaltico sottostante. L’area non è molto estesa ma è piacevole passeggiare e osservare questi prismi scuri, alla ricerca di qualche angolazione interessante per qualche scatto.

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P1020938Poco più a sud trovate la Burnt Mountain,  la “Montagna bruciata“. Questa collina brulla e nera non è mai andata in fiamme, il colore scuro è dovuto alla forte ossidazione della pietra avvenuta nel corso dei millenni. Una zona dove non vi nasce praticamente nulla e offre uno scenario desolante ma molto suggestivo in particolare all’alba e al tramonto quando le rocce si tingono di colori vivaci.

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Volendo ora potete tornare sulla strada principale, la C39 e tenendo per Khorizas visitare la Foresta Pietrificata. La foresta dista circa 30 km da Twyfelfontein e dovendo percorrere un pezzo di strada martoriato da un infinita serie di dossi preferiamo rinunciare e rilassarci un po’ in piscina in attesa del safari pomeridiano. Rimandiamo la visita al giorno successivo, visto che ci ritroveremo comunque a passare per la C39. Se siete interessati alla visita della Foresta Pietrificata prestate attenzione ai numerosi cartelli “abusivi” piazzati da locali intraprendenti che sperano di racimolare qualche spicciolo portando i turisti a vedere qualche fossile, forse anche belli ma non si tratta di siti sottoposti al controllo e alla tutela governativa. Non vi sarà difficile distinguere i cartelli non ufficiali, di chiara produzione casalinga da quello vero e proprio, metallico con scritte bianche su fondo marrone.

La Foresta Pietrificata è una piana disseminata da tronchi pietrificati, alcuni alti fino a 30 metri, che risalgono a 260 milioni di anni fa. La particolarità di questi tronchi è l’essere privi di rami e radici, si ritiene infatti che siano stati trasportati nell’area attuale da una forte piena al termine dell’era glaciale.

Nel pomeriggio partecipiamo ad un safari in jeep organizzato dal Lodge per osservare gli elefanti del deserto. Non si tratta di una specie di elefanti diversa da quella che vedremo più avanti in Etosha, bensì di pachidermi che si sono adattati alla vita in terre molto aride, assecondando il variare della vegetazione e dei corsi d’acqua. Possono rimanere anche alcuni giorni senza bere acqua e riescono a percorre una distanza di circa 70Km al giorno per procurarsi il cibo. Nel tempo hanno sviluppato zampe più lunghe e un corpo più snello e chiaro dei loro colleghi. Purtroppo veniamo subito ammoniti, a quanto pare il branco nell’ultimo periodo è solito stanziare a più di 3 ore di auto dal Lodge e diventa quindi impossibile raggiungerli. Nelle vicinanze è rimasto un unico esemplare, un maschio che conduce una vita solitaria e che speriamo di avere l’onore di vedere. La fortuna (davvero fortuna o sarà stato tutto studiato? ) è dalla nostra parte e riusciamo ad intercettarlo praticamente subito. Il safari si è quindi svolto a seguirlo per osservarlo e studiarlo ma sempre nel rispetto dell’animale che non sembrava minimamente interessato o disturbato dalla nostra presenza.

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DSC_1461È buffissimo quando si gratta l’occhio con la proboscide o assume strane posizioni con le zampe posteriori, la guida ci spiega che si sta riposando.

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Ho avuto modo di fotografarlo da tutte le angolazioni possibili, c’è stato un momento che eravamo talmente vicini che ne potevo percepire il respiro.

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Lo seguiamo fino ad una piccola pozza artificiale dove ha inizio il suo rituale. Prima beve, assecondata la sete si spruzza d’acqua la schiena con la lunga proboscide, poi passa ai fanghi, buttandosi addosso sabbia e terra, per proteggersi dal sole e dai parassiti. Un trattamento beauty completo!

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Purtroppo a rovinare l’idillio del momento c’era una coppia di italiani che mi fanno sempre vergognare delle mie origine. È un dato di fatto, gli stranieri, per natura e cultura, sono meno lamentosi!

La signora in questione si è lagnata per tutto il tempo del fatto che il safari si limitasse a seguire un unico esemplare, più altri fastidiosi commenti a corollario che vi evito per decenza. Ha continuato per tutta la durata della escursione, mi sono astenuta dall’ammonirla solo perché non avevo voglia di questionare, a differenza sua cercavo di godermi il momento anche se il suo fastidioso borbottio me lo stava efficacemente rovinando.

Capisco che per chi fosse già stato ad Etosha vedere un solo elefante poteva essere riduttivo, ma è sempre una questione di intelligenza, capire il momento e le possibilità che ogni situazione offre e sfruttarle al meglio o almeno non rovinarla agli altri. Anch’io sono al mio terzo safari e di animali ne ho visti certamente di più in altre situazioni ma a casa non ho la possibilità di vedere elefanti tutti i giorni!

Quindi rilassati e osserva, che magari impari qualcosa di nuovo, visto che le spiegazioni del nostro driver erano molto approfondite e puntuali e non parlava solo di elefanti.

A conclusione del safari ci hanno portato su di un’altura in attesa del tramonto. Mentre la palla rossa fa lentamente capolino dietro la montagna la pianura davanti a noi si colora di calde sfumature dorate, tonalità che conferiscono a questo posto un fascino ancora maggiore.

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Brindiamo alla conclusione di un’altra magnifica giornata.

 

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