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NAMIBIA: Sossusvlei, Deadvlei & il Sesriem Canyon

Il web è una fonte inesauribile di informazioni e le migliaia di foto che spopolano sui social network hanno spesso ispirato i miei viaggi, facendomi sognare luoghi a cui prima di allora non avevo mai pensato. Le alte dune rosse del Deserto del Namib e gli scheletri dei tronchi di antiche acacie che popolano la secca piana della Deadvlei, hanno suscitato in me una curiosità quasi magnetica, ed ora che ho avuto la fortuna di esserci stata non esagero nell’ affermare  che in vita mia non ho mai visto un luogo più incredibile di questo. Un posto da vivere almeno una volta nella vita per poi continuare a sognarlo una volta a casa. Il deserto del Namib è come la sua sabbia, si insinua ovunque e anche a distanza di tempo continui a percepirne la presenza (oltre a trovarne residui ovunque), impossibile dimenticare.

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Ufficialmente è il terzo giorno del nostro on the road. Solo tre giorni ma così intensi e ricchi di stupore che mi sembra di essere atterrata  in Namibia da almeno 3 settimane.

Purtroppo nonostante mi sia mossa con ben 6 mesi di anticipo non abbiamo trovato nessun alloggio nelle vicinanze di Sesriem e ci siamo dovuti “accontentare” del Neuras Wine Estate. Un’ amena fattoria ai piedi delle montagne Naukluft, uno dei pochi vigneti al mondo ubicati nel deserto. Il vino prodotto, per altro eccezionale, non è in disponibile sul mercato, è una produzione limitata al territorio.

P1020495Tutti i proventi delle vendite sono utilizzati  per la conservazione e protezione della natura. Un posto splendido, dove ho potuto contemplare uno dei cieli stellati più incredibili che avessi mai visto. La fattoria era talmente isolata e lontana da altre fonti di luce artificiale che la via lattea era praticamente visibile ad occhio nudo!  Nell’ emisfero australe, la costellazione principale si chiama “croce del sud” e, cosi come la stella polare indica il nord nell’emisfero boreale, qui indica il polo sud.

Un piccolo angolo di paradiso, distante però ben 80 km da Sesriem e se avete letto i miei post precedenti vi sarà ormai chiaro che 80 km sugli sterrati Namibiani non sono roba da poco. Come se non bastasse la strada che conduce al Neuras e buona parte della C19 sono in condizioni a dir poco disastrose. Il rischio di forare o peggio, rompere il semiasse è praticamente una minaccia costante.

Il nostro mezzo non è dei più idonei a percorrere una strada cosi dissestata e per lunghi tratti siamo costretti ad utilizzare la carreggiata opposta, guidando praticamente in contro mano. Alcune jeep ci superano, lasciandosi dietro una nuvola di polvere e pietrisco talmente densa che ci costringe a rallentare ulteriormente a causa della scarsa visibilità.

Tutte le guide consigliano di alloggiare dei dintorni di Sesriem, per poter essere dai cancelli del Parco alla 6,30 (orario ufficiale di apertura) e poter ancora assaporare la tenue luce dell’alba che piano piano accende le alte dune del deserto. Per poter godere dell’alba direttamente sulle dune dovrete avere la fortuna di alloggiare nell’ unica struttura all’ interno del Parco, il Sossus Lodge, di proprietà statale, le cui prenotazioni vengono prese da un anno all’altro! Fate voi i vostri conti! Io mi sarei accontentate di alloggiare anche nel circondario, invece ad una distanza di 80 km, per quanto presto potessimo partire mi ero già messa il cuore in pace, saremmo entrati presto ma sicuramente dopo tutti gli altri. Per dovere di cronaca, alle 5,30 e nel buio più totale eravamo già in auto ma abbiamo raggiunto Sesriem non prima delle 7,30! E infatti quando arriviamo davanti alla cancello di ingresso non abbiamo davanti nemmeno una vettura e almeno ci evitiamo la fila.

Arrivati al gate viene registrata al targa della macchina, successivamente ci rechiamo presso l’ufficio del Parco per pagare l’ingresso, costo di 170 NAD (dollari namibiani) per 2 persone e una macchina. Conservate la ricevuta che dovrà essere esibita al cancello prima di lasciare il Parco. Gli orari di apertura/chiusura del Parco possono variare, generalmente vanno dall’ alba al tramonto ma è sempre meglio controllare prima di partire.

Se il vostro intento è quello di entrare nel Parco appena aprono i cancelli troverete sicuramente coda, ricordate che il biglietto può essere tranquillamente pagato anche al ritorno, prima di uscire. Espletate queste piccole formalità ci possiamo addentrare nel Parco. Da subito le dune non si vedono, troviamo formazioni collinari rocciose che ricordano molto l’Arizona e la zona dei Parchi Americana. Dall’ ufficio di ingresso inizia una lunga strada asfaltata, come avrete capito un lusso da queste parti, che attraversa per 60 km il Parco fino ad un parcheggio dove, chi come noi non è attrezzato di 4×4 deve obbligatoriamente lasciare la propria auto ed usufruire delle apposite navette. Credo che la scelta di asfaltare questa strada sia stata pressoché obbligata per una questione pratica e di sicurezza. Immaginate quanta polvere si alzerebbe al passaggio di anche solo 2 macchine! La strada sarebbe pressoché inagibile per la maggior parte della giornata e creerebbe enormi disagi, tenuto conto del flusso costante di turisti.

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Il paesaggio cambia in maniera repentina ed incredibile. Le montagne rossastre, mano a mano che ci si addentra all’ interno del Parco, lasciano il posto a meravigliose dune dai colori che variano ai rossi agli arancioni, ocra, albicocca, oro…a seconda di come gira e batte la luce del sole.

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Ci siamo fermiamo ad un panoramic point indicato anche sulla mappa che ci hanno consegnato all ’ingresso. Sarà che era la prima sosta, il primo contatto diretto con il deserto, la sua sabbia rossa e fine, le dune che si stagliavano contro l’azzurro del cielo….a me sembrava tutto troppo meraviglioso per essere vero.

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Lasciamo il panoramic point a malincuore ma le cose da vedere sono ancora tante.

Proseguiamo fino ad incontrare la famosa Duna 45 dove faremo sosta al ritorno. Il nome di questa Duna è dovuto semplicemente al fatto che si trova esattamente a 45 km da Sesriem e non perché aveva una inclinazione di 45° come avevo erroneamente creduto io per mesi!

Durante il tragitto incontriamo un sacco di springbooks che corrono e saltellano lungo la strada, fino ad arrivare al famoso parcheggio 2×4 dove lasciamo la nostra auto. Percorriamo gli ultimi 5 km che ci separano dalla zona di Sossusvlei  e  Deadlevi con il comodo servizio navetta, al costo di 150 NAD a persona.

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P1020299Sarà la prima e l’unica volta in questo viaggio che non  mi pesa la mancanza di un 4×4. Il mio consiglio è, anche se siete equipaggiati, di non sfidate la sorte e utilizzate le navette. Non avete idea di quante jeep abbiamo incrociato rimaste insabbiate e senza l’aiuto dei ranger credo non ne sarebbero mai usciti.  I driver delle navette non appena incontrano qualcuno bloccato si fermano ed accorrono in loro aiuto; in genere con due abili manovre riescono a tirare fuori la jeep dall’ impasse. Guidare su certi terreni, se non si ha una certa pratica, non è per nulla facile, bisogna tenere una velocità costante e mai frenare all’ improvviso. Ma dalla teoria alla pratica c’è un abisso e il fatto di essere alla guida di un 4×4 non vi rende invincibili, anzi…

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Visitiamo da subito Sossusvlei, un enorme lago effimero circondato da dune di sabbia alte fino a 200 metri. Durante la stagione secca questa zona è totalmente arida ma durante il periodo delle piogge, le acque del fiume Tsauchab formano un lago dal colore verde azzurro, che diventa un paradiso per gli uccelli acquatici. Ci troviamo solo a qualche chilometro di distanza dalla Deadvlei e come avremo modo di apprezzare successivamente il panorama è completamente diverso.

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DSC_0436Avremmo voluto raggiungere la Deadvlei sempre con il servizio navetta ma c’era così tanta gente in fila che dopo mezz’ ora di attesa decidiamo di incamminarci a piedi. Sono circa 3 km in piano ma ricordate che siamo sempre nel deserto e il caldo inizia a farti sentire! Camminare qui non è facile, la scarpe si riempiono subito di sabbia e si sprofonda. Non conto le volte in cui mi sono sfilata le scarpe per svuotarle dai kg di sabbia che piano piano avevo raccolto.

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È un po’ come camminare sulla neve fresca ma decisamente più faticoso. Il paesaggio però è talmente bello che la fatica quasi non si sente. C’ è ovviamente tanta gente ma non così tanta come temevo e volendo ci si riesce  ad isolare tranquillamente, avendo la sensazione di essere soli in mezzo al nulla, in mezzo al deserto! Un emozione indescrivibile.

Dopo circa mezz’ ora di cammino e dopo aver scavalcato un ultimo muro di sabbia  la Deadvlei fa la sua apparizione, dall’ alto appare come un grande lago ma di acqua non c’è nemmeno una goccia.

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In effetti centinaia di anni or sono le acque del fiume Tschaub arrivavano fino a qui, poi nei secoli il vento ha formato una vera e propria diga di sabbia, che ha impedito all’ acqua di raggiungere questa zona e di conseguenza le piante sono morte. Nonostante gli alberi abbiano più di 900 anni, non si sono decomposti a causa del clima secco che caratterizza questa zona. Troverete numerosi cartelli che invitano i turisti a non salire e non toccare i tronchi degli alberi. Per favore siate rispettosi, è un luogo tanto strabiliante quanto delicato e va preservato.

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La vista di questa diga è impressionante: i tronchi scuri e secchi che che sembrano sculture si stagliano contro il fondo bianco accecante del Vlei e uniti all’ arancione intenso delle dune che lo circondano creano un contrasto molto scenografico. Un paesaggio a tratti spettrale, a tratti magico.

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La Deadvlei è in assoluto e, non a torto, la zona più fotografata del Deserto di Namib. Anch’ io mi sono sbizzarrita e nonostante il vento, il caldo e l’aridità si facciano sentire è un luogo che entusiasma, che sorprende! le foto non sono in grado di rendere così tanta bellezza.

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In molti si cimentano nella scalata della Big Daddy,  la duna più alta del mondo con i suoi 305 metri, ma ho letto che ci vogliono circa 2 ore e la morsa del caldo inizia ad essere opprimente, è ora di fare ritorno. Non nego che tra la camminata da Sossusvlei a Deadvlei di 3 km e la sveglia all’alba, inizio ad accusare.

Con la navetta, e questa volta senza far fila, facciamo ritorno al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto e all’ombra di un acacia terminiamo il contenuto della nostra colazione take away che il Neuras ci aveva amabilmente preparato: sandwich, succhi di frutta, muffins, uova sode, noccioline…  ci ha fatto anche da pranzo da tanta roba ci avevano preparato.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo alla famosa Duna 45 e questa duna si che la scaliamo!

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Ho salito il primo tratto con le scarpe ma era troppo faticoso, ho proseguito scalza ma era ormai primo pomeriggio e la sabbia scottava. Ho rimesso le calze ma ogni passo avanti che muovevo ne facevo mezzo indietro.. ad un certo punto ho provato ad avanzare a gattoni…ora capisco perché per salire sulla Big Daddy ci vogliono 2 ore!

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Certo è che una volta in cima ci si sente padroni del mondo! Il silenzio rarefatto, rotto solo dal sibilo del vento, il calore emanato dalla sabbia che dai piedi si irradia in tutto il corpo, che non è solo calore, è energia,  energia pura, e la sento vibrare il ogni cellula. Mi guardo intorno e il paesaggio di fronte a me è da togliere il fiato: dune di sabbia dorata che si susseguono all’infinito, silhouette sinuose scolpite dal vento. Adoro questo silenzio, questa atmosfera, quest’armonia.  Mi sento parte della perfezione della natura, ed è come se il tempo, il mondo, si fossero fermati e, se avessi potuto, non li avrei più fatti ripartire.

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DSC_0731Se la salita è stata un impresa titanica, la discesa è decisamente più divertente. Inizio a correre giù per la riva scoscesa saltellando come un antilope, agile ma forse non altrettanto aggraziata.

Ultimissima tappa della giornata prima di uscire dal Parco è il Sesriem Canyon, un piccolo ma suggestivo canyon scavato dall’ acqua del corso dei millenni.

Dal piccolo parcheggio dove lasciamo la nostra auto ammiriamo il canyon dall’ alto ma il modo migliore per apprezzarlo è scendere sul fondo e camminare attraverso le sue strette gole.

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Seguiamo l’indicazione “water” scritta a mano su una roccia, dopo alcune centinaia di metri raggiungiamo un piccolo bacino di acqua perenne, poco più grande di una pozzanghera ma la sua peculiarità è quella di non evaporare e resistere fino alla stagione delle piogge successiva,  perché protetta dall’ ombra dei grandi massi che l’avvolgono.

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Il canyon non regge certo il confronto con la spettacolarità del paesaggio visto stamattina ma è  una passeggiata piacevole, e tenuto conto che in questa vacanza passeremo la maggior parte del tempo in auto e le occasioni per camminare sono veramente limitate, vale la pena fare una deviazione.

Vi consiglio di visitare le dune in mattinata, quando la temperatura è ancora piacevole e lasciare il canyon per il pomeriggio, dove sarete protetti dall’ ombra delle alti pareti. Ammetto che l’ordine della visita per me è stato casuale ma con il senno di poi si è rivelata una scelta azzeccata.

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Il deserto del Namib è stato indubbiamente il luogo più straordinario di tutto il viaggio e forse di tutti i miei viaggi!

 

ARTICOLI SULLA NAMIBIA

  1. Guida pratica al viaggio
  2. Deserto del Kalahari
  3. Sossusvlei, Deadvlei & il Sesriem Canyon
  4. Solitaire, il luogo NON luogo
  5. Sandwich Harbour, dove le dune scendono in mare
  6. Il Promontorio di Cape Cross & la Skeleton Coast
  7. Le incisioni rupestri di Twyfelfontein
  8. Visita ad un villaggio Himba
  9. Epupa Falls, al confine con l’Angola
  10. ETOSHA, Guida pratica per organizzare un safari

 

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