ABOUT ME

Curiosa, entusiasta, sempre in movimento. Da quando ho iniziato a viaggiare non ho piu smesso! Se vuoi conoscermi meglio clicca sulla mia foto.

Stay Connected

Trekking a SAPA – consigli utili

E’ il nostro secondo giorno a Sapa, ha finalmente smesso di piovere e dettaglio non meno importante io ho recuperato le forze per affrontare un’ altra giornata di trekking. Attraversiamo la Muong Hoa valley, a detta della guida una delle zone più belle di Sapa.

La prima parte del percorso non mi entusiasma particolarmente, potremmo essere ovunque nel mondo. Sono consapevole di essere a Sapa solo grazie alla presenza di una sorridente donnina appartenente alla tribù dei Black H’mong che ci pedina in compagnia di due bellissime bambine.

DSC_7733

La tribù dei Black H’mong è la minoranza etnica più popolosa a Sapa, originaria del Sud della Cina da cui sono migrati più di 300 anni fa e suddivisa a sua volta in Hmong Neri, Rossi, Bianchi. Indossano abiti e cappelli molto colorati o tuniche nere ricamate, grandi orecchini ed un pettine che le ferma i capelli.

Inizialmente mi riempiono di domande: come mi chiamo, quanti anni ho, da dove vengo, ect. Il loro inglese sembra buono ma non sono convinta che capiscano tutto quello che dico. Nel dubbio io sorrido. Ad eccezione delle veloci presentazioni iniziali, ci hanno accompagnato in religioso silenzio per almeno metà del nostro percorso. Non una parola ma tanti sorrisi e una costanza nel seguirci che definirei ammirevole.

Attraversiamo alcune case, in una di queste una donna stava tinteggiando della stoffa secondo i metodi tradizionali. Una pianta locale viene usata per ottenere il tipico colore indigo, la cui tintura viene raccolta all’interno di grossi recipienti di legno ed una volta pronta viene utilizzata per immergervi i tessuti affinché prendano la colorazione. I tessuti colorati verranno usati per confezionare gli abiti tradizionali dell’etnia Hmong.

Il sentiero in alcuni punti diventa molto scivoloso.  In effetti, il terreno, ha un fondo molto duro e sembra non drenare l’acqua che resta in superficie formando un insidioso strato di fanghiglia e, dopo l’acquazzone di ieri, i tratti in discesa non sono per niente semplici da affrontare. Io, pur avendo delle scarpe da trekking con suola in Vibram con cui fino ad ora ho percorso senza difficoltà ogni tipo di sentiero, rischio più volte di cadere sedere a terra. Anche la guida che ha sicuramente più famigliarità con il terreno scivola un paio di volte. La donnina dei Black H’mong, invece, procede a passo sicuro con le sue ciabattine di plastica che qui vedo indossare da tutti. Forse è questo il segreto? Ogni volta che le rivolgo uno sguardo lei ricambia con il suo largo sorriso.

DSC_7881

Da metà percorso in poi il paesaggio si fa nettamente più interessante.

I terrazzamenti sono dappertutto, interrotti qua e là da stradine, sentieri, alberi, qualche casetta sperduta, qualche pilastro per i cavi dell’alta tensione. Non posso che confermare quanto detto dalla guida prima di partire. Non conosco le altre zone di Sapa ma questa è davvero splendida. Ad un certo punto della discesa spuntano da una  foresta di bambù alla nostra destra alcuni turisti con la loro guida. Sono i primi che incrociamo fino ad ora.

DSC_7794

DSC_7941

DSC_7935

Raggiungiamo un fiume dove due bambini stanno facendo il bucato e ci mettono un grande impegno. È una scena troppo bella per non fermarsi per qualche scatto. Dopo aver diligentemente sciacquato, strizzato e steso al sole su di una roccia i loro indumenti di mettono a giocare tra di loro tra tuffi e schizzi. Starei ore ad osservarli ma è tempo di rimettersi in marcia.

DSC_7861

Nell’ ultimo tratto del nostro cammino incontriamo tanti bambini: chi gioca nelle pozzanghere, chi gira in bicicletta, chi si occupa del bucato sfruttando i piccoli corsi d’acqua che attraversiamo. Ma la scena che non mi scorderò mai è quella di due sorelline, stimo di 4 e 2  anni, sedute in mezzo alla strada. La più grande maneggia un coltello  grosso come lei ed e’ concentratissima a spezzare una canna di bambù che poi succhia e sputa. La sorellina cerca di imitarla e, per fortuna, senza armi contundenti in mano. Quello che più mi sconvolge è la disinvoltura con cui maneggia il coltello. Io al suo posto mi sarei già tagliata almeno tre dita!

DSC_7883

DSC_7827

DSC_7877

DSC_7810

DSC_7783

Mi fermo a riflette su cosa direbbe la classica mamma italiana. Penso ai bambini che ho visto in questi giorni, bambini che giocano in mezzo alla strada con il poco che hanno. Penso per un istante ad un ipotetico scambio: se un bambino italiano venisse catapultato in Vietnam non riuscirebbe a sopravvivere più di un’ora, mentre un bambino vietnamita paracadutato in Italia se la caverebbe di sicuro. Poi penso agli adulti e mi rendo conto che anche per loro vale lo stesso discorso. In Italia, in Europa e probabilmente in tutto il mondo occidentale abbiamo perso totalmente la capacità di dedicarci ad attività che invece qui in Vietnam sono del tutto normali, come coltivare la terra, procurarsi da mangiare, fabbricare gli strumenti necessari alla vita di tutti i giorni, costruire una casa, riparare un oggetto. Sono poveri, sì, su questo non c’è dubbio, ma la selezione naturale premierebbe loro.

Siamo purtroppo giunti alla fine del nostro giro. Arriviamo ad un baracchino dove pranziamo. Attorno a noi ci sono numerosi turisti di tutte le nazionalità: americani, spagnoli, francesi. E poi ci sono sempre loro, le donnine delle diverse tribù che con i loro cestini carichi di souvenir di ogni tipo che intonano la ormai arcinota filastrocca: Buy from me..only one dollar please…buy from me…one dollar  for a picture…buy from me..” 

DSC_7932

Quello che più mi dispiace è vedere come strumentalizzano i bambini, per altro bellissimi, per intenerire il turista e invogliarlo a comprare qualsiasi cosa. Mi ha fatto una gran tenerezza un bimba che avrà avuto all’incirca cinque anni; viene al nostro tavolo e intona: “ buy from me, one for two, two for four, buy from me, one for two, two for four” la nostra guida in lingua locale le chiede cosa voleva dire e le fa notare che non ha alcun senso quello che dice, ma lei imperterrita continua quasi ipnotizzata dalla sua stessa voce. Forse le piaceva la musicalità che quelle parole messe assieme producevano.

Veniamo riportati a Sapa dove abbiamo ancora un pò di tempo per girovagare nel centro cittadino prima di partire. Ci limitiamo a curiosare qua e là dando un’occhiata a qualche piccolo negozio. Molto diffusi sono i capi d’abbigliamento sportivo del noto marchio The North Face. I prezzi sono particolarmente bassi rispetto a quelli europei, ma osservando bene la realizzazione dei capi è facile concludere che molti articoli sono contraffatti. Certo la The North Face produce in Vietnam, quindi non è da escludere la possibilità di trovare qualcosa che sia allo stesso tempo di buona qualità e conveniente, ma controllate bene l’etichetta speciale che viene cucita sui capi originali.

Alle 15,30 facciamo ritorno in Hotel dove verrà a recuperarci il taxi collettivo che ci riporta ad Hanoi.

CONCLUSIONI: COSA VEDERE, COSA FARE E QUANTO RESTARE

La gente viene a Sapa esclusivamente per la bellezza del posto. Camminare è l’attività principale. I percorsi di trekking si snodano tra terrazzamenti di riso, villaggi, valli, fiumi e cascate. Non è necessario essere allenati per fare trekking a Sapa. I percorsi non presentano particolari difficoltà e sono quindi adatti a tutti. I tour organizzati hanno un passo lento e prevedono molte soste: dopo tutto state facendo turismo e non sport.

QUANDO ANDARE

Se siete appassionati di natura e paesaggi insoliti, i terrazzamenti di riso possono offrire stupende opportunità fotografiche tra le bellissime campagne ed i piccoli villaggi di minoranze etniche. Occorre però scegliere con oculatezza il periodo per visitare questa regione, senza dimenticare che possono esserci delle variazioni di anno in anno a causa dei cambiamenti climatici. Da maggio ad agosto il clima è mite e talvolta piovoso ma il paesaggio è al massimo del suo splendore, tutto è di un verde accecante.

Se volete vedere i campi di riso maturo con la loro intensa colorazione gialla e le persone impegnate nella mietitura, il periodo migliore va da inizio settembre fino ad inizio ottobre. Oltre queste date il riso è tutto raccolto e le terrazze restano vuote e marroni: la raccolta avviene prima alle altitudini più elevate, per procedere piano piano verso le valli e le pianure. In inverno la temperatura scende notevolmente e oltre a fitte nebbie può capitare di imbattersi nella neve a causa dell’altitudine. Ho amici che hanno visitato questa zona a Dicembre ed oltre alla pioggia, la temperatura di notte scendeva a zero!

Se desiderate vedere le terrazze allagate e senza vegetazione, il periodo migliore è invece l’inizio della primavera, verso marzo. Fate voi le vostre valutazioni.

In ogni caso, a prescindere dell’itinerario che si vuole seguire, consiglio prima di prenotare di chiedere sempre ad un agenzia locale per evitare di rimare delusi.

COSA PORTARE

Portate quello che vi portereste in una qualunque escursione in montagna e in particolare, abiti comodi e scarpe adeguate: consiglio pantaloni e scarponi da trekking. Sconsiglio i jeans, perchè sono scomodi per camminare, e le scarpe da ginnastica perchè potreste fare dei tratti nel fango in sentieri scivolosi.  In qualunque stagione decidiate di visitare Sapa, portate sempre con voi qualcosa di impermeabile, vi sarà utile in caso di pioggia e qualche indumento pesante. Io avevo sottovalutato la temperatura e sono dovuta andare a comprare una felpa! Dopo essermi lamenta per due intere settimane del caldo è stato il colmo!

QUANTO RESTARE

La maggior parte dei turisti, io compresa, rimane due giorni.

Si arriva a Sapa con il treno notturno, il giorno stesso dell’arrivo si prende parte ad un trekking con un’agenzia, si dorme una notte in homestay o in hotel, si partecipa ad un secondo trekking il giorno successivo e si riparte la sera stessa con il treno notturno. Nel nostro caso abbiamo optato per la partenza nel primo pomeriggio con un taxi collettivo.

E’ fattibile, sia nella modalità “all inclusive” (acquistando un pacchetto che comprende trasferimento da Hanoi e tour a Sapa) o “fai da te” (vi prenotate in autonomia il treno e organizzate con l’agenzia soltanto il trekking e il pernottamento). Con il senno di poi lo sconsiglio. È un mordi e fuggi che vi lascerà una sommaria idea di cos’è Sapa.

Se potessi tornare indietro mi organizzare in modo totalmente diverso e mi fermerei più giorni.

A Sapa c’è un ampia scelta di strutture alberghiere per tutte le tasche. 4 notti credo sia la durata perfetta. Si può vedere tutto con calma e si riparte prima di iniziare ad annoiarsi. Ovviamente questo discorso è valido per chi ama camminare, se non avete passione per il trekking forse due-tre notti sono sufficienti.

TOUR ORGANIZZATO / FAI DA TE 

Ecco il grande dilemma. Personalmente odio i tour organizzati e per quanto fattibile cerco di evitarli ma qui in Vietnam mi sono dovuta arrendere all’idea che la maggior parte delle escursioni di maggior interesse turistico è impossibile organizzarle senza appoggiarsi ad un agenzia.

Ci sono villaggi facilmente raggiungibili in autonomia come Cat Cat ma è tanto facile raggiungerlo quanto dimenticarlo. Altri villaggi invece non sono facilmente raggiungibili per questo è necessario affidarsi ad un’agenzia, inoltre se volete pernottare almeno un notte in una homestay ( peccato non averlo fatto) è difficile prenotarla e di certo non la trovate su booking!

Quello che vi posso consigliare, come abbiamo fatto noi, e’ di optare per un tour esclusivo, quindi solo voi e la guida invece che un tour di gruppo. Sarà più caro ma ne vale la pena.  Per quanto riguarda l’agenzia siamo stati molto contenti del servizio offerta da quella a cui ci siamo rivolti ma se tornassi indietro credo mi rivolgerei ad associazioni gestite dalle minoranze etniche, che con i loro proventi supportano gli abitanti dei villaggi. Un esempio le Sapa Sisters, di cui ho letto tanto in rete ma non ho testato personalmente. In ogni caso sceglierei dei tracciati meno battuti e cercherei di visitare più villaggi possibili, anche i più remoti, dove forse ( ma chi lo sa) le tribù sono state intaccate meno dall’attiro del turismo di massa. Al di là dell’agenzia una cosa è certa, cercate di fare coincidere la vostra permanenza almeno con uno dei mercati locali, il più famoso è quello domenicale di Bac Ha. Ne avevo sentito parlare ma ammetto di averne sottovalutato il potenziale e se potessi ridisegnare l’itinerario non lo perderei per nulla al mondo.  È proprio vero che nei posti bisogna andarci almeno due volte!

Pernottando più giorni avrete anche la possibilità di salire sul suggestivo Monte Fansipan, a 3.143 mt di altezza. È prevalentemente ricoperto da una fitta coltre di nubi, quindi non è facile trovare le condizioni metereologiche favorevoli per l’escursione ma più giorni vi fermerete più le vostre chance aumenteranno!

DOVE PERNOTTARE

A Sapa c’è solo l’imbarazzo della scelta, dai più economici da 7-8 dollari a camera per notte ai più costosi come Victoria Sapa. Noi abbiamo pernottato al Sapa Elegance superior ma di elegance e superior non aveva proprio nulla. Personalmente non lo consiglio.

Girovagando per la città mi ha fatto un ottima impressione il Bamboo Sapa Hotel una struttura di recente costruzione, da cui si gode una impagabile vista sulle montagne circostanti il centro abitato e di cui avevo letto recensioni molto positive. Una valida alternativa “very cheap” per  vivere la quotidianità dei locali è rappresentata dalle “homestay”! Un’amaca come letto ed il canto del gallo come sveglia sono solo alcune delle caratteristiche di questa particolare esperienza.

 

2 Comments

  1. Emanuele - Recyourtrip

    21st Mar 2018 - 1:23

    Molto interessante questo tuo racconto. Mi sto documentando su Sapa in questi giorni per il mio prossimo viaggio ad Agosto. L’idea, come hai suggerito tu, è di cercare di fare dei percorsi il meno turistici possibile. Quello che non riesco a capire è se i tour si allontanino molto da Sapa od invece siano circolari. Stavo valutando di trovare qualche homestay locale da cui partire senza per forza essere la homestay il punto più lontano del tour. Spero di essermi fatto capire. Nella “peggiore” delle ipotesi mi affiderò ad un tour locale.

    • Maria Paola Salvanelli

      Maria Paola Salvanelli

      21st Mar 2018 - 19:43

      Ciao Emanuele,
      ho capito perfettamente quello che vuoi dire e come te ho avuto l’impressione che i trekking proposti siano tutti circolari anche se alcuni ti propongono di dormire in una home stay e non necessariamente a Sapa. Viaggiando ad Agosto mi faccio sempre prendere dall’ansia di prenotare tutto prima della partenza ma forse per Sapa la soluzione migliore è decidere una volta in loco con l’aiuto di un agenzia locale e in base alle tue esigenze. Buona organizzazione e buon viaggio!

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

×