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Curiosa, entusiasta, sempre in movimento. Da quando ho iniziato a viaggiare non ho piu smesso! Se vuoi conoscermi meglio clicca sulla mia foto.

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Matera – da vergogna dell’Italia a Città della Cultura 2019

Quest’anno le festività istituzionali cadendo a ridosso del week end ci hanno permesso, con il minimo sforzo, di prenderci qualche giorno di vacanza in più rispetto al solito. E così ne abbiamo approfittato per visitare alcune città del Sud Italia che era tanto che volevo vedere, affascinata dalle foto che spopolano su Instagram ma soprattutto dai racconti di una collega originaria della prima città che toccheremo nel nostro mini tour di primavera: Matera. 

Il titolo di questo post è stato scelto fondamentalmente per due motivi:

  1. Mi piacciono le storie a lieto fine
  2. Forse non tutti i lettori sanno (e fino a qualche giorno fa facevo anch’io parte di questa categoria) che negli anni ’50 Matera ha dovuto affrontare una realtà molto dolorosa e difficile.

L’ARRIVO

Come dicevo era da tanto che nutrivo la curiosità di vedere i famosi “sassi” e quando in pausa pranzo, chiacchierando con la mia collega Silvia, ho scoperto l’esistenza di un comodo volo Ryan Air che collega Bologna con Bari mi sono affrettata ad acquistare i biglietti. Nutrivo grandi aspettative nei confronti di questa città, alimentata non solo dalle immagini viste in rete ma soprattutto dall’ entusiasmo che scuoteva tutte persone a cui la nominavo. Il loro viso si illuminava ed esclamavano:” ah… Matera”, con lo sguardo visibilmente perso nei propri ricordi. Ebbene, Matera ha largamente superato le mie aspettative, nonostante ci abbia accolto un clima non esattamente primaverile.

Pur avendo prenotato con largo anticipo non ho trovato disponibilità di pernottamento in nessun “sasso” vero e proprio ma grazie a Booking.com ho scovato l’Hotel Le Origini, che si è rivelato una preziosa scoperta. I commenti dei viaggiatori erano entusiasti ed io non posso che unirmi al coro. Saverio e Francesca ci hanno accolto con la tipica ospitalità del Sud, facendoci sentire a casa, fornendoci un sacco di informazioni utili per gestire al meglio il nostro soggiorno. L’Hotel è nuovissimo, inaugurato lo scorso Agosto, da allora hanno sempre lavorato tantissimo e da quanto ho potuto sperimentare il successo è tutto meritato. La mia collega, mi aveva fornito un sacco di informazioni utili ma devo dire che i consigli di Francesca hanno fatto la differenza.

Pensate che mi hanno addirittura telefonato il giorno della partenza per sapere se volevamo che ci prenotassero qualche trattoria, visto che saremmo arrivati in tarda serata e a quell’ora avremmo trovato tutto pieno. Mi stavo già pregustando qualche prelibatezza locale quando hanno annunciato che il volo sarebbe partito con più di un’ora di ritardo e ci siamo dovuti accontentare di un insipido panino dell’aeroporto. Certe attenzioni a chi non farebbero piacere?

Arrivati a Bari recuperiamo la macchina a noleggio prenotata tramite la Hertz e partiamo stanchi ma super felici alla volta di Matera. La camera che ho prenotato è la Panoramica, con vista sassi. Era come avere un meraviglioso poster appeso al muro ma non era una semplice foto, era tutto reale!

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VISITA DELLA CITTA’ – PRIMO GIORNO

Purtroppo l’indomani non ci sarà il caldo sole del Sud a darci il benvenuto ma una fastidiosa pioggerella e una temperatura veramente bassa rispetto le medie stagionali. Meno male all’ultimo secondo avevo infilato un maglioncino di lana nel borsone che mi tornerà utile in più di una occasione! Ma non facciamoci scoraggiare. A colazione studiamo con Francesca nel dettaglio il nostro piano d’attacco. Se come noi vi trovate a Matera in un giorno di pioggia sappiate che ci sono una serie di interessanti attività da fare sottoterra. Ci dirigiamo verso piazza Vittorio Veneto, a 10 minuti a piedi dall’Hotel per la visita del Palombaro Lungo. Sulla Piazza trovate anche un suggestivo belvedere sul sasso Barisano, sempre affollato, ma vale la pena sgomitare per godersi il panorama, suggestivo soprattutto la sera.

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PALOMBARO LUNGO

ll Palombaro Lungo è una maestosa cisterna interamente scavata a mano, realizzata nel 1846 per la raccolta dell’acqua piovana e sorgiva. Profonda 15 metri, poteva contenere fino a 5.000 metri cubi di acqua. Sfruttando la presenza di queste grotte naturali, rivestite di coccio pesto per renderle impermeabile, l’uomo, utilizzando il sistema dei vasi comunicanti, ha garantito l’approvvigionamento idrico a tutto il paese. La visita si effettua grazie a passerelle in metallo che permettono di ammirare comodamente l’imponente struttura. Il tour costa 3€ a persona e dura solo 30 minuti ma ne vale la pena per apprezzare un grande esempio di ingegneria idraulica.

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Nel frattempo ha smesso di piovere, il cielo rimarrà coperto da nubi minacciose che alla fine, come potrò constatare il giorno successivo di fronte ad una limpida giornata di sole, conferivano alla città un’ atmosfera ancora più suggestiva.

Per pranzo, sotto suggerimento di Francesca, ci rechiamo ai 4 Quarti, un barettino informale che sforna delle puccie da leccarsi le dita! Cos’è la puccia? In realtà è un panino tipico pugliese molto simile a quello arabo ma lievitato. Avendo poca mollica è molto adatto ad essere imbottito di ogni squisitezza. Se ci ripenso ho ancora l’acquolina, non vi viene fame a vedere queste immagini?

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Nel primo pomeriggio incontriamo al nostra guida per un tour a piedi guidato dei sassi. Punto di ritrovo la famosa “goccia” di fronte a Palazzo Lanfranchi, una vera e propria goccia a grandezza quasi umana che rappresenta l’importanza e l’abbondanza dell’acqua in questa terra ed ha permesso l’insediamento delle prime civiltà fin dalla preistoria. Qui si trova anche, a mio avviso, il belvedere più bello della città, Piazza Pascoli, dedicata al poeta che a Matera ha trascorso molti anni.  Da qui è ben visibile la Gravina, il fiume che divide la città di Matera dalla Murgia, un costone roccioso puntellato da grotte e anfratti ancora ben visibili, popolate già dagli uomini preistorici. Matera è considerata essere una delle città più antiche del mondo, con i primi insediamenti risalenti al Neolitico, ovvero più di 10 mila anni fa.

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VISITA GUIDATA DEI SASSI

Matera è definita una città ad architettura “negativa, nel senso che non è caratterizzata da costruzioni in elevazione (dalle fondamenta in su) ma è una città interamente scavata nella roccia. Il materiale estratto verrà poi a sua volta usato nel corso dei secoli per costruire edifici in elevazione come nella altre città ma in origine era una città di grotte scavate nel sottosuolo.

Visitare i Sassi è molto semplice, si distinguono tre rioni principali, il Caveoso ( cosi chiamato probabilmente perché rivolto verso Montescaglioso), il Barisano (cosi chiamato probabilmente perché rivolto verso Bari) e il Civita. Certo, una volta che vi sarete addentrati negli stretti vicoli  non sono così facilmente distinguibili ma basterà seguire i viottoli e le scale di tufo per rimanere estasiati da tanta bellezza. Matera non è una città dalla bellezza classica, come le città d’arte che siamo soliti visitare, è qualcosa che va oltre ed è difficile da spiegare a parole, io ero estasiata, quasi ipnotizzata, con la sensazione costante di essere stata catapultata una dimensione parallela, in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato.

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TOUR A PIEDI DEI SASSI – L’ITINERARIO

Da Piazza G. Pascoli percorriamo tutta Via Ridola, passando davanti alla chiesa del Purgatorio, fino alla chiesa di San Francesco e Piazza Sedile, dove si trova il palazzo del Comune. Imbocchiamo Via Duomo e raggiungiamo appunto il Duomo, eretto in onore della Madonna della Bruna e San Eustacchio, il patrono della città. Su Piazza Duomo trovate un altro belvedere che si affaccia sul Sasso Barisano ma il mio preferito rimane quello di Piazza Pascoli. Dal Duomo imbocchiamo una stradina che ci conduce nel ventre del Sasso Barisano. Costeggiando Via Madonna delle Virtù facciamo visita alla chiesa rupestre di San Nicola dei Greci, visitabile solo in parte perché stavano girando uno spot pubblicitario al suo interno. Risaliamo su via Madonna delle Virtù, costeggiando il canyon della Gravina, fino a scavalcare lo sperone di roccia che idealmente divide il Sasso Barisano dal Sasso Caveoso. Una volta giunti nel Sasso Caveoso ci ritroviamo in piazza S. Pietro Caveoso, su cui si erge l’omonima chiesa. Seguendo via Buozzi risaliamo verso Matera alta fino ad arrivare sul retro di Palazzo Lanfranchi, punto di inizio del nostro tour.

Ho voluto riportare il nostro percorso perché credo sia ottimo per toccare tutti i punti di maggior interesse della città, anche per chi si muove in autonomia. Suggerisco comunque di dedicare qualche ora ad un tour guidato che vi farà capire meglio la storia, lo sviluppo e le fasi più importanti che ha attraversato la città. Come accennavo all’ inizio Matera ha vissuto fasi davvero dolorose di cui ancora non mi capacito.

Durante la visita entriamo in una delle tante case-grotta utilizzate in passato come abitazioni. Una volta varcata la soglia si compie un vero e proprio viaggio nel tempo. Nella casa grotta intere famiglie di contadini e pastori vivevano e condividevano spazi angusti con asini, galline e altri animali che allevavano. Le condizioni igieniche erano molto precarie ed erano causa di un elevato tasso di mortalità infantile, anche perché le case erano estremamente umide. Gli ambienti sono piccoli e arredati con pochi mobili: un tavolo, un letto, una cassettiera, una culla. Il bagno consisteva in un vaso di terracotta che veniva condiviso da tutta la famiglia e un unico straccio per l’igiene intima.

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Condizioni igieniche in cui purtroppo ancora oggi vivono alcune popolazioni del mondo ma totalmente estranee all’ Italia di oggi e anche di allora.

Provo ad immaginare come potesse essere dura la vita di queste famiglie, che per altro si è mantenuta tale fino agli anni 50. Quando l’Italia era vicina al suo risveglio economico, molte persone conducevano una vita agiata e prendevano i primi aerei, qui il tempo sembrava essersi fermato.

Nel 1945 con la pubblicazione del noto libro di Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli“, Matera inizia a far parlare. Carlo Levi descrive queste grotte scavate in un burrone come “buchi neri” in cui vivevano famiglie nella più assoluta indigenza, tra sporcizia e povertà, in totale promiscuità con gli animali.

Il fragore prodotto dal libro di Levi spinge numerosi politici a visitare i Sassi, tra cui Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti; sono proprio loro a definire Matera la “vergogna d’Italia”, per le pessime condizioni igieniche, economiche e sociali in cui viveva la popolazione dell’epoca.

Lo stesso De Gasperi nel 1954 firma la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi.

Gli abitanti dei sassi devono forzatamente abbandonare le loro case e trasferirsi in nuovi rioni assegnati dallo Stato. Il progetto coinvolge i più grandi architetti ed urbanisti del tempo, che progettano i nuovi quartieri che devono accogliere le 15.000 persone sfollate.

E cosi dopo la guerra si assiste allo spostamento coatto della popolazione ai margini della città e le grotte una volta abbandonate finirono in degrado.

Sarà solo nei primi anni ’90 che si comprende l’importanza storica di questa zona dichiarata nel 1993 Patrimonio dell’ Unesco e queste vecchie abitazioni vengono ristrutturate e portate a nuova vita. Oggi ospitano boutique, atelier, bellissimi hotel e suggestivi ristoranti.

Mi ha fatto un certo effetto pensare che oggi Hotel costosissimi ed extra lusso erano un tempo abitazioni di famiglie che vivevano nella miseria più totale, in condizioni al limite dell’umano.

E così Matera con i suoi pregi e contrasti, tutt’ oggi ancora evidenti, è tornata a nuova vita e nel 2019 sarà città della Cultura Europea.

Nonostante la luce non fosse certo nelle migliori, non riuscivo a smettere di stupirmi e fotografare ogni nuovo angolo che incontravo.

La cosa più difficile nella stesura di questo post è stato proprio scegliere le foto! Ho il click facile e la fase di editing è il mio incubo peggiore!!! spero di trasmettervi almeno in parte la magia che evoca ogni vicolo di Matera, ogni angolo, ogni…e qui è proprio il caso di dirlo, ogni suo sasso.

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