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Trekking in Val Ceno – La strada di Maria Longa

Un nuova escursione organizzata dall’Associazione Trekking Taro Ceno di cui sono diventata un fan sfegatata. L’escursione di oggi è stata guidata dal preparatissimo Giacomo Cella in una zona in cui si sono succedute molte vicende storiche di grande interesse che Giacomo, con parole semplici e tanta pazienza, è riuscito a trasmetterci con efficacia.

Un percorso ad anello che parte dalla chiesa dell’abitato di Viazzano; qui trovate un piccolo parcheggio dove lasciare tranquillamente la vostra auto. Il punto di partenza originario della Maria Longa si trova in verità a Ramiola ma la strada è sconnessa e poco in ordine, per cui è preferibile iniziare il giro da qui.

Prima di partire per l’escursione diamo uno sguardo all’antico borgo di Viazzano, le cui origini risalgono all’epoca romana.

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Il nome sembra derivare da Vetati, ovvero il nome del proprietario terriero che possedeva questa zona. Le strutture più antiche ancora presenti sono le “case torri”, di epoca tardo medioevale, case che hanno la forma di vere e proprie torri. Alcune avevano un ingresso sopra elevato e una volta entrati si toglieva la scala per rendere ancora più difficile l’accesso a chi era fuori. La parte superiore delle torri era dotata di fessure, su cui venivano spesso costruite delle mensole per attirare i piccioni che li nidificavano e in periodi di carestia potevano essere facilmente catturati e cucinati!

La polenta con i piccioni è, dopo tutto, una prelibatezza della zona e anch’io posso testimoniare che la bomba di riso con il piccione che cucinava la mia nonna era uno dei miei piatti preferiti.

Ma torniamo all’abitato di Viazzano. Molte case sono state ristrutturate e costruite ex novo dai vari proprietari terrieri che si sono succeduti nel corso dei secoli, come ad esempio la bellissima Casa Grossardi proprio di fronte a noi.

R0009034Devo ammettere che Viazzano è stata una piacevolissima scoperta.

Partiamo ora per il nostro trekking vero e proprio.

La prima parte del sentiero si sviluppa su strada asfaltata, è tutta in salita ma si tratta di un salita molto dolce, non avete da temere. Passerete a fianco di un piccolo cimitero e tra i campi.

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Poco alla volta guadagniamo quota anche se il dislivello dell’escursione di oggi è minimo (max 550 metri). Rivolgendo lo sguardo a valle si distingue, oltre al fiume Ceno, l’azienda automobilistica Dallara e l’Autodromo di Varano, da cui proviene ben distinguibile un fastidioso ronzio di motori che ci terrà compagnia per tutto il giorno.

R0008826Nonostante il freddo polare che ha caratterizzato questa settimana, le orchidee selvatiche che fioriscono in questo periodo non ne hanno risentito e possiamo ammirarne di diverse varietà.

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Straordinaria anche la fioritura della ginestra, che in queste zone cresce rigogliosa.

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Dopo circa una mezz’ora la strada diventa sterrata e si immette in un boschetto che, continuando a salire, conduce all’abitato di Case Pagano, un gruppo di case in sasso restaurate ed un antica chiesa ora convertita in stalla. Molto importante come testimonianza storica.

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Case Pagano ha origini antichissime, era un avamposto fortificato in difesa del Castello di Roccalanzona, che incontreremo poco più avanti. Le costruzioni mantengo tutt’oggi tracce evidenti delle strutture originarie, come ad esempio l’antica chiesa convertita in una stalla.

Nel IX secolo d.c. l’Italia venne ripetutamente invasa dalle popolazioni barbare proveniente dal Nord Europa. La tribù più feroce era quella degli Ungari, così brutali da essere soprannominati “gli strangolatori di popoli”. Entrati nella Pianura Padana fecero dei veri e propri massacri, tanto che la popolazione fu costretta ad accentrarsi in zone specifiche e costruire numerosi castelli a scopo difensivo. Solo la Val Ceno conta un centinaio di castelli, molti dei quali sono visibili ancora oggi, come quello di Bardi, Varano e Corniglio. Di altri rimane solo la base dei muri perimetrali, altri ancora sono stati completamente distrutti e non si conosce nemmeno l’ubicazione precisa, ne rimane una traccia solo nei documenti dell’epoca.

A Case Pagano è stata rinvenuta una antichissima lapide che al momento del ritrovamento veniva usata come bordo di un pozzo ed ora custodita presso il Museo Civico di Parma, nella sezione di archeologia. L’epigrafe ha una grande rilevanza storica trattandosi di una testimonianza scritta del 1°giubileo istituito da Papa Bonifacio XVIII nel 1300.

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Riprendiamo il nostro cammino, sempre in salita ma il vento che implacabile rinfresca questa limpida giornata primaverile ci permette di salire agevolmente quasi senza sudare.

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Raggiunta la cresta del crinale lo spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi lascia a bocca aperta.

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Nonostante la poca pioggia e la totale assenza di neve la primavera segue il suo corso e la vista è ripagata da un panorama mozzafiato.

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Le dolci colline della Val Ceno sembrano ricoperte da un soffice tappeto di velluto dalle diverse tonalità di verde che in un giornata tersa come quella di oggi contrastano con l’azzurro del cielo, spruzzato qua e là da qualche nuvoletta bianca che sembra essere stata posizionata dalla mano esperta di un pittore, allo scopo di conferire al paesaggio ancora più fascino.

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E chi l’avrebbe detto che vicino a casa avevamo un sentiero così suggestivo e di cui, per altro, non avevo mai sentito parlare!?

In lontananza si scorge il Castello di Roccalanzona che raggiungeremo di li a poco. Il Castello di Roccalanzona è stato usato per molto tempo, per questo è ancora parzialmente in piedi e ben visibile anche da lontano, anche se effettivamente si tratta di sole due pareti della torre.

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Proseguendo sul largo sentiero che attraversa il crinale, il castello è sempre più vicino.

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Lasciamo la strada sterrata principale e imbocchiamo una deviazione che aggira lateralmente il castello. Sulla via del ritorno verremo ripresi da un presunto locale, anche ne aveva più dello straniero, tanto antipatico quanto poco credibile, il quale sosteneva di essere il proprietario del terreno circostante e ci invitava, sempre con modi poco educati, a non transitare per questo sentiero. Per fortuna il programma prevedeva comunque di imboccare una strada diversa da quella dell’andata ma ci riserviamo il diritto di verificare se quanto affermato dal tizio fosse vero oppure una turba del momento.

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Due parole sul Castello di Roccalanzona sono d’obbligo. Giacomo, la guida, è riuscito a farmi appassionare anche ad eventi storici per i quali non ho mai nutrito particolare interesse ma quando i concetti sono esposti in modo chiaro e semplice, rimane tutto più impresso.

Anticamente la struttura del castello si dilungava lungo il pendio della collina. Chiamato in origine castello di Petralzona di proprietà dei Pallavicino ai quali vennero assegnati vari territori tra Emilia e Lombardia, fino a creare un vero e proprio stato Pallavicino con capitale Fidenza prima e Cortemaggiore poi, costruita ex-novo.

L’anno 1200 segna il declino dell’Impero dei Pallavicino che vanno perdendo via via i loro possedimenti tra cui il castello, assegnato nel 1300 alla famiglia dei Rossi, una delle famiglie più importanti del Rinascimento Parmigiano, il cui esponente di spicco fu Pier Maria Rossi II, che visse nella seconda metà del 1400.

Nel periodo di massimo splendore, la casata dei Rossi, era proprietaria di più di 30 castelli, alcuni bellissimi come quello di Torrechiara, Felino, San Secondo. Lo stemma della famiglia Rossi aveva come simbolo il leone, per questo il castello venne nominato inizialmente di Rocca Leone. L’attuale nome è frutto di varie storpiature giunte fino ai giorni nostri.

Alla morte di Pier Maria Rossi il castello perde progressivamente di importanza riducendosi ad un rudere come lo vediamo noi oggi, anche se, dopo 4 secoli, siano fortunati se possiamo vedere ancora questi resti. Attualmente è di proprietà privata, e come vi accennavo poco prima stiamo indagando sulla reale proprietà del sentiero che lo costeggia.

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In verità sono state raccontate molte più cose ma non voglio togliervi il gusto della scoperta se deciderete di partecipare alla stessa escursione non appena verrà riproposta.

Proseguendo sempre in cresta raggiungiamo Pietra Corva dove ci fermeremo per il pranzo.

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Se durante la nostra salita il vento era un piacevole compagno di viaggio in questo punto è diventato alquanto fastidioso! Inevitabile continuare a litigare con la felpa: indossata è di troppo ma senza manca qualcosa. Tra una vestizione e svestizione immediatamente successiva ci inerpichiamo per un tratto di salita abbastanza impegnativo ma la fatica credo fosse dovuta principalmente allo stomaco vuoto che reclamava cibo.

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Pietra Corva è un rilievo ofiolitico di origine vulcanica, il risultato di un eruzione sottomarina che costituiva il fondo della placca oceanica nell’era del cretaceo. Lo sperone su cui è stato costruito il castello di Roccalanzona e Pietra Corva sono gli unici rilievi importanti che dominano questo paesaggio.

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Anche da qui il panorama è incredibile. Si vede tutto il crinale che separa l’Emilia dalla Liguria. Il Monte Bue, il Ragola, il Carameto…in lontananza piccolo piccolo si intravede perfino il Castello di Bardi!

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Dopo una meritata pausa da cui non mi sarei mai più rialzata riprendiamo il nostro cammino. Ripercorriamo lo stesso sentiero di prima fino a raggiungere il Castello di Roccalanzona.

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Qui, dopo un simpatico scambio di opinioni con il presunto proprietario del terreno che circonda il castello, imbocchiamo una variante che, finalmente in discesa, ci condurrà all’interno di un piacevole bosco. La guida ci informa che normalmente il sentiero del bosco è molto fangoso e scivoloso ma a causa della siccità prolungata che ha contraddistinto l’ultimo periodo è in secca anche il fiume Gherlonzo che normalmente viene guadato in due punti ma oggi non presenta nemmeno una pozzanghera.

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Ci stiamo abbassando di quota e il rombo dei motori provenienti dal circuito di Varano è sempre più vicino, rumore che per altro ci ha tenuto compagnia tutto il giorno, forse anche per via del forte vento che trasportava il suono con estrema efficacia fino ai nostri orecchi.

Nell’ultimo pezzo del percorso passiamo in mezzo a suggestivi calanchi, grossi massi argillosi che molto lentamente nel tempo, per opera della forza erosiva dell’acqua, sono diventati via via più piccoli fino a ridursi a mucchietti di sassi.

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Ed eccoci di ritorno all’abitato di Viazzano, dove questa mattina abbiamo lasciato le nostre auto, che tutto sommato, dopo 11 km rivediamo anche volentieri.

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Alla prossima escursione!

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