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Curiosa, entusiasta, sempre in movimento. Da quando ho iniziato a viaggiare non ho piu smesso! Se vuoi conoscermi meglio clicca sulla mia foto.

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Che bella cosa na jurnata ‘e sole… n’aria serena doppo na tempesta!

Maggio è in genere il mese migliore per viaggiare, le giornate iniziano ad allungarsi e il sole è ancora piacevole e non troppo fastidioso. Viaggiando verso Sud poi, ci si può preoccupare di tante altre cose ma non del meteo. Purtroppo il mio soggiorno a Napoli è stato caratterizzato da una costante: la pioggia battente! Impermeabile ed ombrello spesso non erano sufficienti, ho per tanto dovuto rivedere l’itinerario che mi ero prefissata di ora in ora ma per fortuna sono riuscita a vedere quasi tutto!

Ecco la mia personale TOP TEN delle cose imperdibili.

1. Il Duomo

Con la sua maestosa la facciata, il Duomo di Napoli è il luogo deputato principalmente al culto di San Gennaro.
Il legame dei napoletani con San Gennaro va ben oltre la semplice devozione. Nonostante San Gennaro sia considerato dalla chiesa un santo di “Serie B”, non lo è per i napoletani. Si intrattengono con lui in discorsi privatissimi e molto intimi per chiedergli qualsiasi tipo di grazia: dall’aiuto per un goal che può risollevare la precaria posizione del Napoli in classifica, alla richiesta dei numeri vincenti, rigorosamente da ricevere tramite sogno, per il lotto o il superenalotto, fino a veri e propri miracoli per la guarigione da gravi malattie. La Cappella e il tesoro sono la più immediata e importante prova di questo amore per il santo.

Il tesoro comprende statue, candelabri e argenti vari, che i devoti hanno gelosamente protetto durante i numerosi saccheggi della città.

La tradizione narra che, alla morte del martire, il suo sangue sia stato raccolto da una donna molto devota che lo sistemò in varie ampolline. Se siete a Napoli nel periodo propizio, ovvero il 19 settembre e il primo sabato di maggio, potrete assistere al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Assicuratevi però di arrivare con largo anticipo, la messa comincia alle 9 ma già dalle 7 davanti al Duomo inizia a formarsi la coda. Durante la messa una processione esce dalla cappella del Santo tenendo bene in alto l’ampollina; dopo vari minuti di preghiere viene tolta dal contenitore dov’è custodita e ispezionata. Napoletani e credenti sparsi in tutto il mondo attendono con ansia che il miracolo abbia luogo.
2. Napoli Sotterranea

Diffidate da altre associazioni che vi propongono tour nel sottosuolo pubblicizzandosi come Napoli Sotterranea. Il percorso di Napoli Sotterranea Ufficiale parte SOLO da Piazza San Gaetano 68. Il costo del biglietto è di € 10 a testa. Nella stessa piazza troverete infatti anche l’ingresso alla Napoli Sotterata, che non ha nulla a che vedere con l’Organizzazione ufficiale, che è stata la prima a far conoscere al mondo le bellezze del sottosuolo partenopeo. La città sotterranea ha svolto nel tempo vari ruoli. In primis i cunicoli vennero scavati dai Greci quando iniziarono a estrarre il tufo dal sottosuolo per rafforzare le mura della città.

Successivamente, in epoca romana, questi passaggi sotterranei furono ampliati e adattati per raccogliere l’acqua piovana, realizzando così un acquedotto che servirà a portare acqua alle case napoletane.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Napoli sotterranea è stata ulteriormente modificata per ospitare la popolazione durante i bombardamenti. Durante gli anni della guerra, circa quattromila persone popolarono i sotterranei della città, aspettando che il conflitto bellico consentisse il ritorno alla vita. La città sotterranea, quindi, nasconde un fitto intrigo di anfratti, grotte e cunicoli che raccontano una storia parallela alla vita della Napoli in superficie. I tour guidati partono in base all’affluenza, durano circa 2 ore e si è accompagnati da bravissime guide che vi faranno conoscere la storia di Napoli da un punto di vista particolare. Alcuni cunicoli sono molto stretti. Uno, lungo circa 200 metri, è largo solo 50 cm e si percorre tenendo in mano una candela fornita dalla guida. La nostra, bravissima e sempre pronta a rispondere a tutte le nostre curiosità, si chiamava Ginevra. Conclusa la visita delle cisterne, si prosegue vs il Teatro Greco-Romano, il cui ingresso è incluso nel biglietto. Vi si accede da un tipico “basso”, ovvero una casa (una stanza in verità) a livello strada tipico dei quartieri poveri di Napoli. Si sposta un letto sotto cui è nascosta una botola da cui si scende per ammirare i resti di questo antico teatro! Questo basso è stato abitato da una signora anziana fino al 2003, poi sono riusciti a convincerla a cambiare residenza ed hanno cominciato a scavare e a far riemergere il vecchio teatro che è stato totalmente inglobato dalle abitazioni circostanti.
Il tour si conclude con la visita ad una esposizione di presepi del 1.700, bellissimi.

Durante questa visita veniamo a conoscenza di uno dei personaggi più famosi del folklore napoletano: il “monaciello”, ovvero lo spirito che abitava le costruzioni di Napoli. Secondo la credenza popolare, se l’abitante della casa risultava simpatico al “monaciello”, questo poteva far trovare soldi nei cassetti o nelle giacche appese all’ingresso. Ma se per caso si offendeva lo spirito, dimostrando poca devozione, il “monaciello” si vendicava facendo sparire oggetti vari. Il mito del “monaciello” in realtà, è da ricondurre all’attività dei pozzari, uomini che vivevano nei sotterranei e che gestivano l’approvvigionamento dei pozzi. Si muovevano nelle gallerie con estrema agilità ed erano i padroni incontrastati del sottosuolo. A causa dell’altissimo tasso di umidità, erano costretti a lavorare con un mantello che coprisse anche il capo, dandogli l’aspetto di monaci francescani, da cui il soprannome di “monaciello”. I pozzari potevano accedere alle case dei cittadini direttamente dai pozzi e sfruttavano questa possibilità soprattutto quando le donne erano sole in casa. Senza eccessiva malizia, è facile immaginare che alcune visioni del “monaciello” da parte di mariti rientranti a casa, fossero ben più che reali

3. San Gregorio Armeno

La famosa via dei Presepi una delle strade più celebri di Napoli. Una strada in cui anche nei mesi più caldi si può respirare l’atmosfera natalizia grazie ai bottegai che lavorano tutto l’anno per creare presepi di sughero e pastori di terracotta. Non ci sono solo figure canoniche ma anche statuine che raffigurano personaggi legati all’attualità, come politici o dello spettacolo. È proprio l’estro creativo dei maestri che ha reso così longeva quest’ arte per cui Napoli è famosa in tutto il mondo.

 4. Spaccanapoli


La strada che va dai Quartieri Spagnoli al quartiere di Forcella, tagliando in linea retta la città di Napoli. Il nome si comprende meglio salendo al Castel Sant’Elmo o alla Certosa di San Martino e osservano dall’alto come questa strada tagli in due il cuore della città. Quest’arteria ha origini antichissime, è infatti uno dei tre decumani in cui i romani organizzarono la costruzione della città. Lungo il percorso di Spaccanapoli incontrerete splendide chiese, famiglie che vivono nei bassi, artisti-artigiani e abusivi che vendono di tutto. Non stupitevi di nulla, è qui la vera essenza di Napoli.

5. Cappella di San Severo

Dove potrete ammirare il magnifico Cristo velato, un’opera talmente bella e affascinante che da sola vale il viaggio! Posta al centro della Cappella, il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, cattura subito lo sguardo del visitatore. La particolarità è il velo che ricopre il corpo del Cristo morto, disteso su dei cuscini. Sul volto e sul corpo di Gesù si possono scorgere i segni delle torture che gli sono state inflitte: la ferita del costato, i piedi e le mani trapassati dai chiodi e i lineamenti provati dalla sofferenza.

Non ci sono parole per descrivere la perfezione di questa scultura. E’ straordinario come questo velo di marmo sembri in realtà fatto di tessuto, proprio per le sue linee morbide e soffici.
La leggenda vuole che la morbidezza del velo non sia dovuta all’abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, ma sia da attribuire ai poteri esoterici del Principe Raimondo di Sangro, che sembrava essere in grado di solidificare, con un liquido di sua invenzione, tessuti e persino organi del corpo. Molti, invece, sostengono che il sorprendete effetto sia tutto frutto del talento di Giuseppe Sanmartino, lo scultore. Quale sarà la verità?
La Cappella merita una visita non solo per il Cristo ma anche per le altre opere presenti in questo piccolo gioiello nascosto tra i vicoli di Napoli: tra le tante statue vi consiglio di soffermarvi sulla “Pudicizia velata” e sul “Disinganno”. Due opere, come suggeriscono i loro nomi, sono una l’opposto dell’altra e simboleggiano la madre e il padre del Principe.

Deplorevole il fatto che a fronte di un biglietto abbastanza costoso (€7 + € 4 di audio guida a testa) non si possano fare foto anche senza flash. Quelle che trovate qui sono state scaricate dalla web.

6. Vomero

Il Vomero è il quartiere in cima alla collina che domina la città. Si tratta di un quartiere tranquillo, pulito e ordinato. Manca quella costante invasione dei marciapiedi, quel continuo frastuono dato dai clacson delle auto tipico del centro storico, sembra di essere altrove, mentre invece si è solo in uno dei quartieri della città. Con una passeggiata di circa 15 minuti raggiungiamo Castel San Elmo, una fortezza medievale sulla sommità dell’omonima collina, dove un tempo venivano rinchiusi i prigionieri politici.

Di per sé la fortezza non ha delle attrattive particolari, non è altro che un camminamento sui bastioni del castello ma offre la possibilità di vedere Napoli a 360°: il Vesuvio, Capodimonte, Posillipo, il Porto, Spaccanapoli, le cupole delle innumerevoli chiese.

Purtroppo il Vesuvio lo possiamo solo immaginare, totalmente nascosto da una fitta coltre di nubi. Almeno ha smesso di piovere e Napoli si mostra in tutta la sua stupenda esplosione di colori, vicoli, cielo, terra e mare. Il costo dell’ingresso e di € 5 e ne vale assolutamente la pena.

Adiacente la parte bassa della fortezza si trova la Certosa di San Martino, un monastero benedettino adibito oggi a museo in cui sono raccolte moltissime opere d’arte tra quadri, sculture, pavimenti in marmo, altari, intarsi in legno, ecc. Dalla piazzetta della Certosa parte una lunga gradinata che vi riporta in centro.Visto il tempo sempre un po’ incerto, per non rischiare di inzupparci, preferiamo l’alternativa della Funicolare che ci riporta in Via Toledo.

7. Piazza del Plebiscito e il lungomare

Simbolo del nuovo “Rinascimento napoletano”: liberata dalle auto è luogo di passeggio dei napoletani e dei turisti venuti ad ammirare la sua grandezza e i due gioielli: il neoclassico colonnato della chiesa di San Francesco di Paola e il Palazzo Reale. Purtroppo quest’ultimo è in restauro e la facciata è tutta coperta dalle impalcature.

D’obbligo una pausa caffè e sfogliatelle allo storico caffè Gambrinus.Da Pizza del Plebiscito con una passeggiata di 5 minuti potere raggiungere il proseguiamo sul lungomare fino al Castel dell’Ovo che spicca maestoso sull’antico Isolotto di Megaride

Si può entrare tranquillamente perdendosi tra le stanze fino a salire fino in cima per osservare il panorama.

Una delle più bizzarre leggende napoletane attribuisce il nome del castello all’uovo che Virgilio avrebbe tenuto nascosto in una gabbia posta nei sotterranei. L’uovo fu difeso con pesanti serrature e mantenuto segreto perché proprio da questo “oggetto prezioso” dipendeva la buona sorte del Castello, si credeva infatti che se l’uovo si fosse rotto il castello e Napoli sarebbero andate distrutte. Un sostegno che potremmo definire un po’ fragile, ma pur sempre qualcosa a cui appigliarsi per un po’ di speranza.
8. Quartieri spagnoli


Qui troverete la Napoli più vera e autentica, quella fatta di un vociferare (urla per lo più) che rende vive le strade, di panni appesi ad asciugarsi che fanno tanto colore in quei vicoli dove il sole non arriva, talmente sono stretti! Le origini di questi quartieri sono legate al periodo in cui dominarono gli spagnoli a Napoli, nacquero infatti con l’intento di trovare una sistemazione ai tanti militari presenti a quell’epoca in città. Fin dalle origini i Quartieri Spagnoli a Napoli furono un luogo malfamato e di perdizione, dove i soldati venivano a cercare i divertimenti e dove venivano compiuti molti delitti e soprusi.

Sicuramente oggi i Quartieri Spagnoli sono tutt’altra cosa, anche se è sempre meglio stare attenti e prendere qualche precauzione in più, al fine di non ritrovarsi nel mezzo di qualche spiacevole inconveniente (ma questo vale per tutte le grandi città)!9. Chiostro di Santa Chiara

Con il suo chiostro maiolicato è una tappa obbligata. Il prezzo del biglietto è di 6 € che verranno reinvestiti per la manutenzione del posto. Non si direbbe mai che all’interno del caotico e sovraffollato centro storico napoletano possa sorgere un angolino così incontaminato.

Il chiostro è qualcosa di unico, sarebbe un peccato perdersi questa suggestiva passeggiata tra le stupende maioliche che adornano il centro del giardino creando una atmosfera d’altri tempi.
10. Metro


La metro mi stupisce. Immaginavo di ritrovarmi in un luogo affollato in cui i piccoli ladruncoli colpiscono le proprie prede derubandole di tutto ciò che ritengono di valore. Niente di più lontano dalla realtà. La metropolitana di Napoli è spettacolare. Come avremo modo di testare nei prossimi giorni in ogni stazione sembra di essere in un museo di arte contemporanea. Idealmente il percorso può partire dalla nuova Stazione Garibaldi. Qui, l’urbanista francese Perrault ha progettato una stazione con scale mobili sospese in cui prevale il vetro e l’acciaio. Si giunge a Università, dove l’architetto egiziano Rashid si è ispirato ai linguaggi digitali con una straordinaria scultura chiamata “Sinapsi”. Dopo c’è Municipio e Toledo, considerata da molti la più bella stazione d’Europa. Con l’opera “Relative light” di Robert Wilson è illuminata da straordinari giochi di luce sulla gamma cromatica degli azzurri. Un percorso unico al mondo da ammirare con un semplice biglietto della metro. Il costo della corsa singola è di € 1, di €1,50 quello con validità 90 minuti.

11. La Pizza


Non posso concludere un posto su Napoli senza parlarvi della PIZZA!

È doveroso quindi aggiungere un punto alla mia TOP TEN.

Le mie aspettative sulla pizza non sono state deluse perché, la pizza a Napoli è veramente speciale. I napoletani dicono che è l’acqua di Napoli ad essere speciale e a rendere indimenticabili i gusti della pizza e del caffè. Non so quale sia il tocco magico ma funziona.

La vera pizza è fatta con pochi ingredienti, e rispetta leggi quasi divine. Acqua, farina, sale, e lievito per un impasto sottile dai bordi alti e saporiti. Nonostante le varianti, tutte rigorosamente ipercaloriche, la pizza originale è la “Margherita”, inventata dal pizzaiolo Raffaele Esposito in onore della Regina. Esposito la condì con pomodoro, mozzarella, olio e basilico, inventando uno dei piatti più buoni, patriottici e invidiati in tutto il mondo. A Napoli la pizza è ottima dappertutto: se volete cercare un posto dove si mangia male, non sarà facile trovarlo. Personalmente quella che ho preferito è stata la famosa Pizzeria da Michele, in Via Cesare Sersale, una traversa di Corso Umberto I.

La pizzeria è piccola, dotata solo di due sale e le persone che attendono fuori in coda sono sempre tantissime. Le pizze disponibili solo di due tipi: margherita e marinara, si viene fatti sedere al tavolo con chi capita, nessuna tovaglia e bicchieri rigorosamente di plastica! Nulla da obbiettare anche perché vi verrà servita la pizza più grande che potete immaginarvi. Come recita un quadro appeso alla parete di fronte a noi, è anche la pizzeria in cui hanno girato il celebre film: “Mangia, prega e ama” con Julia Roberts. Quando è il momento di pagare e ci si accorge di aver mangiato probabilmente la miglior pizza del mondo con due soldi.
Il 18 Maggio per altro si è svolto il Guiness world record per la pizza più lunga del mondo.
Ci sembrava un evento talmente bizzarro che meritasse di farci un salto. 250 pizzaioli da tutto il mondo si sono riuniti per vincere il record di pizza più lunga del mondo: 2 km di Margherita.

Per cuocere la pizza hanno utilizzato 5 forni su ruote allestiti con i diversi colori di un continente, che si muovono ad una velocità di 100 metri ogni 30 minuti in diverse direzioni. I pizzaioli devono quindi impastare e mantenere il ritmo assecondando la velocità del grosso e sincronizzarli tra di loro. L’evento ha infatti proprio il nome di: “L’unione fa la pizza più lunga del mondo”.
Per realizzare l’impasto da record hanno utilizzato ben 2.000 kg di farina, 1.600 kg di pomodoro, 2.000kg di mozzarella, 200 litri d’olio e 30 kg di basilico!

Come di consueto, trovate il diario completo del mio viaggio sul sito di Turisti per caso al seguente link http://turistipercaso.it/napoli/75324/napoli-che-bella-cosa-na-jurnata-e-sole.html

 

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